In Italia

Vietata per legge la carne coltivata: Coldiretti esulta e in Europa molti prendono esempio

Soddisfatta Coldiretti, che nei mesi scorsi aveva raccolto migliaia di firme anche nel territorio Biellese.

Vietata per legge la carne coltivata: Coldiretti esulta e in Europa molti prendono esempio
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Giovedì 16 novembre l’Italia ha scritto un capitolo di storia europea con l’approvazione del disegno di legge con la quale la carne coltivata è stata vietata per legge: più precisamente è stato approvato il divieto della produzione e importazione per la vendita in Italia della cosiddetta “carne coltivata” (se non sai che cos'è clicca qui). A esultare, a livello nazionale come locale, è senza dubbio la Coldiretti (una fra le principali organizzazioni d’imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo) che negli scorsi mesi aveva promosso e condotto in prima linea una campagna contro la commercializzazione di cibi prodotti in laboratorio. L'Italia è stato il primo paese dell'Unione Europea a muoversi in questo senso, ma la Francia ha deciso proprio in questi giorni di seguire l’esempio italiano, depositando nel proprio parlamento una proposta di legge «per vietare la produzione, la lavorazione e la commercializzazione di carni sintetiche in tutto il territorio nazionale».

Vietata per legge la carne coltivata: «Ora ci seguano anche in Europa»

«Grazie al pressing di una raccolta firme della Coldiretti - conferma Roberto Guerrini, titolare dell’azienda risicola di famiglia a Salussola e presidente di Coldiretti Vercelli e Biella - l’Italia è stato il primo paese ad adottare norme nazionali che vietino la circolazione di “carni coltivate” e introducano invece l’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti. Su questa misura si sta progressivamente allineando l’Unione europea, dimostrando come ancora una volta l’Italia possa e debba fare da pioniere sul Continente. Nelle province di Biella e Vercelli - aggiunge - decine di comuni di ogni colore politico hanno aderito alla nostra campagna, raccogliendo per noi le migliaia di firme dei cittadini che hanno voluto esprimere il proprio “no” al cibo sintetico».

Un esempio di etichetta di una confezione di carne coltivata

Una misura a tutela della dieta mediterranea, «la migliore del mondo»

Il disegno di legge è stato firmato venerdì primo dicembre dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo un primo momento di titubanza dovuto al rischio di una procedura d’infrazione per il possibile ostacolo degli scambi commerciali fra gli Stati dell’UE, ed è stato trasmesso alla Commissione europea con l'impegno del governo a conformarsi a eventuali osservazioni che dovessero essere formulate. «La legge sul cibo artificiale - spiega Guerrini - non è soltanto un risultato a tutela della qualità dei prodotti e della salute del consumatore ma dell’intero modello alimentare (secondo il best diets ranking 2023 il migliore del mondo) che sta alla base della dieta mediterranea, iscritta fra l’altro nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Lasciare che si produca la carne in laboratorio - commenta - sarebbe una grave minaccia per tutta la filiera della carne italiana ed europea, con decina di migliaia di posti di lavoro a rischio e non accertate conseguenze sulla salute dei consumatori».

Un tagliere di carne tradizionale

«L'Italia è pioniera e un modello da seguire in Europa»

Il provvedimento varato dal Parlamento nazionale, secondo il direttore di Coldiretti Vercelli e Biella Luciano Salvadori, costituisce inoltre «un segnale importante - afferma - per l’Unione Europea in cui buona parte dell’opinione pubblica si trova d’accordo e sta prendendo una nuova consapevolezza sui pericoli legati a una tecnologia dai contorni oscuri, con molte incognite che rischia di cambiare per sempre la vita delle persone e l’ambiente che ci circonda. Con questa legge - conclude - una eventuale richiesta di autorizzazione alla commercializzazione che dovesse pervenire all’Ue non potrebbe essere valutata con le procedure ordinarie dei “novel food”: per gli ingredienti utilizzati vanno applicate le stesse procedure previste per i medicinali, che necessitano di approfondite prove sperimentali. Non è un caso che in paesi dove è stata consentita la vendita, come Israele, prima del consumo venga chiesta la firma su una liberatoria dalle responsabilità e conseguenze sulla salute».

G.L.J.

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