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Unioni civili, a Biella due coppie registrate

Unioni civili, a Biella due coppie registrate
Altro 20 Ottobre 2015 ore 09:26

BIELLA - Si chiama Registro delle Unioni civili, ma, al momento, non è nient’altro che un mero foglio di Excel in dotazione all'Ufficio anagrafe del Comune di Biella. Adottato dal Consiglio comunale con la delibera numero 25 del 14 aprile scorso (con i voti favorevoli, 21 in tutto, di Partito Democratico, Biella in Comune, I Love Biella, Movimento 5 Stelle; contrari sei consiglieri di Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Buongiorno Biella), il registro conta attualmente due coppie iscritte, entrambe omosessuali: la prima dall’11 giugno, la seconda dal 6 agosto.

Possono richiedere di essere iscritte nel “registro”, come precisa il regolamento, “due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, indipendentemente dalla loro cittadinanza, coabitanti e anagraficamente residenti sul territorio comunale, formanti un nucleo familiare, legate fra loro da vincolo affettivo, intendendosi con questo il reciproco impegno all’assistenza morale e materiale, e non da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela, curatela, di matrimonio contratto in Italia o in uno Stato estero riconosciuto, i cui effetti non siano cessati all'atto della presentazione dell’istanza di iscrizione”.

«Si tratta in realtà di un contratto atipico - sottolinea Teresa Fauciglietti, responsabile dell'Anagrafe e dello Stato civile di Biella - in quanto l'accordo tra le parti si perfeziona davanti a un ufficiale di stato civile».

Al momento dell'iscrizione, ai richiedenti viene rilasciato un attestato di “Unione Civile basata su vincolo affettivo”, inteso, quest’ultimo, come assunzione di impegno alla reciproca assistenza morale e materiale. Il documento, tuttavia, non ha alcun valore legale poiché nessuna legge dello Stato, a tutt’oggi, riconosce le unioni civili (vedere altro servizio in pagina). Al di là, dunque, di un “valore morale” attribuitogli dal Comune di Biella (“l’attestato è rilasciato per i soli usi necessari al riconoscimento dei diritti e delle prerogative sanciti dal presente regolamento e da altri atti o disposizioni dell’amministrazione comunale a favore delle unioni civili”, si legge nel testo approvato), l'iscrizione non ha valore in caso di successione e quindi di divisione dell’eredità, come non ha valore neppure in tutte le altre situazioni che, al contrario, trovano tutela giuridica in caso di matrimonio. In buona sostanza, qui le persone che formano la coppia continuano ad essere per lo Stato due perfette sconosciute e nessuna delle due può accampare o far valere diritti nei confronti dell'altra, di fronte alla legge.

«E’ proprio questo il motivo - afferma Teresa Fauciglietti - per il quale sempre più Comuni si dotano di un Registro delle Unioni civili: fare pressione sul governo centrale e sul Parlamento affinché si legiferi in materia, considerato che, nella società odierna, le coppie di fatto sono di gran lunga più numerose di quelle sposate civilmente o con il rito religioso».

E se da un lato c'è la volontà di regolarizzare “legalmente” situazioni consolidate, dall'altro non mancano i “soliti furbi” che pensano di approfittare del “registro” per ottenere la cittadinanza italiana senza contrarre matrimonio. «Naturalmente ciò non è possibile», precisa la responsabile dell'Ufficio anagrafe e stato civile di Biella (in realtà lo status si può ottenere soltanto dopo che siano trascorsi tre anni dal giorno del  “sì”). Anche perché, se così fosse, si sarebbe trovato l'inganno ancor prima che sia fatta la legge...

Lara Bertolazzi

BIELLA - Si chiama Registro delle Unioni civili, ma, al momento, non è nient’altro che un mero foglio di Excel in dotazione all'Ufficio anagrafe del Comune di Biella. Adottato dal Consiglio comunale con la delibera numero 25 del 14 aprile scorso (con i voti favorevoli, 21 in tutto, di Partito Democratico, Biella in Comune, I Love Biella, Movimento 5 Stelle; contrari sei consiglieri di Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Buongiorno Biella), il registro conta attualmente due coppie iscritte, entrambe omosessuali: la prima dall’11 giugno, la seconda dal 6 agosto.

Possono richiedere di essere iscritte nel “registro”, come precisa il regolamento, “due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, indipendentemente dalla loro cittadinanza, coabitanti e anagraficamente residenti sul territorio comunale, formanti un nucleo familiare, legate fra loro da vincolo affettivo, intendendosi con questo il reciproco impegno all’assistenza morale e materiale, e non da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela, curatela, di matrimonio contratto in Italia o in uno Stato estero riconosciuto, i cui effetti non siano cessati all'atto della presentazione dell’istanza di iscrizione”.

«Si tratta in realtà di un contratto atipico - sottolinea Teresa Fauciglietti, responsabile dell'Anagrafe e dello Stato civile di Biella - in quanto l'accordo tra le parti si perfeziona davanti a un ufficiale di stato civile».

Al momento dell'iscrizione, ai richiedenti viene rilasciato un attestato di “Unione Civile basata su vincolo affettivo”, inteso, quest’ultimo, come assunzione di impegno alla reciproca assistenza morale e materiale. Il documento, tuttavia, non ha alcun valore legale poiché nessuna legge dello Stato, a tutt’oggi, riconosce le unioni civili (vedere altro servizio in pagina). Al di là, dunque, di un “valore morale” attribuitogli dal Comune di Biella (“l’attestato è rilasciato per i soli usi necessari al riconoscimento dei diritti e delle prerogative sanciti dal presente regolamento e da altri atti o disposizioni dell’amministrazione comunale a favore delle unioni civili”, si legge nel testo approvato), l'iscrizione non ha valore in caso di successione e quindi di divisione dell’eredità, come non ha valore neppure in tutte le altre situazioni che, al contrario, trovano tutela giuridica in caso di matrimonio. In buona sostanza, qui le persone che formano la coppia continuano ad essere per lo Stato due perfette sconosciute e nessuna delle due può accampare o far valere diritti nei confronti dell'altra, di fronte alla legge.

«E’ proprio questo il motivo - afferma Teresa Fauciglietti - per il quale sempre più Comuni si dotano di un Registro delle Unioni civili: fare pressione sul governo centrale e sul Parlamento affinché si legiferi in materia, considerato che, nella società odierna, le coppie di fatto sono di gran lunga più numerose di quelle sposate civilmente o con il rito religioso».

E se da un lato c'è la volontà di regolarizzare “legalmente” situazioni consolidate, dall'altro non mancano i “soliti furbi” che pensano di approfittare del “registro” per ottenere la cittadinanza italiana senza contrarre matrimonio. «Naturalmente ciò non è possibile», precisa la responsabile dell'Ufficio anagrafe e stato civile di Biella (in realtà lo status si può ottenere soltanto dopo che siano trascorsi tre anni dal giorno del  “sì”). Anche perché, se così fosse, si sarebbe trovato l'inganno ancor prima che sia fatta la legge...

Lara Bertolazzi