Processo a Biella

Assolto per il tentato omicidio, tre anni e mezzo per la rapina di un cellulare

La Piemme aveva chiesto più di otto anni di carcere. Di opinione contraria il Tribunale.

Assolto per il tentato omicidio, tre anni e mezzo per la rapina di un cellulare
Cronaca 12 Febbraio 2021 ore 11:25
Assolto per il tentato omicidio, tre anni e mezzo per la rapina di un cellulare.

La sentenza

L’aggressione ai danni di un biellese di 37 anni commessa da Chouad El Ghardi, 29 anni, di Chiavazza (difeso dall’avvocato Marco Romanello), volto noto alle forze dell’ordine ormai da anni, non è stata considerata un tentato omicidio dal giudice al processo che si è concluso l’altro giorno nei confonti del giovane di origini marocchine. L’imputato è stato però condannato a tre anni e mezzo di reclusione (che dovrà scontare visti i precedenti) per la rapina  e per le lesioni aggravate ai danni della vittima presa di mira. A chiedere di modificare l’accusa nei conronti di El Ghardi due settimane fa durante il processo al termine della deposizione della vittima, è stato il Pubblico ministero, Francesca Ranieri. Al termine della requisitoria, aveva così chieto una condanna a otto anni e otto mesi di reclusione.

Chi è l’imputato

El Ghardi è volto noto non solo tra le forze dell’ordine che l’hanno fermato innumerevoli volte. A Biella i commercianti che lavorano di notte nei fine settimana lo conoscono tutti per le sue continue intemperanze, per l’arroganza con cui si presenta, spesso dopo aver esagerato con le bevande alcoliche, nonché per gli atti di prepotenza. E’ alto, imponente e nei ragazzi incute timore. Ma stavolta il giovane di origini marocchine rischia davvero grosso.

L’aggressione

I fatti sono gravissimi. L’imputato e l’amico si sarebbero accaniti nei confronti di un biellese di 37 anni. Prima, sotto la minaccia di un coltello a serramanico, i due avevano costretto la loro vittima a portarli sino a Gaglianico dove l’avevano legato a una panchina per rubargli il cellulare, il portafoglio, le chiavi dell’auto, gli occhiali e alcuni monili. L’avevano quindi costretto a risalire in macchina dopo averlo preso a pugni e quando l’uomo aveva provato a scappare, lo avevano raggiunto e avevano cercato di strangolarlo, facendolo svenire e provocandogli una distorsione della colonna vertebrale nonché un trauma alla laringe. Avrebbe pertanto rischiato di morire. Da qui la nuova, pesante, accusa.
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