Tragedia della Costa Concordia: si cerca ancora Maria di Cavaglià

Altro 17 Gennaio 2012 ore 17:54

(17 gen) C’è anche una biellese d’adozione, Maria D’introno (nella foto con il marito Vincenzo), 30 anni, originaria di Corato, in provincia di Bari, ma residente da anni a Cavaglià, tra le 23 persone che ancora mancano all’appello dopo il naufragio di venerdì sera della “Costa Concordia” all’Isola del Giglio. I morti sono saliti a 11. La giovane donna era partita per la crociera “Profumo d’agrumi” (otto giorni e sette notti), con il marito Vincenzo Roselli, i suoceri, Martire Roselli, 74 anni, e la moglie, Lucia Perrone, 70 anni, che festeggiavano le nozze d’oro, il cognato Antonio Roselli e la moglie di quest’ultimo, Luciana Piarulli, fino a poco tempo fa titolare della tabaccheria di via Rondolino a Cavaglià. Vincenzo e il fratello Antonio sono molto conosciuti perché lavorano come piasstrellisti per conto della Cabrio edilizia di Salussola. (17 gen) C’è anche una biellese d’adozione, Maria D’introno (nella foto con il marito Vincenzo), 30 anni, originaria di Corato, in provincia di Bari, ma residente da anni a Cavaglià, tra le 23 persone che ancora mancano all’appello dopo il naufragio di venerdì sera della “Costa Concordia” all’Isola del Giglio. I morti sono saliti a 11. La giovane donna era partita per la crociera “Profumo d’agrumi” (otto giorni e sette notti), con il marito Vincenzo Roselli, i suoceri, Martire Roselli, 74 anni, e la moglie, Lucia Perrone, 70 anni, che festeggiavano le nozze d’oro, il cognato Antonio Roselli e la moglie di quest’ultimo, Luciana Piarulli, fino a poco tempo fa titolare della tabaccheria di via Rondolino a Cavaglià. Vincenzo e il fratello Antonio sono molto conosciuti perché lavorano come piasstrellisti per conto della Cabrio edilizia di Salussola.

L’appello. Il paese sta vivendo il momento con apprensione. L’appello lanciato dal marito, ieri pomeriggio, ha acuito l’angoscia: «Trovate mia moglie, vi prego», ha chiesto alle autorità che coordinano i soccorsi. Nell’inferno di quella , le tracce della moglie sono state inghiottite insieme a quelle di tanti altri passeggeri e membri dell’equipaggio. «Ho visto mia moglie buttarsi in acqua con il salvagente, poi non ho avuto più sue notizie», ha dichiarato l’uomo ai giornalisti. Ora si trova a Porto Santo Stefano con tutti gli altri componenti della famiglia.

Il racconto. La cognata, Luciana Pirulli, è stata una delle prime, tra i circa 4200 naufraghi, a parlare con i giornalisti. Il suo racconto, rilasciato al telefono all’inviato del Secolo XIX poche ore dopo la sciagura, è drammatico: «Adesso siamo ospiti nei locali della Pro Loco, senza vestiti, senza più niente... siamo messi male, ci hanno diviso sull’isola in diverse zone... noi siamo un gruppo di sei persone. Una di noi manca all’appello, speriamo che la trovino presto».

Mancato allarme. Il racconto di quanto avvenuto continua: «Stavamo cenando e all’improvviso la nave è andata tutta da un lato. Ci hanno detto che c’era un’avaria elettrica al generatore. Invece avevano centrato uno scoglio e non ce l’hanno detto. Poi ci hanno messo il salvagente, dicendo di andare alle scialuppe, sulle quali però non c’era posto per tutti, anche perchè alcune non funzionavano...».

La salvezza. La voce della naufraga biellese è rotta dall’emozione: «Per salvarci - prosegue - ci siamo buttati in mare, perchè altrimenti saremmo rimasti sotto la nave, schiacciati. Non mi ricordo in che lato eravamo e quali scialuppe non funzionavano. Alla fine ci hanno detto di buttarci, ma non ci aprivano i cancelli. Per tuffarci in acqua abbiamo allora dovuto scavalcare. In acqua non pensi a nulla, sei nel panico, cerchi di aiutare tutti. Meno male che c’era la riva vicina, se eravamo in mare aperto sarebbe stato un disastro...».

Solidarietà. Tra gli abitanti di Cavaglià in apprensione, c’è il sindaco, Giancarlo Borsoi: «Mi tengo - conferma - in costante contatto con Costa Crociere e con la Prefettura in attesa di novità che, mi auguro, possano essere positive. Non voglio aggiungere altro se non confermare di essere a disposizione della famiglia di concittadini...».

I dispersi. I soccorritori non si fermano nelle ricerche. La nave è gigantesca, una piccola città galleggiante. Si continua a cercare, con l’incubo di quei 23 nomi che ancora mancano all’appello. Tra di loro anche una giovane donna di Cavaglià che tutti sperano possa essere ancora viva.

17 gennaio 2012