Biellesi all'estero

Daniele Rastello, ceo di Indorama, da Sandigliano al Brasile

L'intervista a Daniele Rastello, da bocia sveglio a Sandigliano e ceo in Brasile

Daniele Rastello, ceo di Indorama, da Sandigliano al Brasile
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Il percorso lavorativo e di vita di Daniele Rastello, biellese classe 1970, dal 2016 ceo (amministratore delegato) di Indorama Ventures Lifestyle Brazil, appena divenuto cittadino onorario di Alfenas, centro a circa 350 km da San Paolo che ospita lo stabilimento produttivo nella regione interna del Minas Gerais, è una sceneggiatura originale, made in Biella, di come il film della propria vita lo si possa scrivere sfruttando al meglio le occasioni che ogni giorno ci si presentano innanzi. Magari si manifestano sotto le mentite spoglie di un problema da risolvere, o da evitare, a noi la scelta. Come accadde al neo perito tessile Rastello, diplomatosi all’Itis Q.Sella del super preside Franco Rigola, alle prime armi nel reparto produttivo dell’allora Sinterama ancora sotto la proprietà Falco, a Sandigliano, nel 1989, anno di accadimenti epocali.

L'intervista a Daniele Rastello

Nel suo piccolo, Rastello seppe cogliere al volo il treno giusto che l’avrebbe portato in giro per il mondo, fino in Brasile: "Mi assunsero per il turno della notte con funzioni legate alla produzione - racconta Rastello, al telefono da San Paolo, dove risiede -. Lo ricordo ancora molto bene: il lavoro notturno però durò poco, mi misero quasi subito a giornata perché dovevo imparare ad usare una macchina e la persona che faceva formazione lavorava solo di giorno. Durante una pausa pranzo del formatore, lui aveva due ore, io molto meno tempo, si formò un accumulo di filo che fece fermare la macchina.

Mi era stato detto di chiamare un meccanico in caso di problemi, ma avendo capito quale fosse il problema, decisi di prendere l’iniziativa, misi tutto in sicurezza e tolsi l’accumulo con un coltellino. Poi smontai e rimontai l’albero con le chiavi giuste, tirai giù i fili e così la macchina potè ripartire. Quando tornò al lavoro, il formatore si fece spiegare l’accaduto e lo riferì al direttore dell’epoca Robotti, molto temuto, il quale decise di spostarmi subito alla mansione di apprendista meccanico. Ho poi passato il mio bel tirocinio da “bocia” in officina meccanica, che ricordo abbastanza duro, in quei tempi non ti risparmiavano davvero nulla... Fino a quando il signor Falco comprò un impianto in Giappone e i tecnici giapponesi vennero a Sandigliano a montare le macchine".

Non lo dica, un’altra bella occasione da sfruttare?

"Già, io masticavo un po’ d’inglese fortunatamente, anche grazie alla mia infanzia vissuta con i miei genitori a Lima, in Perù, per motivi di lavoro di mio padre sempre in ambito tessile, per cui mi affiancarono ai montatori per installare una delle testurizzazioni robotizzate più moderne d’Europa, all’epoca. Così ho avuto la grande occasione di farmi una formazione diretta che poi mi sono portato dietro negli anni. Ho per un periodo svolto il lavoro sia di meccanico sia di tecnologo, aumentando le mie conoscenze sul filo poliestere testurizzato. Poi mi dissero di passare al laboratorio e alla parte di sviluppo di tecnologia del filo e da li è un po’ cominciata la mia carriera, nel senso che ho iniziato a interagire con le altre produzioni di Sinterama, sotto vari aspetti. Diciamo che lo sviluppo tecnologico mi ha permesso anche di fare assistenza tecnica e quindi venivo inviato “a spegnere gli incendi dai clienti”. Poi è venuto il periodo di avviamento di nuovi impianti in Inghilterra, Francia, Turchia, fino a quando nel maggio 2003 non partì lo stabilimento di Alfenas e ad agosto si presentò subito un problema da risolvere".

Intervista completa in edicola oggi, giovedì 16 maggio, su Eco di Biella.

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