Cronaca
Lo sportello di Cavaglià

Bancomat esploso con la tecnica della "marmotta". Commando armato e pericoloso

Alla Banca Sella di via Rondolino. L'esplosivo ha fatto accartocciare il forziere invece che squartarlo: banditi a mani vuote.

Bancomat esploso con la tecnica della "marmotta". Commando armato e pericoloso
Cronaca Basso Biellese, 20 Dicembre 2022 ore 12:13

Hanno utilizzato la tecnica della “marmotta” i ladri entrati in azione nei giorni scorsi a Cavaglià dove hanno condotto l’assalto al bancomat della filiale della Banca Sella che si affaccia su via Rondolino. Hanno in pratica imbottito l’ATM (acronimo di Automated Teller Machine) di esplosivo. Ma a differenza dell’obiettivo prefissato dai banditi, invece di scardinare il forziere e permettere così di recuperare tutti i soldi contenuti all’interno, l’esplosione lo ha in pratica accartocciato, senza lasciar quindi uscire manco un euro.

Il modus operandi

I ladri, di certo una gang di professionisti, organizzata, armata e pronta a tutto - come si evince anche dalle immagini estrapolate dai Carabinieri da due telecamere, una delle quali della banca stessa banca -, si sono dovuti allontanare a mani vuote. A differenza del precedente colpo avvenuto quattro anni fa a Borriana dove i banditi avevano suturato l’intero bancomat con dell’acetilene prima di far esplodere ogni cosa con una miccia a tempo, per l’assalto al bancomat di Cavaglià è stata usata la tecnica ormai arcinota della “marmotta” (nella foto d’archivio come sono preparati gli aggeggi).

La tecnica della "marmotta"

Il metodo d’azione funziona così: si infila nel bancomat un congegno con all’interno dell’esplosivo (un oggetto metallico con miccia e polvere da sparo) con il quale i ladri fanno saltare tutto l’apparato, arrecando così danni non solo al bancomat, ma anche - spesso e volentieri - ai locali retrostanti e a volte anche agli esercizi commerciali delle vicinanze. Per essere più efficace, la carica di esplosivo viene inserita nella fenditura di emissione del contante. L'assalto inizia e finisce solitamente in meno di tre minuti. Per l’ultimo caso andato a vuoto a Cavaglià, stanno indagando i Carabinieri del Nucleo investigativo provinciale.

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