Aggredito agente penitenziario

Aggredito agente penitenziario
19 Febbraio 2017 ore 20:00

Un detenuto marocchino ha aggredito per futili motivi un agente penitenziario che stava effettuando l’apertura delle celle colpendolo con un pugno in faccia e scaraventandolo contro il muro della sezione. L’aggressione è avvenuta stamattina alle 9 e mezza al terzo piano della sezione del carcere di viale dei Tigli a Biella. L’agente è stato portato in ospedale per essere medicato.
L’episodio è stato denunciato dal Segretario Generale dell’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), Leo Beneduci, il quale afferma che si tratta dell’ennesimo episodio occorso nelle carceri italiane a dimostrazione del fatto che è sempre e solo la Polizia Penitenziaria a pagare, anche a prezzo della propria incolumità personale, le conseguenze dei disservizi e della disorganizzazione che connotano l’organizzazione degli Istituti di pena, soprattutto in un momento in cui è lasciata ai detenuti, anche di notevole pericolosità, la massima libertà di movimento nelle sezioni detentive e non si procede neanche in via disciplinare per prevenire o per reprimere la crescente violenza che sta caratterizzando il sistema penitenziario in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con particolare veemenza nelle carceri Piemontesi.

Un detenuto marocchino ha aggredito per futili motivi un agente penitenziario che stava effettuando l’apertura delle celle colpendolo con un pugno in faccia e scaraventandolo contro il muro della sezione. L’aggressione è avvenuta stamattina alle 9 e mezza al terzo piano della sezione del carcere di viale dei Tigli a Biella. L’agente è stato portato in ospedale per essere medicato.
L’episodio è stato denunciato dal Segretario Generale dell’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), Leo Beneduci, il quale afferma che si tratta dell’ennesimo episodio occorso nelle carceri italiane a dimostrazione del fatto che è sempre e solo la Polizia Penitenziaria a pagare, anche a prezzo della propria incolumità personale, le conseguenze dei disservizi e della disorganizzazione che connotano l’organizzazione degli Istituti di pena, soprattutto in un momento in cui è lasciata ai detenuti, anche di notevole pericolosità, la massima libertà di movimento nelle sezioni detentive e non si procede neanche in via disciplinare per prevenire o per reprimere la crescente violenza che sta caratterizzando il sistema penitenziario in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con particolare veemenza nelle carceri Piemontesi.

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