Vita notturna

«Disco? La pandemia ha cambiato tutto»

Il dj Filippo Regis interviene nel dibattito su “Le Vette”: «Copiare ciò che funziona».

«Disco? La pandemia ha cambiato tutto»
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Sul tema dei locali notturni per i giovani, legato al progetto “Le vette” si è molto dibattuto in queste settimane. Ora interviene anche l’ex consigliere comunale e dj Filippo Regis con un contributo che pubblichiamo di seguito.

Secondo Regis

Da settimane sui giornali e sui social tiene banco l’epico scontro delle due fazioni composte da coloro che sono rispettivamente pro e contro alla realizzazione del progetto del retail park “Le Vette” nell’area dell’ ex filatura biellese. Premetto che chi scrive ha da sempre e fin da tempi non sospetti plaudito a qualsiasi iniziativa privata mirata al recupero di qualcuno degli innumerevoli (ahimè!) fabbricati abbandonati e fatiscenti di cui il nostro territorio è purtroppo pieno sia che essi fossero, nella migliore delle ipotesi, scheletri produttivi di aziende che non hanno retto all’evolversi dei tempi e del mercato o, peggio ancora, ruderi di proprietà di quella parte di “aristocrazia tessile” che dopo essersi riempiti la bocca (e le tasche) con l’eccellenza della manodopera nostrana, hanno scaricato sulla collettività questi inutili fossili industriali non prima di aver fatto il passaporto estero ai propri capitali. Quindi l’idea che uno di questi rottami architettonici, spesso ancora coperti di amianto, possa trovare una nuova vita funzionale non può che essere accolta con lungimirante positività ma è l’idea delle nuove destinazioni d’uso a smorzare gli entusiasmi di chiunque abbia la capacità di vedere un po’ più in là del proprio naso, guardando cosa avviene oltre Ponderano e immaginando una progettualità che non abbia la scadenza di uno yogurt. Se le indiscrezioni riportate dai giornali sono corrette, infatti, l’assessore Barbara Greggio avrebbe posto il proprio veto se oltre ai negozi, ai ristoranti e alla multisala cinematografica, non fosse stata prevista anche la realizzazione di una discoteca per consentire ai “15.000 giovani biellesi” di non dover affrontare trasferte fuori porta per trovare un luogo idoneo al proprio divertimento notturno; un’uscita che potrebbe essere archiviata come una pittoresca “boutade” di una campagna elettorale iniziata anzitempo fatta da chi conosce poco o nulla dell’argomento se non fosse che l’assessore che l’ha pronunciata ha la delega al commercio oltre che malcelate velleità da Sindaco.

Chiedo scusa anticipatamente se per una volta mi svesto dell’umiltà che mi contraddistingue per indossare i panni della presunzione di chi crede di possedere una discreta conoscenza sia professionale che rappresentativa del tema, per poter affermare che questa cosa rappresenterebbe una follia sotto ogni punto di vista. Se è vero, infatti, che la forbice demografica di chi è in età da possibile fruitore di una discoteca è nell’ordine delle 15.000 unità è altrettanto vero che nessuno di noi ha mai assistito a settimanali esodi extrabiellesi con incolonnamenti da far invidia a Bologna Borgo Panigale a ferragosto così come se esiste un’unica licenza di questo tipo in Città (il Road Runner ndr) l’assessore dovrebbe prendere in considerazione l’idea che, probabilmente, le nuove generazioni di ragazzi non identificano più nella discoteca lo stereotipo del divertimento. La pandemia ha lasciato sul terreno un terzo delle aziende in attività prima della chiusura forzata del comparto per quasi due anni: una moria la cui crisi, però, era iniziata già da tempo a indicare un progressivo ed inesorabile mutamento del mercato che ha ragioni sociologiche ancor prima che commerciali. Se per noi che abbiamo “una certa” la discoteca era un luogo di ritrovo, appuntamento e corteggiamento oggi i ragazzi, per quello, hanno i social network. Ma immaginiamo che, invece, non sia così e che i ragazzi accolgano con entusiasmo la “novità” di una discoteca tra Biella e Gaglianico: cosa accadrebbe? Accadrebbe che il baricentro commerciale già spostato a sud dalla scellerata decisione di aprire gli Orsi in bocca alla Città verrebbe rafforzato da una ulteriore offerta ludica fornendo ai ragazzi, nel raggio di 500 metri in linea d’aria, tutto ciò che è necessario per trascorrere il proprio tempo dal pomeriggio a notte fonda con buona pace di chi ha un’attività in un centro già noioso di suo e che non brilla certo di iniziativa. Accadrebbe che l’unica licenza in Città, insieme ai locali serali che combattono già con le criticità post-pandemiche, verrebbero fagocitati da questa nuova realtà che, in quanto tale giocherebbe il facile ruolo dell’ “asso piglia tutto” impersonato, magari, dall’ennesimo improvvisato con qualche soldo in tasca e poche idee in testa.
Accadrebbe che ci troveremmo di nuovo a piangerci addosso guardando le vetrine vuote di Via Italia sempre più triste e vecchia come le luminarie natalizie degli anni 80 che le rifilano ogni anno. Occorre avere una visione! Quel termine di cui i nostri politici si riempiono la bocca senza però conoscerne evidentemente il reale significato. Se l' assessore vuole che i ragazzi vivano Biella cominci a chiedersi cosa funziona davvero a Biella.: “Bolle di Malto” e “Reload” sono due esempi di eccellenze organizzative ed artistiche che basterebbe semplicemente copiare.

Basterebbe attrezzare l’area del Parco Aquiloni con un allacciamento elettrico e fognario permanente in modo che Fonderia non debba, ogni anno, affrontare costi tanto assurdi quanto insensati. Si potrebbe creare un grande parco estivo della Città coinvolgendo tutti i locali serali e dando loro la possibilità di installare un proprio punto di somministrazione partecipando attivamente alla creazione di uno spazio unico e condiviso che disinneschi le inutili guerre fra poveri ma che, al contrario, guardi ad un’ efficiente e costruttiva economia di scala. Consentirebbe alla nostra Città, di allinearsi con quanto avviene in altre realtà anche molto più piccole della nostra dove , però, cooperazione, visione e tolleranza sono termini entrati a far parte del vocabolario politico, commerciale e sociale di ognuno. A giovarne sarebbero proprio tutti a cominciare dal centro e del suo commercio la cui salvaguardia dovrebbe essere fra gli obiettivi fondamentali e discriminanti di chi dovrebbe aver a cuore Biella e la sua gente non solo a parole.
Filippo Regis

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