Tessuti “intelligenti” per innovativi supporti contro il dolore

Tessuti “intelligenti” per innovativi supporti contro il dolore
Altro 25 Gennaio 2017 ore 20:45

Significativa esperienza del cardiochirurgo biellese Philippe Caimmi, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Cardiology and therapy. Si tratta di uno studio unico nel suo genere, effettuato in collaborazione con l’istituto di anatomia dell’Università del Piemonte orientale, che per la prima volta ha dimostrato la validità di un concetto innovativo che da tempo cerca di farsi strada in medicina: l’utilizzo dei tessuti “intelligenti” high tech per il confezionamento di tutori che assistono il paziente in caso di deficit osteoarticolari patologici e/o iatrogeni. La fantascienza, sia nella letteratura che nella cinematografia, ha messo in luce il concetto avveniristico dell’applicazione di esoscheletri o “wearable support” ossia supporti indossabili, che possano migliorare le prestazioni muscoloscheletriche dell’uomo. Ci sono riferimenti in romanzi di fantascienza come “Starship Troopers ”di Robert Heinlein e in film come “Alien”, in cui Sigourney Weaver combatte uno degli alieni “indossando” un esoscheletro. La cosa affascinante è che gli esoscheletri stanno diventando realtà, tanto che alcuni modelli stanno già aiutando alcune persone a riacquistare maggiore mobilità e/o aiutare nella riabilitazione. La struttura e caratteristiche di questi supporti esterni cambiano secondo le necessita dell’utenza. Il concetto di esoscheletro si fonda con la tradizione delle protesi esterne mobili, come l’occhiale, che con la sua introduzione nel Rinascimento ha allungato l’età produttiva degli artigiani tessili pisani, per arrivare alle armature e alle cotte cavalleresche e per finire ai manufatti di abbigliamento come le scarpe e cosi via.  L’idea quindi che un supporto esterno con il conforto e l’ergonemia che la tecnologia del tessile  può offrire esiste in maniera più o meno consapevole da tempo. Il cardiochirurgo Caimmi ha trasferito questi concetti  sui propri malati e ha valutato e validato i benefici  di un “weareble support”  di nuova concezione sui pazienti nella fase di recupero della biomeccanica toracica dopo la chirurgia cardiaca in sternotomia nel  prevenire complicanze meccaniche,  ridurre il dolore postoperatorio e velocizzare il decorso ospedaliero. La nuova tipologia di veste di supporto (da termine inglese “vest”) sviluppa un supporto esterno di 8 nanometri, il 75 per cento in più rispetto delle tradizionali fasce elastiche attualmente in uso. I risultati sono stati molto incoraggianti. Oltre ad avere una drastica riduzione delle complicanze di ferita grazie alla riduzione degli stress di trazione durante la tosse e i movimenti, si è registrato un importante riduzione del fabbisogno di farmaci antidolorifici e conseguentemente dei tempi di degenza grazie ad una mobilizzazione spontanea  più precoce e sicura del paziente. Gli stessi pazienti hanno segnalato una effettiva percezione di uno stato di salute migliore (maggiore efficienza motoria e meno dolore) quando utilizzano la veste di supporto. Allo stesso tempo, grazie alla vestibilità derivante dall’utilizzo di materiali tessili hightech intelligenti, ovvero che si adattano alle sollecitazioni e all’anatomia del paziente grazie all’utilizzo combinato di materiali con differenti risposte allo stress meccanico, i pazienti non hanno segnalato difficoltà di portabilità, cosa che ha consentito l’utilizzo continuativo per circa 90 giorni che è considerato il tempo medio di consolidamento dello sterno dopo sternotomia. Il prossimo traguardo nei progetti di Caimmi e dei ricercatori dell’istituto di anatomia dell’Università del Piemonte Orientale è quello di inserire in questa tipologia di wearable support dei sensori che siano in grado di ottimizzare ulteriormente l’azione della veste e fornire anche dati di monitoraggio che possano segnalare l’innesco di fenomeni biologici potenzialmente complicanti la ferita sternale.E.P.

