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Terremoti "Il Biellese non è a rischio"

Terremoti <BR>"Il Biellese non è a rischio"
Altro Grande Biella, 18 Luglio 2012 ore 12:50

L’Italia è, si sa, un Paese sismico. E l’impatto che i terremoti possono avere sul territorio nazionale s’è dispiegato ancora una volta in tutta la sua violenza, appena due mesi fa, durante il sisma che ha colpito l’Emilia. Ma la Terra in generale è in continuo “movimento” e anche zone notoriamente a basso rischio, come il Biellese, non sono totalmente estranee a questi fenomeni naturali e a più profondi cambiamenti.

Terremoti nel Biellese? Sulla questione è tornato l’esperto Ferruccio Cossutta, nel corso del convegno “Terremoti a Biella? Capire i perché e i come per convivere meglio”, organizzato dall’Università Popolare Biellese, con la collaborazione dell’associazione “Amici del Museo”, al Museo del Territorio di Biella. «Sappiamo che il Biellese non rientra tra le zone sismiche italiane -ha spiegato Cossutta -. Dal punto di vista geologico, però, resta un territorio molto particolare: qui, si trova infatti la cerniera di contatto tra il continente europeo e quello africano». Una congiunzione nata da spinte talmente potenti da creare le Alpi, oggi vero agente di riparo, per tutto il Piemonte, da fenomeni sismici di rilevante intensità. I punti deboli. Anche il Biellese e il Piemonte presentano, però, alcune criticità, come ha spiegato Ferruccio Cossutta: «La nostra provincia è solcata da due faglie importanti: la linea della Cremosina e la linea Insubrica. Sono linee trascorrenti, in pratica dei punti deboli che, se sollecitati, potrebbero causare problemi. Tuttavia, non va fatto allarmismo: in zona, non si sono mai verificate sollecitazioni di una certa portata». I geologi hanno poi rilevato l’accrescersi del movimento che interessa l’arco alpino: «Le Alpi si stanno sollevando di 2 centimetri all’anno. Vale anche per le colline del Torinese e del Monferrato, tanto che si sono prodotte deviazioni di fiumi, come quella del Tanaro. Altre tensioni sotto la crosta terrestre stanno producendo, invece, un inabissamento verso Sud-Est. Lo dimostra il fatto che la città di Alessandria finisce sempre più spesso allagata». Prevenzione. Detto questo, che fare? «Il sisma in Emilia non sarebbe stato tanto forte da giustificare simili conseguenze. Non si può ricorrere che alla prevenzione -ha ammesso Cossutta -. Costruire secondo norme antisismiche, localizzare i progetti che rischiano di sorgere in zone a rischio. Insomma, prestare attenzione a questi cambiamenti, anche dove l’allarme è, di regola, basso».

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