Tumori alla mammella, vince lo screening

Tumori alla mammella, vince lo screening
21 Ottobre 2014 ore 13:07

Ottobre è il mese della campagna Nastro Rosa e Lilt, in Italia, è da sempre esponente unico e privilegiato per la sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al seno che  continua ad essere il “big kil­ler 1” del genere femminile in campo oncologico. Forse non tutti sanno che a Biella esiste un Registro Tumori, per questo, per avere un quadro generale del nostro territorio, abbiamo intervistato  Adriano Giacomin, epidemiologo dell’Asl Bi.

Qual è il profilo epidemiologico del tumore alla mammella in Italia e, nello specifico, nella provincia di Biella?
 «I dati mostrano che in Italia ogni anno si ammalano circa 48mila donne con un aumento tra le giovani in età compresa tra i 25 e i 45 anni.  Il tumore della mammella a Biella, e in generale in Piemonte, è sostanzialmente in linea con i dati del Nord Italia e il numero di nuove diagnosi, nel Biellese, è indicativamente tra 170 e  180 l’anno».

Il tumore alla mammella è il tumore più frequente nel sesso femminile. È aumentato il numero delle donne affette da questa patologia?
 «Non si può dire che il tumore della mammella sia aumentato; anche se, in realtà, i segnali sembrano contraddittori perchè registrano un leggero incremento di incidenza, cioè di nuovi casi ogni anno, a fronte, però, di  una riduzione della mortalità. Sicuramente  questo dipende dal fatto che la diagnosi precoce è migliorata. È bene ricordare che si parla di un tumore la cui sopravvivenza a dieci anni dalla diagnosi è mediamente dell’80% e che a cinque anni dalla diagnosi è superiore al 90% nelle donne di età inferiore a 75 anni. Ciò significa che i fenomeni di mortalità per il tumore mammario, se sopraggiungono, sono fenomeni che avvengono a media-lunga distanza dall’evento di malattia o a causa di una recidiva a distanza».

La diagnosi precoce è il primo passo di un percorso che le donne si trovano ad affrontare. Cosa succede dopo la diagnosi?
«Uno dei nodi fondamentali è certamente capire quale sia la soluzione terapeutica migliore per le singole pazienti: non basta avere la diagnosi di un tumore, occorre che alla diagnosi venga affiancata una valutazione degli indicatori prognostici dai quali può discendere la scelta della terapia più appropriata. Data la numerosità di questi indicatori possiamo affermare che il tumore alla mammella è una “famiglia di malattie” con caratteristiche diverse, all’interno delle quali ci sono quelle a maggior rischio per la sopravvivenza, perché hanno una risposta minore alle terapie».

Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro? Cosa possiamo fare per prevenire la malattia?
«Siamo di fronte ad una malattia che colpisce mediamente una donna ogni 8, quindi è la più frequente nel genere femminile e non c’è previsione che questi dati diminuiscano soprattutto perché le patologie oncologiche dipendono, da un lato da fattori individuali, dall’altro da caratteristiche biologiche legate all’invecchiamento. Pertanto,  è inevitabile che i tumori possano essere definiti come una malattia dell’invecchiamento. Cosa possiamo fare per prevenire: stili di vita sani che dobbiamo coltivare fin da giovani (corretta alimentazione, non fumare e fare attività fisica) e prospettive di lungo periodo sono comunque rinforzate se esiste un’alleanza tra le donne e il mondo della medicina: mi riferisco alla volontà di sottoporsi a screening che rappresentano un’arma vincente nell’ambito del tumore della mammella. Tengo a ribadire che il tumore, in particolare quello della mammella,  non deve essere visto come una malattia incurabile perché ha un tasso di sopravvivenza elevatissimo, il 95% dopo i 5 anni dalla diagnosi in stadio iniziale».

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