Alla Gioielleria Pivano il colpo da 100mila euro

Alla Gioielleria Pivano il colpo da 100mila euro
04 Gennaio 2014 ore 16:45

E’ avvenuto da Pivano, storica gioielleria di via Italia, il clamoroso furto di gioielli da 100mila euro del 20 giugno 2012, uno dei tanti contestati alla banda di sudamericani specializzata in furti in grande stile in tutta Europa e sgominata nei giorni scorsi dalla Squadra Mobile della Questura di Novara. Un’organizzazione che, nell’ultimo anno e mezzo, ha messo a segno colpi di grande rilevanza in Norvegia, Austria, Belgio e in varie città italiane: oltre che a Biella anche ad Alessandria, Aosta, Capri, Cesena, Como, Cortina d’Ampezzo, Gabicce, Isola d’Elba, Milano, Lazise, Reggio Emilia, Savona, Udine, Vicenza, Trino. Il bottino mette i brividi: oltre 10 milioni di euro.

Inchiesta segreta. I termini della maxi inchiesta con risvolti internazionali, sono stati resi noti l’altro giorno a Novara dal procuratore capo e dalla dirigente della Mobile, commissario Silvia Elena Passoni, che ha coordinato le indagini in prima linea. Il furto avvenuto ai danni della gioielleria Pivano era stato secretato, nessuno ne aveva mai saputo nulla.

In cella. Il colpo poi diventato rapina per la reazione di una cassiera, commesso il 1° giugno del 2012 alla filiale novarese del Monte dei Paschi, ha rappresentato la crepa che ha grippato un ingranaggio ben oliato e che ha portato all’emissione di venti ordinanze di custodia cautelare (oltre a un obbligo di dimora) per sudamericani originari di Colombia, Venezuela, Guatemala, Ecuador, Perù, Costarica, Messico, tutti residenti nel Milanese. Sono accusati di associazione a delinquere, furto e rapina. Alcuni di loro – quattro dei quali avevano agito a Biella e sarebbero stati in seguito riconosciuti dalle immagini delle telecamere – si sono resi irreperibili e sono ricercati, gli altri sono finiti in carcere. Le persone solo denunciate sono una quarantina.

Le dichiarazioni. «E’ stato un impegno enorme, vista la grande abilità dei seggetti di cambiare identità, passare da un telefonino all’altro, muoversi con più mezzi per passare inosservati – ha dichiarato il Procuratore Saluzzo –. E’ stata un’inchiesta condotta con grande professionalità, cosa che è stata riconosciuta a livello internazionale nel corso degli incontri avuti all’Aja con i responsabili delle forze di polizia dei vari paesi europei coinvolti nell’indagine: solo grazie alle indagini della Mobile di Novara gli altri investigatori hanno potuto avere elementi per le loro inchieste».
Modus operandi. Il modo di agire della banda (ai cui vertici c’era anche una donna venezuelana di 53 anni) era molto complesso ma con un’organizzazione perfetta. Di solito venivano prese di mira le grandi gioiellerie o le esposizioni orafe (come è accaduto ad Oslo o Vicenza). Agivano dai 10 ai 15 componenti della gang: creavano disordine, distraevano gli operatori e fuggivano con il bottino, senza quasi che le vittime se ne accorgessero. E senza usare violenza.
La banda, tra l’altro, è responsabile del furto ai gioielleria “Buccellati” di Milano del maggio 2012 che fruttò un bottino di  ben due milioni di euro.
Valter Caneparo

 

LA DINAMICA DEL FURTO

Erano entrati in quattro, distinti ed eleganti

Era stato secretato il furto avvenuto ai danni della storica gioieleria di via Italia. Nessuno ne aveva mai saputo nulla. In quei giorni era avvenuto un altro colpo niente male, ai danni di Rodighiero. Ma di quelloo di era saputo tutto. I responsabili, peraltro, erano stati catturati pochi giorni dopo sempre dalla po.lizia.
Da Pivano erano entrati in quattro, eleganti, con la parlantina sciolta, in apparenza dei ricchi imprenditori stranieri. In qualche modo, dopo che avevano chiesto di vedere vari gioielli, erano riusciti a distrarre i titolari . Alla fine se n’erano andati con ben sette “rotoli” pieni zeppi di oggetti preziosi, per un valore complessivo di oltre centomila euro.

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