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IL CASO

Pralungo, quel ponte sul rio Cino e “Striscia”

Capitan Ventosa in paese. Il sindaco: «Comune pronto a fare la sua parte, ma...». «I proprietari dei terreni devono partecipare alle spese». 

Pralungo, quel ponte sul rio Cino e “Striscia”
Attualità Cervo, 05 Novembre 2022 ore 17:00

Capitan Ventosa in paese. Il sindaco: «Comune pronto a fare la sua parte, ma...». «I proprietari dei terreni devono partecipare alle spese».

La troupe di Striscia

«Mercoledì scorso abbiamo ricevuto in municipio una troupe di Striscia la Notizia guidata da Capitan Ventosa venuti a reperire informazioni sulla chiusura del Rio Cino in regione Tancallo. Dato atto che il ponte sul Rio Cino, ora pericolante e dunque non agibile se non pedonalmente, che non appartiene al patrimonio comunale». A parlare è il sindaco di Pralungo, Raffaella Molino, che aggiunge: «Esso risulta essere una costruzione abusiva dato che non vi è traccia di chi l’ha costruito e quando. Oltre il ponte vi è una strada vicinale molto frequentata da pellegrini che si recano al Santuario ma interdetta al transito veicolare ad eccezione dei proprietari dei fondi e dunque gli unici che per inciso vi possono transitare in auto. La domanda che rivolgo ai pralunghesi è: “Volete voi che il Comune di Pralungo acquisisca al patrimonio comunale una porzione di terreno, vi costruisca un ponte con soldi pubblici siano essi regionali o comunali, per permettere a dei privati di recarsi nelle loro proprietà con i loro automezzi?” La risposta che i consiglieri di maggioranza ed io ci siamo dati è Ni. Se i principali interessati cioè i proprietari dei fondi avessero collaborato per il 50 per cento del costo di realizzazione, il Comune di Pralungo avrebbe coperto la restante parte e acquisito il Ponte sul Rio Cino al patrimonio comunale. La quota che gli interessati dovevano versare era inizialmente di 17mila euro, poi il progetto è stato rivisto e si è scesi a 13mila euro da suddividersi a vario titolo fra circa una ventina di possessori di terreno o immobili. I proprietari delle seconde case hanno pagato tutti, anche qualche proprietario dei terreni ma due residenti su tre no».

«Più che i pralunghesi - aggiunge Molino - in generale, che su quel ponte hanno sempre transitato a piedi e continueranno a farlo, i più arrabbiati per questa situazione credo siano proprio coloro che hanno cercato di collaborare, mettendoci buonsenso e comprendendo le nostre ragioni. Le cifre da versare sono assolutamente alla portata di ogni interessato ma qui si preferisce farne una battaglia di principi. La nostra ci è sembrata una proposta sensata, un giusto equilibrio fra interesse pubblico e privato rispettosa della normativa vigente come è stato appurato in tutte le sedi in cui è stata dibattuta. Ritengo che ogni amministratore della cosa pubblica debba avere un’etica e non usare con disinvoltura finanziamenti pubblici, specialmente se essi vanno a favorire un ristretto gruppo di persone e non la collettività, altrimenti ogni cittadino pretenderebbe che il Comune gli acquisisca la propria strada privata per farsela magari asfaltare o illuminare con la pubblica illuminazione. Fatto una volta sarebbe un precedente che ne aprirebbe a molti altri. La problematica legata al Rio Cino va avanti dal 2016 ed ora è giunta al suo epilogo. Abbiamo fatto diversi incontri con i proprietari e i fondisti, sono stati fatti più di un sopralluogo dai tecnici della Regione Piemonte, le problematiche sono state esaminate da due Prefetti che mi hanno convocato tre volte, l’ultima congiuntamente ai consiglieri di minoranza, e di questo incontro il Prefetto Tancredi ha stilato un verbale illuminante sulla questione e nel quale, tra l’altro, vi è una chiara sollecitazione a chiudere il ponte per motivi di sicurezza sulla base di tutta la documentazione ricevuta».

«Per nessuna ragione - conclude il sindaco - può essere imposto ad un Comune di costruire un’ opera in un contesto privato come è il nostro caso. Il territorio di un Comune è composto da diverse strade classificate in base ad atti prodotti da un Consiglio Comunale la natura delle quali, provinciali, comunale, vicinali, vicinali ad uso pubblico, determina il tipo di intervento da parte del Comune e il relativo esborso di cui farsi carico. Cambiare la natura di una strada è tema delicato che può andare a favorire o sfavorire chi vi abita, che può valorizzare o dequalificare un immobile. Perciò per muoversi in questo ambito la cautela è d’obbligo e per quel che mi riguarda nessuna pressione mediatica può cambiare lo stato delle cose».

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