Attualità
Crisi idrica

Siccità: il Piemonte necessita dello stato di emergenza

La carenza idrica colpisce la produzione di riso, registrando un -30%, e minaccia anche gli allevamenti: il foraggio inizia a scarseggiare.

Siccità: il Piemonte necessita dello stato di emergenza
Attualità Biella Città, 05 Luglio 2022 ore 15:12

La siccità sta devastando le risaie italiane con perdite stimate a superare il 30% del raccolto in un momento in cui l’aumento record dei costi di produzione, provocato dalla guerra in Ucraina, ha già tagliato di diecimila ettari le semine a livello nazionale. I piani di emergenza contro la siccità sono importanti per salvare le 270mila imprese agricole che si trovano nelle sei regioni che hanno già presentato piani di emergenza, che rappresentano da sole quasi la metà (49%) del valore dell’agricoltura italiana.

Po ai minimi storici

E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti in riferimento ai provvedimenti regionali approvati dal Consiglio dei Ministri. In Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lazio si producono il 79% del grano tenero per fare il pane, il 90% mais per l’alimentazione degli animali, il 97% del riso, ma si allevano anche il 69% delle mucche e l’88% dei maiali, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Una situazione drammatica di cui il simbolo è proprio il più grande fiume italiano, il Po, con i livelli ai minimi da settant’anni e la risalita del cuneo salino che minaccia le colture, oltre al Lago Maggiore pieno solo al 34%.

Stato di emergenza: servono fondi

«Nel Vercellese e nel basso Biellese arriviamo a perdere anche fino al 30% del riso coltivato nel caso in cui perdurasse questa situazione di carenza idrica, i danni saranno enormi – sottolineano il Presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e il Direttore Francesca Toscani - Fondamentale, quindi, il riconoscimento dello stato di emergenza che avevamo già sollecitato e che darà al Piemonte 7,6 milioni di euro per le opere di somma urgenza. L’esigenza è quella di accelerare sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie».

Il piano di Coldiretti

«Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche, abbiamo elaborato, a livello nazionale, un progetto per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo (veri e propri laghetti) - continuano Dellarole e Toscani - per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia. Si tratta di 6mila invasi aziendali e 4mila consortili da realizzare entro il 2030 multifunzionali ed integrati nei territori perlopiù collinari o di pianura. Ma per fare ciò è necessario che la questione sia trattata per quella che è, cioè una vera e propria emergenza nazionale, velocizzando le autorizzazioni burocratiche. Solo in questo caso sarà possibile dare una risposta concreta alla sofferenza di imprese e cittadini. Un’emergenza che si aggiunge ai rincari delle materie prime che stanno mettendo in ginocchio un settore dove l’Italia è leader in Europa con aumenti record che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio, secondo l’analisi Coldiretti. Per cercare di contrastare l’aumento dei costi di produzione bisogna lavorare fin da subito sugli accordi di filiera che sono uno strumento indispensabile per la valorizzazione delle produzioni nazionali e per un’equa distribuzione del valore lungo la catena di produzione».

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