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Storie di "8 marzo"

Storie di "8 marzo"
Altro Biella Città, 06 Marzo 2014 ore 10:54

Rispetto al passato, molti passi avanti sono stati fatti. Ma di strada da fare ce n’è ancora tanta (senza eccessi, forse). E’ questa la sintesi delle riflessioni sulla festa dell’ 8 marzo di due figure eccellenti del nostro territorio: Silvia Cavicchioli e Bianca Zumaglini. Due esempi diversi e per certi versi opposti di essere donna, che però fotografano alla perfezione i diritti conquistati e il senso di questa ricorrenza nel terzo millennio.

 
Io, Silvia. «Da quando sono madre capisco appieno il ritardo del nostro paese - spiega la docente universitaria, a Torino, 42 anni, sposata e con un figlio di un anno e mezzo -. E sono fortunata. Perché mio marito rientra in quel 6% di uomini italiani che hanno ottenuto il “congedo di paternità”. Cifra che rispetto ai paesi del nord Europa, ovviamente, è bassissima. I politici parlano sempre di sostegno alla famiglia, ma sul piano delle leggi siamo in ritardo rispetto alla modernità che esiste in altre nazione europee. E tante donne, quindi, tra lavoro e famiglia, finiscono con il fare un passo indietro rispetto alle proprie possibilità di carriera. A me non è capitato. Ma  sono un’eccezione».

Una patria di soli padri. «Anche dal punto di vista storico noi donne scontiamo dei pregiudizi - aggiunge la docente di storia del Risorgimento -. Sembra che l’Italia abbia avuto solo padri della patria... Garibaldi, Mazzini, Cavour. Invece ci sono state straordinarie, ma sconosciute, figure femminili. Qualche anno fa organizzai un corso, proprio su personaggi come Anna Pallavicino Trivulzio e Giovanna Bertola, quest’ultima, piemontese, fondatrice di un giornale a Parma che già all’epoca affrontava temi patriottici e femminili, tra codice civile e possibilità di riforme. Nell’immaginario invece le donne, anche nella memoria storica, sono solo madri o mogli degli eroi maschi, oltre alla sempre citata contessa di Castiglione».

 
Ieri e oggi. Bianca Zumaglini però non ha dubbi: «Mi tengo stretto il mio passato. Il mio Novecento. Morissi e rinascessi domani, rifarei la casalinga e la sarta - racconta la donna, 88 anni, dall’alto dei suoi 16 libri pubblicati (di cucina) -. Rispetto a quando ero giovane, tutto è cambiato. In meglio, certo. Le donne possono fare cose una volta inimmaginabili. Ci sono una libertà e una consapevolezza che la mia generazione, e forse pure la successiva, non si sognavano nemmeno. Ma io sono una donna serena e felice. Non mi è mai mancato nulla. Merito mio e della mia famiglia». «Questo non significa che il passato, con le sue differenze tra uomini e donne, fosse giusto - aggiunge -. Anzi. Forse l’ideale sarebbe una sintesi tra passato e presente, una via di mezzo fatta di diritti e di senso dei limiti. Il che vale un po’ per tutto».
 
Politica. «Ho visto la foto di Renzi con i ministri donna del governo, dopo il giuramento ufficiale - aggiunge Cavicchioli -. E mi sono detta, ma non c’è sessismo in questa immagine? La foto coi ministri maschi mica si fa! Difendo quindi le  leggi che obbligano le presenze femminili in certi contesti. Altrimenti alcuni meccanismi non si scardinerebbero mai. Basta vedere nei consigli d’amministrazione delle grandi aziende, delle fondazioni bancarie e di tutti i centri di potere: la stragrande maggioranza sono composti da uomini, sicuramente anche bravi. Io? Sono stata fortunata; ma, nel raggiungere i vertici dell’università, in generale una donna fatica di più rispetto ad un uomo». «Sono una mamma e una nonna e non avrei voluto essere nient’altro - assicura la Zumaglini -. Non avrei voluto diventare un’impiegata di banca o fare nessuna carriera. Mi piaceva e mi piace uscire di casa, coltivare l’orto. Ma sono una donna del passato. E’ giusto che oggi le ragazze sfruttino la libertà. Forse senza esagerare».

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