INDAGANO I CARABINIERI

Capriolo ucciso in strada con un colpo di fucile nella notte

L'intervento dei volontari del CABS, associazione attiva contro il bracconaggio: "Purtroppo non è un fatto isolato, recentemente anche a Vicenza"

Capriolo ucciso in strada con un colpo di fucile nella notte
Valli Mosso e Sessera, 27 Giugno 2020 ore 01:48
Sull’episodio avvenuto nella tarda serata di mercoledì scorso, quando una capriolo è stato trovato privo di vita in strada a Piatto, ucciso con un colpo di fucile si sospetta da un bracconiere o un cacciatore con pochi scrupoli interviene con una nota il CABS, gruppo di volontariato antibracconaggio nato in Germania ma diffuso in molti paesi europei, tra cui l’Italia.

Il CABS: “Fenomeno purtroppo molto diffuso”

“La notizia riportata dalla stampa di un capriolo centrato da una fucilata nei pressi di Piatto e lasciato morire in strada, purtroppo non ci meraviglia – dichiara in una nota il CABS l’associazione di volontari esperti in antibracconaggio che ricorda come casi di questo genere non siano affatto rari – In più occasioni abbiamo dovuto registrare casi di ungulati vittime di uccisioni da parte di bracconieri direttamente nei pressi di case o strade. L’ultimo episodio è avvenuto appena pochi giorni addietro in provincia di Vicenza, ove una femmina di capriolo pronta a partorire è stata centrata da un colpo d’arma da fuoco a quanto sembra esploso da un’abitazione. La cosa positiva è che la gente denuncia. E’ avvenuto sia in provincia di Vicenza che ora a Piatto”.
Su quanto ora occorso in provincia di Bella se ne stanno occupando i Carabinieri e la speranza è che venga rintracciato l’autore del gesto sulle cui tracced vi sono i militari di Cossato e Bioglio.
Il CABS, però, punta il dito contro il Governo nazionale “i cui uffici avrebbero convinto l’Unione Europea ad archiviare il fascicolo EU-Pilot, ossia un atto di fatto propedeutico alla proceduta d’infrazione che Bruxelles poteva avviare nei confronti dell’Italia sospettata di non difendere adeguatamente la propria fauna selvatica”.
Ci chiediamo – ha affermato il CABS – quali iniziative sono state portare a termine tra quelle che erano previste nel cosiddetto Piano nazionale antibracconaggio che doveva rappresentare la risposta italiana all’apertura del fascicolo Eu-Pilot. Che fine ha fatto, ad esempio, l’inasprimento delle pene contro i bracconieri in realtà drammaticamente ferme al 1992 con ridicole previsioni di reati contravvenzionali che si risolvono in una multarella? Sembra una barzelletta ma l’unica modifica è avvenuta per la conversione dei quattro soldi di ammenda da lire in euro.”
Il CABS si augura che al più presto si possa arrivare ad una inversione di tendenza nei confronti del bracconaggio, ben lontano da essere inteso, se non nella sensibilità della maggioranza degli italiani, come un grave crimine.
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