Tunnel, no ambientalista

Tunnel, no ambientalista
Altro 06 Marzo 2012 ore 17:48

Con lo slogan “Il torrente Elvo è in pericolo. Non lasciamolo in mano agli speculatori” l’associazione Valle Elvo Viva ha preso posizione venerdì sera al Polivante del paese sul passante idrico, cioè su quel tunnel sotterraneo progettato dal Consorzio per la bonifica della Baraggia, con cui l’acqua dell’Elvo sarà trasferita al bacino dell’Ingagna.

La “Spina Verde”. Osvaldo Ansermino, sindaco di Occhieppo Inferiore, ha aperto la serata parlando del progetto “Spina Verde”, privo di finanziamenti, per la creazione di una riserva naturale a gestione locale, finalizzata alla tutela di un habitat specifico e alla conservazione della biodiversità, nonché alla promozione e diffusione della cultura e dell’educazione ambientale. Senza danneggiare l’ecosistema esistente e senza alterare il regime idrico superficiale e di falda, con la “Spina Verde” si verrebbe a preservare un corridoio ecologico e a rivitalizzare un paesaggio finora integro. Ma se viene meno l’acqua nell’Elvo? Tante idee e tanti sogni coltivati in collaborazione con il Comune di Mongrando rischiano di essere vanificati se il passante idrico verrà realizzato, perché 8 milioni e mezzo di metri cubi di acqua verranno tolti dall’Elvo per essere convogliati con opere devastanti l’integrità del territorio verso un altro bacino.

Il presidente. «Ci opponiamo al passante idrico - ha sostenuto Marco Garabello, presidente di “Valle Elvo Viva”-. E’ uno spreco di denaro pubblico per un’opera impattante dal costo di più di 16 milioni di euro, che non dà lavoro alla valle. Manca una programmazione da parte degli enti preposti sul bene acqua, a rischio di monopolio da parte del Consorzio. Che da parte sua incamera il 16% del costo del progetto, compresa la doppia progettazione, senza che ci sia bisogno reale di acqua per l’agricoltura».

Le proposte dell’associazione. Garabello ha ipotizzato invece un’agricoltura sostenibile al posto della monocoltura risicola intensiva, insalubre e economicamente pericolosa. Al posto della cementificazione del passante idrico ha proposto la bonifica dei pozzi artesiani di pianura, l’ottimizzazione delle risorse idriche e l’introduzione di nuove varietà colturali. «Vogliamo il contratto di fiume - ha aggiunto Garabello -. Che preservi il patrimonio idrico della Valle Elvo e che sottragga alla famiglia Jacopino il monopolio delle acque. Bisogna prendere una posizione politica seria e spiegare i motivi per cui non vogliamo questo progetto. Invieremo una lettera al ministro Monti con le nostre ragioni e continueremo la nostra battaglia in nome del futuro della nostra valle».

La parola a Legambiente. Daniele Gamba ha poi illustrato le criticità dei nodi fluviali, le modulazioni di rilascio dell’acqua, la possibilità che l’Elvo sia ridotto ad un rigagnolo mentre l’acqua della valle andrà a finire a Moncrivello, nel bacino della Dora. «Il passante idrico creerebbe un danno all’ambiente, perché andrebbe a sottrarre una grande quantità di acqua ora disponibile. E la popolazione deve essere informata sul progetto».

Consorzio Baraggia. «Tanto rumore per niente - dice il presidente del Consorzio Carmelo Iacopino -. Non è previsto nessun danno. Ma cosa dicono? E’ solo un piccolo tunnel... Da realizzare per il bene della valle, come sempre. Diamo risaie per la Pedemontana. Perché ora non si può fare questo lavoro per l’acqua dell’intera valle?»