«Cercate relazioni, non pixel»

«Cercate relazioni, non pixel»
07 Aprile 2017 ore 13:27

BIELLA – Li ha conquistati. Sono stati tanti gli studenti che, dopo il suo intervento, lo hanno voluto abbracciare; o che sono tornati per l’appuntamento serale – sempre organizzato a Citta? Studi – con i loro genitori; o che gli hanno voluto dire grazie, persino sotto forma di lettera.
Due pienoni, per Gianpietro Ghidini, anche nel Biellese. Lontano dalla sua casa, la provincia di Brescia, come gli sta accadendo da quasi quattro anni a questa parte. Da quando, cioe?, il figlio Emanuele e? morto tragicamente, in preda agli effetti delle droghe sintetiche che non aveva mai provato prima, e lui, con coraggio, ha deciso di reagire e di dedicare tempo ai giovani e ai loro genitori.
Quello di Biella, svoltosi martedi? al mattino per le scuole e alla sera per il vasto pubblico, e? stato il numero 816. Ghidini, il padre che cerca di essere papa? di tutti i ragazzi che incontra sulla sua strada, ha parlato accompagnato dall’immagine del figlio Emanuele, sorridente alle sue spalle. «Vi raccontero? il dolore – ha detto agli studenti presenti – Il dolore di mio figlio, che ha voluto volare troppo alto. Ma anche di un dolore che mi ha reso migliore e che mi fa ringraziare per quello che ho. Sono matto? Gandhi diceva che “l’uomo e? uno scolaro, il dolore il suo maestro”. C’e? almeno un altro matto, allora, sono in buona compagnia».
Più che di droga Ghidini ha voluto raccontare del valore della vita. «L’istinto, di fronte al dolore, e? quello di mettere nel cuore la rabbia, ma Gandhi aveva capito che le cose accadono e basta. E che cio? che non possiamo cambiare e? solo il nostro passato. Non parlero? di droga, se non un cenno. Ma di vita: viviamo nella civilta? dell’ego e noi adulti non ci siamo accorti che siamo persi, che siamo caduti noi per primi nella truffa: alla ricerca – come siamo – della felicita? effimera fatta di cose, ci dimentichiamo degli altri, inseguiamo solo ogni nostro capriccio. E io ero un genitore di questo tipo, finche? non e? arrivato il dolore». «Vogliono farvi sentire “sfigati”, – ha fatto notare Ghidini ai giovani – che diciate: devo essere cosi? anche io; che corriate per inseguire le cose che non avete oggi. Ma cosi? facendo non fermerete la “vocina”, non servira? un bicchiere o una canna. E poi vi vogliono controllati, lo smartphone sta diventando la vostra prima catena al collo. Ricordate: il contrario della dipendenza non e? la sobrieta?, ma la connessione, lo stabilire relazioni autentiche. Altrimenti, tutto diventa motivo per riempire il vuoto d’amore».
Giovanna Boglietti

BIELLA – Li ha conquistati. Sono stati tanti gli studenti che, dopo il suo intervento, lo hanno voluto abbracciare; o che sono tornati per l’appuntamento serale – sempre organizzato a Citta? Studi – con i loro genitori; o che gli hanno voluto dire grazie, persino sotto forma di lettera.
Due pienoni, per Gianpietro Ghidini, anche nel Biellese. Lontano dalla sua casa, la provincia di Brescia, come gli sta accadendo da quasi quattro anni a questa parte. Da quando, cioe?, il figlio Emanuele e? morto tragicamente, in preda agli effetti delle droghe sintetiche che non aveva mai provato prima, e lui, con coraggio, ha deciso di reagire e di dedicare tempo ai giovani e ai loro genitori.
Quello di Biella, svoltosi martedi? al mattino per le scuole e alla sera per il vasto pubblico, e? stato il numero 816. Ghidini, il padre che cerca di essere papa? di tutti i ragazzi che incontra sulla sua strada, ha parlato accompagnato dall’immagine del figlio Emanuele, sorridente alle sue spalle. «Vi raccontero? il dolore – ha detto agli studenti presenti – Il dolore di mio figlio, che ha voluto volare troppo alto. Ma anche di un dolore che mi ha reso migliore e che mi fa ringraziare per quello che ho. Sono matto? Gandhi diceva che “l’uomo e? uno scolaro, il dolore il suo maestro”. C’e? almeno un altro matto, allora, sono in buona compagnia».
Più che di droga Ghidini ha voluto raccontare del valore della vita. «L’istinto, di fronte al dolore, e? quello di mettere nel cuore la rabbia, ma Gandhi aveva capito che le cose accadono e basta. E che cio? che non possiamo cambiare e? solo il nostro passato. Non parlero? di droga, se non un cenno. Ma di vita: viviamo nella civilta? dell’ego e noi adulti non ci siamo accorti che siamo persi, che siamo caduti noi per primi nella truffa: alla ricerca – come siamo – della felicita? effimera fatta di cose, ci dimentichiamo degli altri, inseguiamo solo ogni nostro capriccio. E io ero un genitore di questo tipo, finche? non e? arrivato il dolore». «Vogliono farvi sentire “sfigati”, – ha fatto notare Ghidini ai giovani – che diciate: devo essere cosi? anche io; che corriate per inseguire le cose che non avete oggi. Ma cosi? facendo non fermerete la “vocina”, non servira? un bicchiere o una canna. E poi vi vogliono controllati, lo smartphone sta diventando la vostra prima catena al collo. Ricordate: il contrario della dipendenza non e? la sobrieta?, ma la connessione, lo stabilire relazioni autentiche. Altrimenti, tutto diventa motivo per riempire il vuoto d’amore».
Giovanna Boglietti

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