Significativa esperienza del cardiochirurgo biellese Philippe Caimmi, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Cardiology and therapy. Si tratta di uno studio unico nel suo genere, effettuato in collaborazione con l’istituto di anatomia dell’Università del Piemonte orientale, che per la prima volta ha dimostrato la validità di un concetto innovativo che da tempo cerca di farsi strada in medicina: l’utilizzo dei tessuti “intelligenti” high tech per il confezionamento di tutori che assistono il paziente in caso di deficit osteoarticolari patologici e/o iatrogeni. La fantascienza, sia nella letteratura che nella cinematografia, ha messo in luce il concetto avveniristico dell’applicazione di esoscheletri o “wearable support” ossia supporti indossabili, che possano migliorare le prestazioni muscoloscheletriche dell’uomo. Ci sono riferimenti in romanzi di fantascienza come “Starship Troopers ”di Robert Heinlein e in film come “Alien”, in cui Sigourney Weaver combatte uno degli alieni “indossando” un esoscheletro. La cosa affascinante è che gli esoscheletri stanno diventando realtà, tanto che alcuni modelli stanno già aiutando alcune persone a riacquistare maggiore mobilità e/o aiutare nella riabilitazione. La struttura e caratteristiche di questi supporti esterni cambiano secondo le necessita dell’utenza. Il concetto di esoscheletro si fonda con la tradizione delle protesi esterne mobili, come l’occhiale, che con la sua introduzione nel Rinascimento ha allungato l’età produttiva degli artigiani tessili pisani, per arrivare alle armature e alle cotte cavalleresche e per finire ai manufatti di abbigliamento come le scarpe e cosi via.  L’idea quindi che un supporto esterno con il conforto e l’ergonemia che la tecnologia del tessile  può offrire esiste in maniera più o meno consapevole da tempo. Il cardiochirurgo Caimmi ha trasferito questi concetti  sui propri malati e ha valutato e validato i benefici  di un “weareble support”  di nuova concezione sui pazienti nella fase di recupero della biomeccanica toracica dopo la chirurgia cardiaca in sternotomia nel  prevenire complicanze meccaniche,  ridurre il dolore postoperatorio e velocizzare il decorso ospedaliero. La nuova tipologia di veste di supporto (da termine inglese “vest”) sviluppa un supporto esterno di 8 nanometri, il 75 per cento in più rispetto delle tradizionali fasce elastiche attualmente in uso. I risultati sono stati molto incoraggianti. Oltre ad avere una drastica riduzione delle complicanze di ferita grazie alla riduzione degli stress di trazione durante la tosse e i movimenti, si è registrato un importante riduzione del fabbisogno di farmaci antidolorifici e conseguentemente dei tempi di degenza grazie ad una mobilizzazione spontanea  più precoce e sicura del paziente. Gli stessi pazienti hanno segnalato una effettiva percezione di uno stato di salute migliore (maggiore efficienza motoria e meno dolore) quando utilizzano la veste di supporto. Allo stesso tempo, grazie alla vestibilità derivante dall’utilizzo di materiali tessili hightech intelligenti, ovvero che si adattano alle sollecitazioni e all’anatomia del paziente grazie all’utilizzo combinato di materiali con differenti risposte allo stress meccanico, i pazienti non hanno segnalato difficoltà di portabilità, cosa che ha consentito l’utilizzo continuativo per circa 90 giorni che è considerato il tempo medio di consolidamento dello sterno dopo sternotomia. Il prossimo traguardo nei progetti di Caimmi e dei ricercatori dell’istituto di anatomia dell’Università del Piemonte Orientale è quello di inserire in questa tipologia di wearable support dei sensori che siano in grado di ottimizzare ulteriormente l’azione della veste e fornire anche dati di monitoraggio che possano segnalare l’innesco di fenomeni biologici potenzialmente complicanti la ferita sternale.E.P.