Cronaca

Accuse in cinese, imputata assolta

Accuse in cinese, imputata assolta
Cronaca 19 Dicembre 2017 ore 21:14

BIELLA - Il testimone cinese che non parla italiano non si è presentato al processo. Verrà così applicata la norma che prevede l’assoluzione dell’imputato per particolare tenuità dei fatti - previa la donazione a un ente benefico di una somma corrispondente al valore di ciò che era stato rubato - nei confronti di una giovane donna di 30 anni, di Biella, accusata d’aver commesso un furto di merce per un valore complessivo di 60 euro, nel negozio “Kerry” gestito da commercianti cinesi che si affaccia nella galleria del Centro commerciale “I Giardini”, in via La Marmora, proprio di fronte alla fila delle casse dell’Esselunga.
Nella denuncia scritta in un italiano corretto, che riportava alla perfezione come si sarebbero svolti i fatti quel giorno di un paio d’anni fa, veniva altresì descritta nel dettaglio la ladruncola. Il particolare che nei giorni scorsi ha colpito il difensore dell’imputata, è il fatto che la parte offesa del processo nonché principale testimone, è un cittadino cinese che non è in grado nemmeno di biascicare una manciata di parole in italiano. «Come ha fatto allora a rilasciare dichiarazioni così precise dei fatti se non conosce nemmeno la nostra lingua?...», si è domandato in aula il legale, avvocato Francesco Alosi, mostrando a tutti il plico contenente le “sommarie dichiarazioni” rilasciate a suo tempo dal cinese alle forze dell’ordine.
Il legale aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’escussione della sua cliente e del testimone cinese che, peraltro, si è trasferito da qualche tempo a Parma e non è stato rintracciato nonostante vari tentativi. E’ stata così sentita la sola imputata che ha ribadito ancora una volta di non c’entrare con quel furto. Di avere avuto problemi con la giustizia e di aver lasciato alle spalle un passato tutt’altro che semplice che in caso di condanna la farebbe immediatamente tornare in carcere. Ma di non aver mai rubato manco uno spillo in quel negozio.
Il giudice, Iolanda Villano, ha voluto alla fine accogliere la richiesta dell’avvocato Alosi (che ha peraltro trovato d’accorso anche il Pubblico ministero onorario, Elena Lionetti) e ha rinviato l’udienza per la sentenza al prossimo 30 maggio per consentire la donazione dei 60 euro in favore di un ente benefico, annunciando che in tal caso potrebbe arrivare l’assoluzione, in quanto sussistono i presupposti per l’applicazione del nuovo comma introdotto nel 2015 nel Codice penale che prevede l’esclusione della punibilità dell’imputato per particolare «tenuità del fatto».
Valter Caneparo

BIELLA - Il testimone cinese che non parla italiano non si è presentato al processo. Verrà così applicata la norma che prevede l’assoluzione dell’imputato per particolare tenuità dei fatti - previa la donazione a un ente benefico di una somma corrispondente al valore di ciò che era stato rubato - nei confronti di una giovane donna di 30 anni, di Biella, accusata d’aver commesso un furto di merce per un valore complessivo di 60 euro, nel negozio “Kerry” gestito da commercianti cinesi che si affaccia nella galleria del Centro commerciale “I Giardini”, in via La Marmora, proprio di fronte alla fila delle casse dell’Esselunga.
Nella denuncia scritta in un italiano corretto, che riportava alla perfezione come si sarebbero svolti i fatti quel giorno di un paio d’anni fa, veniva altresì descritta nel dettaglio la ladruncola. Il particolare che nei giorni scorsi ha colpito il difensore dell’imputata, è il fatto che la parte offesa del processo nonché principale testimone, è un cittadino cinese che non è in grado nemmeno di biascicare una manciata di parole in italiano. «Come ha fatto allora a rilasciare dichiarazioni così precise dei fatti se non conosce nemmeno la nostra lingua?...», si è domandato in aula il legale, avvocato Francesco Alosi, mostrando a tutti il plico contenente le “sommarie dichiarazioni” rilasciate a suo tempo dal cinese alle forze dell’ordine.
Il legale aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’escussione della sua cliente e del testimone cinese che, peraltro, si è trasferito da qualche tempo a Parma e non è stato rintracciato nonostante vari tentativi. E’ stata così sentita la sola imputata che ha ribadito ancora una volta di non c’entrare con quel furto. Di avere avuto problemi con la giustizia e di aver lasciato alle spalle un passato tutt’altro che semplice che in caso di condanna la farebbe immediatamente tornare in carcere. Ma di non aver mai rubato manco uno spillo in quel negozio.
Il giudice, Iolanda Villano, ha voluto alla fine accogliere la richiesta dell’avvocato Alosi (che ha peraltro trovato d’accorso anche il Pubblico ministero onorario, Elena Lionetti) e ha rinviato l’udienza per la sentenza al prossimo 30 maggio per consentire la donazione dei 60 euro in favore di un ente benefico, annunciando che in tal caso potrebbe arrivare l’assoluzione, in quanto sussistono i presupposti per l’applicazione del nuovo comma introdotto nel 2015 nel Codice penale che prevede l’esclusione della punibilità dell’imputato per particolare «tenuità del fatto».
Valter Caneparo

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