Cronaca

Chiedere più trasparenza può costare caro

Chiedere più trasparenza <br> può costare caro
Cronaca 16 Ottobre 2012 ore 14:26

Accusare qualcuno di poca trasparenza, intimandogli di “'tirare fuori i conti” può costare caro. Anche una condanna per ingiuria aggravata con tanto di risarcimento danni. Non importa se l’accusa vuole dare voce alla “indignazione collettiva”.Lo sancisce la Cassazione secondo la quale ci sono situazioni in cui il fine non sempre giustifica i mezzi e così, soprattutto quando ci si trova in un contesto pubblico, non è lecito denunciare la “scarsa trasparenza” nella gestione dei conti. Equivale ad accusare l’interlocutore di essere “aduso a sotterfugi”.

Durante un’assemblea. Teatro della vicenda finita sotto l’attenzione degli “ermellini”, è stata l’assemblea elettiva della Coldiretti di Vercelli e di Biella nel corso della quale, A. M. (nelle sue sentenze la Cassazione utilizza sempre le iniziali dei protagonisti del contendere, ndr), ergendosi a “paladino della indignazione collettiva”, aveva preso la parola per attribuire ad A. D. “una gestione economica truffaldina”, invitandolo a “tirare fuori i conti”.L’esponente della Coldiretti che aveva osato accusare di poca trasparenza il collega, era stato denunciato e condannato per ingiuria aggravata con tanto di risarcimento danni dal Tribunale di Vercelli nel mese di marzo del 2011.

A. M. si è difeso in Cassazione sostenendo che la sua intenzione “era quella di denunciare la mancanza di trasparenza dei conti della Federazione” e che aveva dato voce “alla indignazione collettiva”, segnalando la “natura meramente politica della polemica innescata”.
Il perché. Il ricorso di A.M. è stato bocciato dalla Quinta sezione penale che ha fatto proprie le motivazioni del giudice del precedente grado di giudizio, rilevando che “legittimamente il tribunale ha osservato che l’invito o meglio la sfida rivolta da A. M. ad A. D. affinché “tirasse fuori i conti della gestione, in un contesto nel quale l’imputato definiva truffaldina la gestione economica della Federazione, equivaleva a dipingere l’interlocutore quale responsabile della gestione come soggetto aduso a sotterfugi o comunque a condotte illecite”. Inoltre, ha fatto notare ancora la Cassazione, “a fronte delle espressioni” utilizzate, “è indifferente la finalità che si vuole perseguire”. Prima di dire a qualcuno di “tirare fuori i conti”, va ricordato che non ci si può appellare “all’esercizio del diritto di critica”.