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"Cifra folle per il programma di opere desiderate del Consorzio"

Sotto accusa è il Consorzio di Bonifica Baraggia Biellese e Vercellese che ha aggiornato il programma triennale delle opere e dei lavori alla stratosferica cifra di 670 milioni di euro

"Cifra folle per il programma di opere desiderate del Consorzio"
Attualità Valli Mosso e Sessera, 11 Dicembre 2022 ore 17:53

"Cifra folle per il programma di opere desiderate del Consorzio"

"In Italia è data incredibilmente possibilità ad alcuni enti di programmare opere per cifre astronomiche, oltre il mezzo miliardo di euro, anche se tali enti non hanno un soldo in tasca per realizzarle e non hanno ancora ottenuto una preliminare validazione dei progetti di fattibilità tecnica-economica-ambientale da parte delle autorità competenti e degli enti amministrativi territoriali interessati dall’ubicazione delle opere". A scriverlo, in una nota, le tre associazioni biellesi Custodiamo la Valsessera, Legambiente Biella e Comitato Tutela Fiumi.

Parlano tre associazioni ambientaliste

Sotto accusa è il Consorzio di Bonifica Baraggia Biellese e Vercellese che ha aggiornato in questi giorni il proprio programma triennale delle opere e dei lavori alla cifra di 670 milioni di euro.

"Come è noto ai più, tale consorzio non ha capacità finanziarie proprie: le entrate non riuscirebbero a coprire nemmeno l’1-2% dei costi di investimento necessari a realizzare tale pacchetto di opere, tutte destinate ai fini irrigui, ma senza recupero di nuovi terreni alla coltivazione - spiegano i referenti Albino Foglia Parrucin, Daniele Gamba e Guido Gubernati - sono opere che vengono immancabilmente ma impropriamente proposte come “opere di bonifica”, al solo fine di accollare allo Stato l’onere complessivo necessario per la loro realizzazione, in spregio sostanziale ai disposti della Direttiva Acque della UE che prevede che, anche per gli usi irrigui, gli utilizzatori debbano partecipare ai costi di investimento, come avviene per l’acqua potabile. Dall’analisi del programma emerge un dato impressionante: i costi della diga in Valsessera salgono da 240 milioni di euro (importo rendicontato nel progetto approvato nel 2014) a 390 milioni di euro. Un incremento complessivo del 63% in 8 anni e una lievitazione del 38% negli ultimi due anni!
Tali incrementi, in un paese serio, indurrebbero ad una revisione del rapporto costo-benefici per verificare se vale ancora la pena realizzare l’opera, soprattutto a fronte del mancato inizio lavori a meno di 24 mesi dalla scadenza della proroga di validità del provvedimento di VIA (il termine dei lavori è fissato entro dicembre 2024)".

"Non si adopera per il riordino irriguo"

Per i tre, il Consorzio "spariglia inoltre le carte indicando nell’ultimo programma che la diga in Valsessera sarà realizzata in 3 lotti; nel 2020 prevedeva la suddivisione in 4 lotti funzionali su 10 annualità. Va al riguardo ricordato che le suddivisioni in lotti non sono previste nel progetto approvato in VIA e che l’intera opera (sbarramento, opere di adduzione, ecc.) deve essere realizzata entro il dicembre 2024.
Nel programma il CBBBV introduce poi nuove opere (il passante sull’Elvo, l’incremento del volume d’invaso delle dighe sui torrenti Ostola e Ravasanella) senza però aver sottoposto agli enti territoriali e alla Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche i progetti di fattibilità tecnica-economica-ambientale.
Il Consorzio finalizza e giustifica tutte queste opere per “il superamento delle crisi idriche del comprensorio” ma non provvede, ad esempio, come invece richiesto dalla norma per consentire la deroga al rilascio dei Deflusso Ecologico, a depositare in Provincia il Piano di Riparto degli Usi Irrigui. Ovvero non si adopera - con il riordino irriguo, l’accorpamento dei consorzi, il miglioramento delle tecniche irrigue e delle scelte culturali - ad adeguare il fabbisogno alle disponibilità (filosofia PTA) ma avvalla di fatto l’incremento delle idroesigenze".

"Un assurdità finché..."

In chiusura, Custodiamo la Valsessera, Legambiente e Comitato Tutela Fiumi sottolineano che si tratta di un’assurdità che continuerà a sopravvivere finché: le opere irrigue di incremento della dotazione idrica di terreni già coltivati, ovvero non più basilari al recupero di terreni incolti, non saranno escluse dal novero delle opere di bonifica, una quota parte del costo degli investimenti non verrà posto in carico agli utilizzatori del settore agricolo, l’incredibile regalia del 13-16% sull’importo delle opere riconosciuta ai Consorzi di Bonifica sotto la voce di “Spese generali dell'Amministrazione” non verrà abrogata.
Diversamente i consorzi di bonifica rimarranno la “gallina dalle uova d’oro” per i quali l’importante è proporre nuove opere, indifferentemente dalla loro validità e dall’analisi del rapporto costi-benefici".

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