Chiesti 3 anni per un no Tav biellese

Chiesti 3 anni per un no Tav biellese
26 Ottobre 2014 ore 23:30

C’è anche un biellese tra i 53 militanti No Tav a processo per gli scontri dell’estate 2011 in Valsusa. Nei giorni scorsi, nell’aula bunker del carcere delle Vallette di Torino, il Pubblico ministero,  Manuela Pedrotta, ha chiesto condanne per quasi 200 anni di carcere. Le accuse sono a vario titolo di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

 «Abbiamo contestato i reati solo a coloro che in quei giorni hanno posto in essere azioni violente» ha spiegato la piemme durante la sua requisitoria durata circa sette ore, sottolineando che la partecipazione alle azioni violente «implicava una preventiva accettazione delle conseguenze».

Gli atti. Per l’imputato biellese, Pietro Giordani, 23 anni, di Castelletto Cervo, l’accusa ha chiesto una pena complessiva a tre anni e due mesi di reclusione. Il lavoro degli investigatori della polizia servito a identificare gli imputati, è apparso documentato e preciso sin nei dettagli. Sono stati visionati e confrontati filmati e centinaia di fotografie. Nell’ordinanza della Procura di Torino che aveva fatto finire in carcere 41 militanti, per ogni indagato veniva dedicato un capitolo contenente la descrizione delle azioni violente effettuate dal soggetto nonché le foto utilizzate per giungere alla sua identificazione. Per il biellese sono state riservate tre pagine.

Le accuse. Al vaglio dei giudici ci sono gli scontri avvenuti il 27 giugno del 2011, quando le forze dell’ordine sgomberarono il grande presidio No Tav alla Maddalena di Chiomonte (battezzata “Libera Repubblica della Maddalena”), dove oggi sorge il cantiere del cunicolo esplorativo della Torino-Lione. E quelli del 3 luglio successivo: gli scontri successivi alla grande marcia. Secondo la Procura, quel giorno, gli attivisti attaccarono l’area con «un’azione violenta», portata avanti con una «organizzazione che non è esagerato definire militare». Il pm Pedrotta ha parlato di ricorso a «violenza estrema e ingiustificata» e di «professionisti della violenza», sottolineando come per alcuni imputati «le manifestazioni siano solo un pretesto per sfogare la rabbia contro il sistema: la Valle di Susa vale come qualsiasi altra cosa…».

Perché il biellese. Secondo l’accusa, nei confronti i Pietro Giordani emergono gravi indizi di colpevolezza. In filmati e fotografie, il giovane appare sempre con un fazzoletto nero avvolto intorno al collo che utilizza in più occasioni per coprirsi in volto. Portava inoltre un paio di occhiali da sole, una t-shirt di colore nero riportante la scritta stampata a colori rosso e bianco “padrone di niente servo di nessuno” e un guanto di lavoro di colore grigio chiaro nella mano destra. Sempre per l’accusa, Giordani, in tre distinte occasioni, con la mano sinistra (nella quale spiccava altresì una vistosa fasciatura al dito indice) avrebbe effettuato il lancio di oggetti, presumibilmente pietre, nei confronti di polizia e carabinieri posti a difesa dell’ingresso di strada dell’Avanà, nei pressi della centrale idroelettrica. In altre foto, appare il biellese insieme ad altri antagonisti che danneggia, per mezzo di una corda legata alla grata, la barriera dei “betafence” posti a difesa dell’area della centrale.
In altre immagini ancora, lo stesso soggetto verrebbe ripreso mentre sta lanciando pietre verso lo schieramento delle forze dell’ordine.  In alcune – sempre stando al rapporto della polizia consegnato alla Procura – il giovane sarebbe ben visibile in volto, con gli occhiali da sole e la stessa maglietta. Gli agenti hanno inoltre ingrandito altri particolari che sono serviti al riconoscimento: uno zaino dalla tinta verde militare maculato, un guanto da lavoro e due braccialetti al polso sinistro. Secondo la Digos della Questura di Biella che aveva collaborato all’identificazione, il presunto antagonista sarebbe già noto anche dalle nostre parti per comportamenti aggressivi e violenti in occasione di manifestazioni, presidi e cortei. «Ha dimostrato, nonostante la giovane età  – riporta  il rapporto della Digos di Biella – una propulsione politica violenta in disprezzo alle regole democratiche e di assoluto disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine».

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