Caso Cocoricò: «Chiusura inutile»

Caso Cocoricò: «Chiusura inutile»
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Sta tenendo banco anche nel Biellese il caso del “Cocoricò”, la mega discoteca di Riccione chiusa quattro mesi dal questore per motivi di “ordine pubblico” in seguito alla tragica morte per droga di un ragazzo di 16 anni. Le voci fuori dal coro sono rare. Per la stragrande maggioranza delle persone, sia nelle discussioni al bar sia nei social network, il problema droga non si risolve  chiudendo un locale.
L’opinione. Per  Imed Chtaibi, proprietario del Concept, la mega discoteca estiva che ha trovato spazio nel cuore di Città dell’Arte in via Serralunga, «è giusto premettere che la nostra è una realtà molto diversa rispetto a quella delle nottate nelle discoteche romagnole. Gli addetti alla sicurezza (gli ex buttafuori) lavorano bene, sono attenti, riescono quasi sempre a riconoscere gli eventuali spacciatori che si tengono alla larga per evitare guai. Anche per il gestore è più semplice capire quando si presenta il rischio di vedere circolare droga. Siamo soliti isolare in fretta il problema e richiedere nell’immediato l’intervento delle forze dell’ordine con le quali collaboriamo in toto. Anche quando individuiamo un ragazzo che fa semplice uso di droga in qualche angolo del locale, anche solo se viene sorpreso a fumare uno spinello, lo accompagnamo fuori...».  Quando l’evento lo richiede, il titolare del Concept spiega di non lesinare certo in risorse «per rendere la serata il più piacevole possibile e per tutelare chi vuole divertirsi in modo sano. In occasione degli eventi, anche di fronte a costi molto elevati, sono solito raddoppiare i ragazzi della sicurezza per fornire a tutti la giusta tranquillità».
Road Runner. Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Matteo Lanza, titolare della discoteca Road Runner che si affaccia lungo via per Tollegno, meta nei fine settimana e tutti i martedì, di schiere di clienti di tutte le età, dai giovanissimi ai quarantenni suonati: «Non è chiudendo un locale che si elimina il problema della droga tra i giovani - puntualizza -. E’ necessario fare informazione, promuovere una vera cultura antidroga. Li devi prendere dai fianchi i ragazzi, non frontalmente, altrimenti è peggio. Per fortuna da noi la situazione è più tranquilla e se vediamo qualcosa di sospetto siamo soliti far intervenire polizia e carabinieri con i quali la collaborazione è massima...».Lanza sostiene che uno dei problemi maggiori da affrontare nel Biellese riguarda l’alcol ai minorenni. «Nessuno di noi - precisa - somministra alcol ai più giovani, ne sono certo. Eppure, troppo spesso, questi ragazzi arrivano all’ingresso dei locali già ubriachi in quanto si riforniscono di alcolici in altro modo, magari facendoli acquistare dall’amico maggiorenne nei supermercati. Quest’inverno mi sono ritrovato a transitare dalle parti di piazza Duomo. C’era un gruppo di ragazzini con delle bottiglie di vodka che passavano di mano in mano. Quei giovani li ho poi rivisti davanti al mio locale...».
Le colpe. Per Imed Chtaibi del Concept, «una parte di colpa è dei genitori. Anch’io ho dei figli, ma quando avranno 16 anni non li lascerò andare in giro senza controllarli, senza sapere chi frequentano e se bevono o fumano. Li porterò a divertirsi, a volte anche da soli per farli sentire grandi anche se, e questo i genitori se lo devono mettere bene in testa, a quell’età grandi non lo sono ancora. Resto convinto che i minorenni non debbano entrare nei locali degli adulti, al più si dovrebbero organizzare feste tutte per loro, magari di domenica pomeriggio, com’era una volta. Purtroppo parecchi di questi giovani arrivano davanti al locale già ubriachi. Intorno all’ingresso troviamo bottiglie di superalcolici d’ogni genere che noi non vendiamo: sono gli amici maggiorenni delle compagnie che li comprano nei supermercati e poi le passano ai più giovani, anche di 15 e 16 anni. Senza sapere l’enorme danno che fanno...».
Valter Caneparo

Sta tenendo banco anche nel Biellese il caso del “Cocoricò”, la mega discoteca di Riccione chiusa quattro mesi dal questore per motivi di “ordine pubblico” in seguito alla tragica morte per droga di un ragazzo di 16 anni. Le voci fuori dal coro sono rare. Per la stragrande maggioranza delle persone, sia nelle discussioni al bar sia nei social network, il problema droga non si risolve  chiudendo un locale.
L’opinione. Per  Imed Chtaibi, proprietario del Concept, la mega discoteca estiva che ha trovato spazio nel cuore di Città dell’Arte in via Serralunga, «è giusto premettere che la nostra è una realtà molto diversa rispetto a quella delle nottate nelle discoteche romagnole. Gli addetti alla sicurezza (gli ex buttafuori) lavorano bene, sono attenti, riescono quasi sempre a riconoscere gli eventuali spacciatori che si tengono alla larga per evitare guai. Anche per il gestore è più semplice capire quando si presenta il rischio di vedere circolare droga. Siamo soliti isolare in fretta il problema e richiedere nell’immediato l’intervento delle forze dell’ordine con le quali collaboriamo in toto. Anche quando individuiamo un ragazzo che fa semplice uso di droga in qualche angolo del locale, anche solo se viene sorpreso a fumare uno spinello, lo accompagnamo fuori...».  Quando l’evento lo richiede, il titolare del Concept spiega di non lesinare certo in risorse «per rendere la serata il più piacevole possibile e per tutelare chi vuole divertirsi in modo sano. In occasione degli eventi, anche di fronte a costi molto elevati, sono solito raddoppiare i ragazzi della sicurezza per fornire a tutti la giusta tranquillità».
Road Runner. Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Matteo Lanza, titolare della discoteca Road Runner che si affaccia lungo via per Tollegno, meta nei fine settimana e tutti i martedì, di schiere di clienti di tutte le età, dai giovanissimi ai quarantenni suonati: «Non è chiudendo un locale che si elimina il problema della droga tra i giovani - puntualizza -. E’ necessario fare informazione, promuovere una vera cultura antidroga. Li devi prendere dai fianchi i ragazzi, non frontalmente, altrimenti è peggio. Per fortuna da noi la situazione è più tranquilla e se vediamo qualcosa di sospetto siamo soliti far intervenire polizia e carabinieri con i quali la collaborazione è massima...».Lanza sostiene che uno dei problemi maggiori da affrontare nel Biellese riguarda l’alcol ai minorenni. «Nessuno di noi - precisa - somministra alcol ai più giovani, ne sono certo. Eppure, troppo spesso, questi ragazzi arrivano all’ingresso dei locali già ubriachi in quanto si riforniscono di alcolici in altro modo, magari facendoli acquistare dall’amico maggiorenne nei supermercati. Quest’inverno mi sono ritrovato a transitare dalle parti di piazza Duomo. C’era un gruppo di ragazzini con delle bottiglie di vodka che passavano di mano in mano. Quei giovani li ho poi rivisti davanti al mio locale...».
Le colpe. Per Imed Chtaibi del Concept, «una parte di colpa è dei genitori. Anch’io ho dei figli, ma quando avranno 16 anni non li lascerò andare in giro senza controllarli, senza sapere chi frequentano e se bevono o fumano. Li porterò a divertirsi, a volte anche da soli per farli sentire grandi anche se, e questo i genitori se lo devono mettere bene in testa, a quell’età grandi non lo sono ancora. Resto convinto che i minorenni non debbano entrare nei locali degli adulti, al più si dovrebbero organizzare feste tutte per loro, magari di domenica pomeriggio, com’era una volta. Purtroppo parecchi di questi giovani arrivano davanti al locale già ubriachi. Intorno all’ingresso troviamo bottiglie di superalcolici d’ogni genere che noi non vendiamo: sono gli amici maggiorenni delle compagnie che li comprano nei supermercati e poi le passano ai più giovani, anche di 15 e 16 anni. Senza sapere l’enorme danno che fanno...».
Valter Caneparo

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