Trasporti, Biellese “dimenticato”

Trasporti, Biellese “dimenticato”
Altro 22 Gennaio 2017 ore 10:12

Per coniugare una visione di ampio respiro con le emergenze ed i problemi quotidiani che riguardano lo spostamento delle persone la Regione ha lanciato una sfida grazie al nuovo Piano regionale della mobilità e dei trasporti. Con questo documento, presentato proprio ieri dal presidente Sergio Chiamparino e dall’assessore ai trasporti, Francesco Balocco, si vogliono delineare linee guida di sviluppo che dovranno, di qui ai prossimi anni, essere il punto di riferimento anche degli interventi infrastrutturali che saranno realizzati in Piemonte. Il piano si attuerà mediante politiche integrate: la pianificazione dei trasporti produce effetti indiretti su altri settori; lo stesso vale anche per le scelte della politica per l’ambiente, per l’energia, per il governo del territorio o per i servizi ai cittadini. La fotografia che emerge, per quanto riguarda il Biellese, non è certo confortante. Il Piemonte, infatti, spulciando lo studio definisce cinque zone cardine. La prima è quella di Torino, su cui transitano la maggior parte delle persone e delle merci. Ci sono poi altri quattro nodi strategici individuati nel piano, ossia le zone di Novara, Asti, Alessandria e Cuneo. Ed è proprio in queste aree che si concentreranno gli sforzi, a livello di mobilità, della Regione. E Biella? Nell’apposita cartina predisposta nel piano si evince che si continuerà a puntare sull’integrazione tra ferro e gomma per lo spostamento. Il che implica pochi investimenti sul nostro territorio rispetto ad altri, come ad esempio l’eporediese o il vercellese.

«L’ultimo Piano strategico dei trasporti - ha ricordato Chiamparino - risale al 1979: questo nuovo Piano ha un orizzonte temporale di ampio respiro e ci consente di immaginare il sistema dei trasporti del futuro, sia delle persone che delle merci, in grado di conciliare le esigenze di mobilità con il rispetto dell’ambiente». La Regione sa infatti perfettamente che la mobilità nel prossimo futuro subirà profondi cambiamenti grazie all’evoluzione delle tecnologie, alla crescente sensibilità ambientale e al cambiamento delle abitudini degli utenti. Inoltre, il completamento del traforo della Torino-Lione e del Terzo valico dei Giovi proietteranno il Piemonte al centro del traffico internazionale delle merci. «Non possiamo prevedere con certezza gli scenari che il combinato disposto di questi fattori produrrà - ha sottolineato Balocco - e non è questo lo scopo specifico di questo piano, ma possiamo dotarci di strumenti in grado di saper leggere le tendenze in atto e di metterci in condizione di intervenire a livello politico e amministrativo per saper coglierne le opportunità e orientare la nostra azione».

Il Piano è ora in fase di valutazione. Sono stati coinvolti i soggetti con competenza ambientale, i rappresentati del comparto trasporti, ma anche coloro che avevano partecipato al workshop di apertura dei lavori. Tutti potranno esprimere osservazioni prima dell’approvazione in Consiglio regionale. «Proporremo alle Province e ai Comuni di condividere formalmente il Piano - ha dichiarato a questo proposito Chiamparino - perché è evidente che le istituzioni su un tema così importante e che impatta sulla vita dei cittadini non possono andare in ordine sparso, ma devono concorrere ad un disegno definito e coerente».

«Piano già vecchio».«Un libro dei sogni che nasce già vecchio, con dati risalenti addirittura al 2013». E’ quanto afferma Federico Valetti, Consigliere regionale M5S e vicepresidente della Commissione regionale trasporti. «Il nuovo Piano trasporti della Regione - aggiunge - è come il progetto di una casa senza fondamenta. Mancano anche i fondi necessari a realizzarlo, come ammesso dagli stessi tecnici dell'assessorato ai Trasporti, e sono del tutto assenti i cronoprogrammi. Presupponendo che l'approvazione avvenga nel 2018, avremo un piano superato dagli eventi e dalla storia. Nulla di paragonabile a quanto realizzato nella vicina Lombardia. Appena 88 pagine il documento del Piemonte contro le 500 di quello lombardo dove sono indicati precisi impegni di spesa e tempi certi».

