Circuito di motocross di Maggiora, due indagati biellesi nell’inchiesta

Circuito di motocross di Maggiora, due indagati biellesi nell’inchiesta
Cronaca 06 Gennaio 2017 ore 09:27

E’ stata respinta la richiesta di dissequestro dell’area del circuito di motocross di Maggiora. Tra gli indagati ci sono anche due biellesi. L’impianto era stato posto sotto sequestro lo scorso 22 dicembre. Il Tribunale del Riesame ha reputato infatti che il circuito fosse stato costruito in maniera abusiva. Così, a seguito della richiesta fatta alcuni mesi fa dalla Procura di Novara (l’inchiesta è coordinata dalla piemme Silvia Baglivo, qualche anno fa in servizio anche al terzo piano del palazzo di giustizia di Biella), prima di Natale i giudici avevano autorizzato il sequestro dell’impianto “Maggiora Park”, eseguito nelle ore successive dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato e dai Carabinieri (che dal 1° giorno dell’anno si sono “fusi” in un unico Corpo).
La posa dei sigilli al circuito del Mottaccio del Balmone, è stata eseguita nell’ambito di un’indagine per abuso edilizio, abuso d’ufficio, falso e danneggiamento ambientale (questi i reati che vengono contestati). Il sequestro, come anticipato, era stato chiesto già alla fine di quest’estate dalla locale Procura, ma il gip non l’aveva autorizzato, in quanto escludeva il rischio di danno, dal momento che i lavori erano comunque già terminati.
Una decisione cui il pm si è opposto, ricorrendo in appello. E il Tribunale del riesame ha accolto l’istanza, decretando il sequestro dell’impianto la scorsa settimana. 
Gli indagati. Ad essere indagati nell’intera vicenda sono in cinque, a partire dal sindaco di Maggiora, Giuseppe Fasola. Con lui risulta iscritto nell’apposito registro anche il responsabile del servizio tecnico del Comune, Valter Curti, il progettista dell’area, Massimiliano Vandoni, e i due soci della Schava Srl, proprietaria dell’area, nonché gli imprenditori Paolo Schneider e Stefano Avandero, entrambi biellesi. Stando agli inquirenti e in base alle indagini condotte dal Corpo Forestale e dai Carabinieri di Borgomanero, l’Amministrazione avrebbe sorvolato su alcune irregolarità presenti nei lavori con opere abusive in un’area interessata da vincolo paesaggistico, concedendo, sempre stando alla tesi dell’accusa, autorizzazioni non nelle norme.
Tutti e cinque gli indagati rigettano ogni addebito, sostenendo come l’impianto sia stato realizzato secondo le norme vigenti e in condivisione con la popolazione del paese del Borgomanerese. Nei giorni successivi al sequestro erano comparsi a Maggiora alcuni striscioni e cartelli contro la decisione della Magistratura.
mo.c. 

E’ stata respinta la richiesta di dissequestro dell’area del circuito di motocross di Maggiora. Tra gli indagati ci sono anche due biellesi. L’impianto era stato posto sotto sequestro lo scorso 22 dicembre. Il Tribunale del Riesame ha reputato infatti che il circuito fosse stato costruito in maniera abusiva. Così, a seguito della richiesta fatta alcuni mesi fa dalla Procura di Novara (l’inchiesta è coordinata dalla piemme Silvia Baglivo, qualche anno fa in servizio anche al terzo piano del palazzo di giustizia di Biella), prima di Natale i giudici avevano autorizzato il sequestro dell’impianto “Maggiora Park”, eseguito nelle ore successive dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato e dai Carabinieri (che dal 1° giorno dell’anno si sono “fusi” in un unico Corpo).
La posa dei sigilli al circuito del Mottaccio del Balmone, è stata eseguita nell’ambito di un’indagine per abuso edilizio, abuso d’ufficio, falso e danneggiamento ambientale (questi i reati che vengono contestati). Il sequestro, come anticipato, era stato chiesto già alla fine di quest’estate dalla locale Procura, ma il gip non l’aveva autorizzato, in quanto escludeva il rischio di danno, dal momento che i lavori erano comunque già terminati.
Una decisione cui il pm si è opposto, ricorrendo in appello. E il Tribunale del riesame ha accolto l’istanza, decretando il sequestro dell’impianto la scorsa settimana. 
Gli indagati. Ad essere indagati nell’intera vicenda sono in cinque, a partire dal sindaco di Maggiora, Giuseppe Fasola. Con lui risulta iscritto nell’apposito registro anche il responsabile del servizio tecnico del Comune, Valter Curti, il progettista dell’area, Massimiliano Vandoni, e i due soci della Schava Srl, proprietaria dell’area, nonché gli imprenditori Paolo Schneider e Stefano Avandero, entrambi biellesi. Stando agli inquirenti e in base alle indagini condotte dal Corpo Forestale e dai Carabinieri di Borgomanero, l’Amministrazione avrebbe sorvolato su alcune irregolarità presenti nei lavori con opere abusive in un’area interessata da vincolo paesaggistico, concedendo, sempre stando alla tesi dell’accusa, autorizzazioni non nelle norme.
Tutti e cinque gli indagati rigettano ogni addebito, sostenendo come l’impianto sia stato realizzato secondo le norme vigenti e in condivisione con la popolazione del paese del Borgomanerese. Nei giorni successivi al sequestro erano comparsi a Maggiora alcuni striscioni e cartelli contro la decisione della Magistratura.
mo.c.