Il caso

'Il testimone', film di propaganda russo in visione a Vigliano Biellese

I radicali Boni e Manzi: «E' parte di quella guerra ibrida che viene portata avanti nel nostro Paese dalla Russia e dai suoi sostenitori».

'Il testimone', film di propaganda russo in visione a Vigliano Biellese
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«Come in altre città italiane la propaganda del regime totalitario di Vladimir Putin cerca di fare breccia anche nel Biellese. È infatti prevista per domenica prossima la proiezione del film di propaganda russa "Il testimone" a Vigliano Biellese».

I radicali Igor Boni e Silvja Manzi sul film

«C'è una guerra vera e propria scatenata da Vladimir Putin nel cuore dell'Europa, in Ucraina: intere città rase al suolo, migliaia di civili uccisi, trucidati, donne stuprate, anziani torturati, cadaveri vilipesi, bambini deportati, centinaia di migliaia di sfollati e rifugiati; infrastrutture civili - ospedali, chiese, scuole, teatri, stazioni, impianti energetici, dighe - bombardate quotidianamente da oltre due anni. E c'è una guerra ibrida che viene portata avanti nel nostro Paese dalla Russia e dai suoi sostenitori. Una guerra fatta di propaganda, disinformazione, fake news con le quali si vorrebbe sostenere che quanto andiamo assistendo da due anni altro non è che finzione o si tratta di azioni dettate dalla "necessità"».

Così in una nota i due esponenti radicali Igor Boni e Silvja Manzi, in sciopero della fame per il ritiro della onorificenza italiana al portavoce di Putin.

La proiezione di film di propaganda altro non è, secondo Boni e Manzi, «che un tassello di questa guerra ibrida. È bene esserne consapevoli. E bene farebbe il Comune a organizzare la visione del documentario "20 giorni a Mariupol" realizzato da giornalisti dell'Associated Press rimasti intrappolati nella città assediata e poi riusciti a fuggire».

Via la massima onorificenza italiana al portavoce di Putin

«La cruda realtà di quelle immagini rispetto alla finzione narrativa della propaganda putiniana dovrebbe essere sufficiente per mettere a tacere i farneticanti sostenitori di un dittatore tecnicamente nazifascista. Noi - proseguono Boni e Manzi - proprio per far sì che il nostro Paese si scrolli di dosso ogni ambiguità, insieme a decine di cittadini italiani, ucraini e russi, da tre giorni abbiamo intrapreso un'iniziativa nonviolenta di dialogo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché attivi la procedura di revoca della massima onorificenza italiana a Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin e della Federazione Russa, e agli altri gerarchi del Cremlino. Un'anomalia non più tollerabile.»

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