Enzo Panelli

Per coniugare una visione di ampio respiro con le emergenze ed i problemi quotidiani che riguardano lo spostamento delle persone la Regione ha lanciato una sfida grazie al nuovo Piano regionale della mobilità e dei trasporti. Con questo documento, presentato proprio ieri dal presidente Sergio Chiamparino e dall’assessore ai trasporti, Francesco Balocco, si vogliono delineare linee guida di sviluppo che dovranno, di qui ai prossimi anni, essere il punto di riferimento anche degli interventi infrastrutturali che saranno realizzati in Piemonte. Il piano si attuerà mediante politiche integrate: la pianificazione dei trasporti produce effetti indiretti su altri settori; lo stesso vale anche per le scelte della politica per l’ambiente, per l’energia, per il governo del territorio o per i servizi ai cittadini. La fotografia che emerge, per quanto riguarda il Biellese, non è certo confortante. Il Piemonte, infatti, spulciando lo studio definisce cinque zone cardine. La prima è quella di Torino, su cui transitano la maggior parte delle persone e delle merci. Ci sono poi altri quattro nodi strategici individuati nel piano, ossia le zone di Novara, Asti, Alessandria e Cuneo. Ed è proprio in queste aree che si concentreranno gli sforzi, a livello di mobilità, della Regione. E Biella? Nell’apposita cartina predisposta nel piano si evince che si continuerà a puntare sull’integrazione tra ferro e gomma per lo spostamento. Il che implica pochi investimenti sul nostro territorio rispetto ad altri, come ad esempio l’eporediese o il vercellese.

«L’ultimo Piano strategico dei trasporti - ha ricordato Chiamparino - risale al 1979: questo nuovo Piano ha un orizzonte temporale di ampio respiro e ci consente di immaginare il sistema dei trasporti del futuro, sia delle persone che delle merci, in grado di conciliare le esigenze di mobilità con il rispetto dell’ambiente». La Regione sa infatti perfettamente che la mobilità nel prossimo futuro subirà profondi cambiamenti grazie all’evoluzione delle tecnologie, alla crescente sensibilità ambientale e al cambiamento delle abitudini degli utenti. Inoltre, il completamento del traforo della Torino-Lione e del Terzo valico dei Giovi proietteranno il Piemonte al centro del traffico internazionale delle merci. «Non possiamo prevedere con certezza gli scenari che il combinato disposto di questi fattori produrrà - ha sottolineato Balocco - e non è questo lo scopo specifico di questo piano, ma possiamo dotarci di strumenti in grado di saper leggere le tendenze in atto e di metterci in condizione di intervenire a livello politico e amministrativo per saper coglierne le opportunità e orientare la nostra azione».

Il Piano è ora in fase di valutazione. Sono stati coinvolti i soggetti con competenza ambientale, i rappresentati del comparto trasporti, ma anche coloro che avevano partecipato al workshop di apertura dei lavori. Tutti potranno esprimere osservazioni prima dell’approvazione in Consiglio regionale. «Proporremo alle Province e ai Comuni di condividere formalmente il Piano - ha dichiarato a questo proposito Chiamparino - perché è evidente che le istituzioni su un tema così importante e che impatta sulla vita dei cittadini non possono andare in ordine sparso, ma devono concorrere ad un disegno definito e coerente».

«Piano già vecchio».«Un libro dei sogni che nasce già vecchio, con dati risalenti addirittura al 2013». E’ quanto afferma Federico Valetti, Consigliere regionale M5S e vicepresidente della Commissione regionale trasporti. «Il nuovo Piano trasporti della Regione - aggiunge - è come il progetto di una casa senza fondamenta. Mancano anche i fondi necessari a realizzarlo, come ammesso dagli stessi tecnici dell'assessorato ai Trasporti, e sono del tutto assenti i cronoprogrammi. Presupponendo che l'approvazione avvenga nel 2018, avremo un piano superato dagli eventi e dalla storia. Nulla di paragonabile a quanto realizzato nella vicina Lombardia. Appena 88 pagine il documento del Piemonte contro le 500 di quello lombardo dove sono indicati precisi impegni di spesa e tempi certi».

Enzo Panelli