CAMPIONI SOTTO LE STELLE

Gigi Buffon a Biella, storia di un numero 1: "Tutto è partito dall'infatuazione per Thomas N'Kono"

Lo storico portiere ieri sera al Biella Forum si è raccontato davanti a più di 3mila persone. 

Gigi Buffon a Biella, storia di un numero 1: "Tutto è partito dall'infatuazione per Thomas N'Kono"
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Lo storico portiere ieri sera al Biella Forum si è raccontato davanti a più di 3mila persone.

L'intervista in breve

Ha esordito in serie A a 17 anni con la maglia del Parma contro il Milan. In quella partita non ha subito goal. E' il calciatore con più presenze nella storia della Serie A e della nazionale italiana. Ha vinto una coppia Uefa, una Coppa Italia, una Super Coppa italiana con il Parma, 10 scudetti, 6 Super Coppe italiane e 5 Coppe italiane con la Juventus, un campionato francese e una Super Coppa di Francia con il Paris Saint-Germain, ha disputato 1.151 partite fra club e nazionale, ha fatto parte del gruppo nazionale azzurra per vent'anni, ha vinto un mondiale.

Una presentazione lunga tanto quanto la carriera e i successi raccolti da Gianluigi Buffon, al quale Biella ieri sera al Forum ha dato il benvenuto con una ovazione da più di 3mila persone, nuovo ospite del format "Campioni sotto le Stelle". Ad accoglierlo il sindaco Claudio Corradino, il vice sindaco Giacomo Moscarola e il consigliere comunale Cristina Zen. A condurre l’intervista naturalmente il giornalista biellese Alessandro Alciato.

"Affrontare così tante persone e non essere in campo per me è inusuale, ma l'affetto che sento sulla pelle da parte della gente è qualcosa di cui vado orgoglioso", è stato il saluto di Buffon. "La mia carriera nasce come quella di ogni ragazzo e sportivo che ha una passione e sogni e vuole affermarsi. Sin da piccolo nutrivo la speranza di diventare un calciatore importante e calcare stadi storici, poi tutto è cominciato per caso e quello mi ha fatto capire che per tutti c'è un destino che è quasi scritto e la fortuna è quella di non aver paura di seguire la strada tracciata per te. Nel '90 c'erano i Mondiali in Italia, io oltre all'Italia ero grande tifoso del Camerun. Avevo un'infatuazione per Thomas N'Kono, per le sue gesta e il suo modo di giocare molto folcloristico. A 12 anni cambio ruolo e decido di diventare portiere. Dopo un anno vado a Parma, a 17 esordisco in serie A. Per me ricordarlo è qualcosa di incredibile. Io ho cominciato a giocare per me stesso, le mie ambizioni e rendere orgoglioso i miei familiari e amici, e ho finito per la gente, che si aspettava da me determinati comportamenti e non potevo deludere".

Un cambio di ruolo da centrocampista che in cinque anni l'ha portato appunto in serie A: "Il cambio ruolo nasce dal fatto che nella mia squadra dilettantistica giocavo centrocampista, ma con amici mi cimentavo anche nel ruolo del portiere e comprendevo che di tanto in tanto mi riuscivano cose fuori dal comune. Questa cosa l'aveva osservata bene mio padre. Solo che a me piaceva fare goal, esultare, determinare la partita e quando sei bimbo determinarla significa fare goal non evitarlo. Fare il portiere, dopo l'infatuazione per N'Kono, doveva essere un prendersi un anno di riposo e soddisfare una curiosità".

Non smetteva mai Buffon: "Ho deciso di smettere nel momento esatto in cui a Cagliari nello spareggio play off con il Parma per la seconda volta in un anno e mezzo avevo sentito stirarsi il polpaccio. Ho detto: la chiudiamo qua, perché sono infortuni che a una certa età si ripetono nel tempo e con questa discontinuità, tra l'allenarsi e trovare la routine, ho sentito che mi divertito ancora sì, ma non giocando a singhiozzo".

Una carriera da numero 1

"Con la nazionale… io credo che per dare una fine a certe storie si debbano avere piccoli traumi negativi o positivi. Quella di lasciare la nazionale era dovuta al fatto che avevo 40 anni, dietro stava un portiere molto promettente come Gigio Donnarumma, mi sembrava la cosa più logica. Il mio obiettivo era concludere con il Mondiale, sarebbe stato il sesto, purtroppo la vita non ha voluto. Non sono neanche arrabbiato. Mi piacciono il bianco o il nero o il bianco e nero insieme".

La maglia dell'Italia? "Per me la soddisfazione più grande. Rappresentare l'Italia voleva dire mettere d'accordo tutti".

La Juventus: "La Juve è stata la mia vita calcistica, ci sono stati i ricordi bellissimi, un'avventura e crescita umana e consacrazione dal punto di vista sportivo. L'universo Juve manda a soqquadro le tue certezze, però nel momento in cui riesci a farlo tuo non ti mollerà mai".

Non aver mai vinto la Champions League? "Non è mai stata una ferita per me, per me è stato lo stimolo per battermi ogni anno per qualcosa di estremamente grande. Se poi devo fare un discorso generale che tocchi il mondo Juve, compagni e dirigenti, mi è dispiaciuto tanto per loro e per i tifosi che da trent'anni più o meno anelano a questa coppa. Per me, giocare in Champions era la gioia già quello, vincerla sarebbe stato la chiusura di un cerchio ma non mi interessa".

Una cosa che non rifarebbe? "Mi piace pensare che la mia imperfezione dia agli altri un'idea di umanità e mi renda vicino alla gente, io ho sempre voluto vivere con e tra la gente. Di errori ne ho fatti parecchi, soprattutto quando ero giovane. Quello di cui vado meno orgoglioso di essermi comprato a 18 anni il diploma, non lo rifarei perché c'è una nota di scorrettezza e scorciatoia e io non sono mai stato uno da scorciatoie".

"Il cuore conta moltissimo, chi gioca con il cuore la gente lo riconosce, ma il cuore fa sempre fare le strade più impervie e complicate, talvolta dolorose. Eppure… Chi può è giusto segua il cammino più difficile rispetto agli altri".

MICHELE MOSCA E GIANLUIGI BUFFON

Il saluto finale di Buffon è seguito a uno scambio di battute con il consigliere regionale Michele Mosca che da tifoso aveva espressamente richiesto questa ospitata come regalo per il suo 50esimo compleanno:

"Non so se mi meritavo la vostra presenza stasera, sappiate che mi ha scaldato il cuore - ha detto Buffon al pubblico del Biella Forum - Ai bimbi volevo dire: non buttate il tempo, credeteci sempre, impegnatevi sempre perché poi la vita ci regala e sorprende sempre. Un'ultima cosa: quando giocavo ho giocato per me stesso, ma anche un pochino per ognuno di voi. Questa è la verità, grazie”.

Non solo Buffon, la serata di ieri ha contato sulla partecipazione del campione Paolo Maldini, il ct della nazionale Luciano Spalletti e un pezzo del magico trio BBC Barzagli Bonucci Chiellini Andrea Barzagli in collegamento per lui.

GIANLUIGI BUFFON CON GIACOMO MOSCAROLA, CRISTINA ZEN E CLAUDIO CORRADINO
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