“Un calendario venatorio che fa schifo”

“Un calendario venatorio che fa schifo”
16 Aprile 2015 ore 12:32

«Questo calendario venatorio fa schifo». La frase senza mezzi termini racchiude tutto il rammarico e la delusione di un’intera categoria. Elvio Giorsa, presidente di ArciCaccia Biella, non riesce a trattenere i toni: «Siamo molto, molto delusi – afferma -. Ancora una volta la Regione, sulla scia di quanto già fatto dalla giunta Cota, ha dimostrato di non avere alcuna considerazione per noi cacciatori. O una considerazione molto bassa. E sinceramente, non riusciamo a comprendere i motivi di questo comportamento». Al centro della polemica, il calendario che la giunta regionale – per il tramite dell’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero, che ha anche la delega sulla caccia e pesca – ha approvato nei giorni scorsi: un piano che ha messo sul piede di guerra tutte le associazioni venatorie (nel solo Piemonte i cacciatori sono 25mila), le quali hanno chiesto un’immediata revisione.

Duri i toni di Federcaccia Piemonte, la quale afferma che «Ferrero ha voluto ignorare le richieste del mondo venatorio, comportandosi come mai accaduto prima d’ora, in maniera irrituale come d’uso dire di questi tempi, e procedendo come se tra le sue deleghe non vi fosse anche quella relativa all’attività venatoria» e annuncia che «questa volta non ci sta, e chiamerà a raccolta associati e simpatizzanti per coordinare azioni e iniziative di protesta, certa che se l’attività venatoria è garantita da leggi nazionali, financo dalla Costituzione Italiana che ne delega proprio le Regioni, essa è diventata quanto mai problematica in Piemonte». Sulla stessa linea d’onda ArciCaccia, che proprio ieri sera ha promosso un direttivo regionale ad Alessandria per concordare eventuali azioni da intraprendere. «I punti sui quali non concordiamo sono numerosi – afferma Giorsa -. Innanziatutto le date di apertura e chiusura della caccia: dare il via il 4 ottobre è molto tardi, quindi perché scegliere una data del genere? Non dico di tornare ai vecchi tempi, quando si iniziava a cacciare ad agosto, ma neppure così tardi. Almeno le zone che non hanno problemi di colture, possono permettersi di sopportare la pressione venatoria già prima». Stesso discorso per la chiusura, fissata per l’uccellagione al 10 gennaio: «Ma che senso ha? – fa notare Giorsa – Una volta si poteva cacciare sino al 31 gennaio: in questo modo si perde quasi un mese nel quale potrebbero verificarsi dei passaggi di uccelli».

Ma ad irritare i cacciatori sono anche e soprattutto le limitazioni poste alle varie tipologie di caccia: «Il fagiano? – afferma Giorsa – Qui chiude a fine novembre, con possibilità di proroga fino a fine dicembre. Ma perchè le riserve private possono cacciare sempre fino al 31 gennaio? Forse uccidere un fagiano dentro o fuori una riserva cambia qualcosa? Il vero motivo è che lì girano molti soldi, e nessuno vuole mettere un freno a quelle realtà». Lo dimostrerebbe anche il fatto che «alcune riserve – aggiunge Giorsa – cacciano addirittura undici mesi su dodici: una cosa assurda». «Noi non siamo dei distruttori: siamo degli amanti della caccia e vogliamo poter operare secondo regole logiche – aggiunge il presidente -. Oggi cacciare è una passione molto cara, e nessuno vi si dedica se non è più che motivato. Vorremmo semplicemente essere nelle mani di gente competente, mentre invece ci scontriamo con una realtà di assessori che negli anni si sono sempre dimostrati del tutto ignoranti in materia di caccia. Preparatissimi altrove, ma non qui. Questa per noi, allo stato dei fatti, è una presa in giro».
Veronica Balocco

Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità