La storia

L'ultima partigiana Lea: Io, ragazzaccia che sfidavo i fascisti

L'intervista all'ultima partigiana Lea Gariazzo, 100 anni, di Ponderano, staffetta che sfidava i fascisti

L'ultima partigiana Lea: Io, ragazzaccia che sfidavo i fascisti
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Stamane, con la canna - perché tribola a camminare - dalla via Partigiani (nemmeno tanto strana coincidenza della vita questo toponimo stradale) salirà in piazza a Ponderano per la manifestazione. Al braccio del nipote e col nonno di lui. Cent’anni pesano, ma non li sente più di tanto. Soprattutto quando c’è da ricordare il XXV Aprile, il giorno della liberazione. Quel giorno del 1945, Lea Gariazzo, staffetta centenaria, l’ultima partigiana vivente dell’Anpi biellese, era a casa, in paese, la stessa casa dove abita ancora oggi, ma subito dopo aver saputo che Vercelli era stata liberata è andata giù dal suo amato “Zambo”, il capo dei resistenti della bassa con la brigata garibaldina “Nedo”, per festeggiare.

Ma Lea non se la sente di questi tempi di far festa. "Vedo spegnersi anno dopo anno la spinta degli ideali. Ma come si fa senza un valore forte a vivere? Che vita è?".

Venerdì 29 marzo scorso, con lei, nella sala conferenze del Polivalente di Ponderano c’erano il sindaco Locca, amministratori, compaesani per salutare il traguardo dei 100 anni. C’era anche l’Anpi al completo con il compaesano presidente, l’avvocato Gianni Chiorino, a sostenere "la nostra presidentessa onoraria. L'affetto che ti circonda riempiva la sala, e forse esondava pure. Grazie di esserci e auguri di ancora tanta vita…".

L'intervista

Contenta?

"L’Anpi per me è una seconda casa. Conoscevo la mamma e il papà di Chiorino, un partigiano che era suo cugino. Qui a Ponderano i partigiani allora erano più di 60. Sono stata contenta dell’iniziativa col sindaco Locca, un “mat brav mel sol” che abbiamo allevato quando c’era sindaco mio cugino Silvio Gariazzo".

Aveva solo quindici anni quando, all’alba della seconda guerra mondiale, ha sentito il bisogno di dare contro il nazifascismo. Quando decise?

"Mio papà Guido Gariazzo era un antifascista, un socialista. Io ero piccola ma in casa si mangiava pane e socialismo. La domenica venivano quelli di Biella, si mettevano nella corte col fiasco di vino e si parlava. E io ascoltavo. Quando hanno inaugurato la nuova bandiera socialista sono andata io a portarla, ma in verità non volevo perché mi sentivo comunista. Ero diversa, ribelle, più ragazzo che ragazza, mi piaceva discutere, non ricevere ordini".

Intervista completa in edicola oggi, giovedì 25 aprile, su Eco di Biella.

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