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«Un piccione ha fatto da Cupido»

«Un piccione ha fatto da Cupido»
Altro Grande Biella, 04 Luglio 2016 ore 18:20

COSSATO - Galeotto fu il piccione. Proprio il pennuto “innamorato” cantato da Povia in “Vorrei avere il becco” (il brano gli valse la vittoria al “Festival di Sanremo” del 2006) si è rivelato il Cupido della situazione nel far incontrare i due giovani che venerdì pronunceranno il fatidico sì a Villa Berlanghino, a Cossato. A convolare a nozze saranno la cossatese Giusy Scavone, 25 anni, e Osaze Ehiaguina, 23 anni, nigeriano (è nato a Benin City), arrivato in Italia su uno dei tanti barconi della speranza che ogni giorno attraversano il Mediterraneo.

«Io e Osaze - racconta la futura sposa - ci siamo conosciuti poco più di un anno fa, in Riva». Un incontro casuale, il loro: lui che passa di lì in sella alla bici e che, al suo passaggio, fa volare via uno o più piccioni; lei che si spaventa perché, come spiega, «ho una vera e propria avversione, una fobia, nei confronti di questi pennuti». Ciò che ne segue è facile da capire: Osaze si ferma e scende dalla bicicletta per assicurarsi che la ragazza stia bene. «E' così che abbiamo iniziato a parlare, a conoscerci poco alla volta, fino a quando abbiamo deciso di uscire insieme. Io mi sono innamorata tantissimo e anche lui mi ama», dice Giusy.

«In principio - aggiunge - tra noi, c'è stato qualche problema di comprensione, dovuto al fatto che il mio futuro marito non parlava la nostra lingua e il mio inglese era un po'... claudicante. Oggi, però, le cose sono migliorate: Osaze capisce l'italiano e sta iniziando anche a parlarlo. E' solo questione di tempo. Il mio fidanzato si sta impegnando molto nello studio e sono certa che farà progressi».

Il ventitreenne è arrivato in Italia un anno e mezzo fa, dopo aver lasciato il suo Paese, la Nigeria, e tutti i suoi affetti per cercare un futuro migliore. Una speranza talmente forte - comune a tanti migranti come lui - che persino il rischio di perdere la vita in mare diventa accettabile. «Prima di essere imbarcato - racconta Giusy - Osaze è stato tenuto prigioniero per un anno in Libia, dove ha subito i pestaggi e le torture che le cronache, spesso, ci raccontano».

Fortunatamente, la storia di questo ventitreenne nigeriano avrà un lieto fine. «Venerdì alle 11.30 - dice Giusy - ci sposeremo nella sala comunale di Villa Berlanghino, a Cossato; è prevista, inoltre, una funzione nella chiesa cristiana-pentecostale che si trova di fronte al Road Runner, mentre domenica pomeriggio faremo una festa a Villa Piazzo, a Pettinengo», ospiti dell'associazione Pacefuturo (che festeggerà così il secondo matrimonio misto, dopo quello di Robert e Serena del luglio del 2015).

«Abbiamo deciso di affrettare i tempi - conclude - perché al mio fidanzato non è stato rinnovato il permesso di soggiorno. Con il matrimonio, Osaze vedrà nuovamente regolarizzata la sua posizione. Sappiamo che non sarà facile formare una famiglia, anche se i miei genitori hanno capito la situazione e appoggiano le nostre scelte: d'altronde io ho un lavoro precario (di tanto in tanto mi occupo di una signora anziana) e lui tira avanti con qualche lavoretto saltuario. Ma siamo comunque decisi a fare il grande passo. Stiamo ancora cercando casa, e per i primi tempi ci accontenteremo di vivere da me (il giovane è ospite di un centro di accoglienza a Ronco Biellese, nda). Poi si vedrà. Di certo, però, non abbiamo in programma di avere figli: in questo momento non possiamo permetterceli».

Lara Bertolazzi

COSSATO - Galeotto fu il piccione. Proprio il pennuto “innamorato” cantato da Povia in “Vorrei avere il becco” (il brano gli valse la vittoria al “Festival di Sanremo” del 2006) si è rivelato il Cupido della situazione nel far incontrare i due giovani che venerdì pronunceranno il fatidico sì a Villa Berlanghino, a Cossato. A convolare a nozze saranno la cossatese Giusy Scavone, 25 anni, e Osaze Ehiaguina, 23 anni, nigeriano (è nato a Benin City), arrivato in Italia su uno dei tanti barconi della speranza che ogni giorno attraversano il Mediterraneo.

«Io e Osaze - racconta la futura sposa - ci siamo conosciuti poco più di un anno fa, in Riva». Un incontro casuale, il loro: lui che passa di lì in sella alla bici e che, al suo passaggio, fa volare via uno o più piccioni; lei che si spaventa perché, come spiega, «ho una vera e propria avversione, una fobia, nei confronti di questi pennuti». Ciò che ne segue è facile da capire: Osaze si ferma e scende dalla bicicletta per assicurarsi che la ragazza stia bene. «E' così che abbiamo iniziato a parlare, a conoscerci poco alla volta, fino a quando abbiamo deciso di uscire insieme. Io mi sono innamorata tantissimo e anche lui mi ama», dice Giusy.

«In principio - aggiunge - tra noi, c'è stato qualche problema di comprensione, dovuto al fatto che il mio futuro marito non parlava la nostra lingua e il mio inglese era un po'... claudicante. Oggi, però, le cose sono migliorate: Osaze capisce l'italiano e sta iniziando anche a parlarlo. E' solo questione di tempo. Il mio fidanzato si sta impegnando molto nello studio e sono certa che farà progressi».

Il ventitreenne è arrivato in Italia un anno e mezzo fa, dopo aver lasciato il suo Paese, la Nigeria, e tutti i suoi affetti per cercare un futuro migliore. Una speranza talmente forte - comune a tanti migranti come lui - che persino il rischio di perdere la vita in mare diventa accettabile. «Prima di essere imbarcato - racconta Giusy - Osaze è stato tenuto prigioniero per un anno in Libia, dove ha subito i pestaggi e le torture che le cronache, spesso, ci raccontano».

Fortunatamente, la storia di questo ventitreenne nigeriano avrà un lieto fine. «Venerdì alle 11.30 - dice Giusy - ci sposeremo nella sala comunale di Villa Berlanghino, a Cossato; è prevista, inoltre, una funzione nella chiesa cristiana-pentecostale che si trova di fronte al Road Runner, mentre domenica pomeriggio faremo una festa a Villa Piazzo, a Pettinengo», ospiti dell'associazione Pacefuturo (che festeggerà così il secondo matrimonio misto, dopo quello di Robert e Serena del luglio del 2015).

«Abbiamo deciso di affrettare i tempi - conclude - perché al mio fidanzato non è stato rinnovato il permesso di soggiorno. Con il matrimonio, Osaze vedrà nuovamente regolarizzata la sua posizione. Sappiamo che non sarà facile formare una famiglia, anche se i miei genitori hanno capito la situazione e appoggiano le nostre scelte: d'altronde io ho un lavoro precario (di tanto in tanto mi occupo di una signora anziana) e lui tira avanti con qualche lavoretto saltuario. Ma siamo comunque decisi a fare il grande passo. Stiamo ancora cercando casa, e per i primi tempi ci accontenteremo di vivere da me (il giovane è ospite di un centro di accoglienza a Ronco Biellese, nda). Poi si vedrà. Di certo, però, non abbiamo in programma di avere figli: in questo momento non possiamo permetterceli».

Lara Bertolazzi

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