Stalking, primo atto contro ex fidanzato

01 Aprile 2009 ore 21:55
Stalking, primo atto
contro ex fidanzato

Provvedimento per un cinquantenne di Biella

(30 mar) Dalla denuncia di stalking al provvedimento del giudice è passata una manciata di giorni. E’ stata recepita al volo e messa subito in atto la nuova normativa sugli atti persecutori. Il giudice delle indagini preliminari, Claudio Passerini, ha emesso un duro e articolato provvedimento nei confronti di un cinquantenne di Biella  che non ha mai voluto rassegnarsi alla fine della relazione, avvenuta nell’agosto di due anni fa, con una cossatese di 33 anni che, pochi giorni fa, esasperata e impaurita per le continue minacce, i continui dispetti e i soprusi, si è presentata nella caserma dei carabinieri di Cossato e ha presentato denuncia per il nuovo reato di atti persecutori. Per non rischiare che vengano prese nei suoi confronti misure ben più pesanti, non ultimo il carcere, l’uomo, un cinquantenne di Biella, dovrà rispettare alla lettera l’ordine del giudice. Non potrà ad esempio varcare il confine della zona del Cossatese dove abita la presunta vittima dello stalking. E neppure entrare nel quartiere di Biella dove la donna lavora. Così come non potrà recarsi a Valle Mosso dove abita l’amica della giovane donna perseguitata, a sua volta presa di mira in quanto, a dire dell’indagato, sarebbe la principale responsabile della rottura definitiva della sua relazione.

Stalking, primo atto
contro ex fidanzato

Provvedimento per un cinquantenne: stop alle persecuzioni

Dalla denuncia di stalking al provvedimento del giudice è passata una manciata di giorni. E’ stata recepita al volo e messa subito in atto la nuova normativa sugli atti persecutori. Il giudice delle indagini preliminari, Claudio Passerini, ha emesso un duro e articolato provvedimento nei confronti di un cinquantenne di Biella  che non ha mai voluto rassegnarsi alla fine della relazione, avvenuta nell’agosto di due anni fa, con una cossatese di 33 anni che, pochi giorni fa, esasperata e impaurita per le continue minacce, i continui dispetti e i soprusi, si è presentata nella caserma dei carabinieri di Cossato e ha presentato denuncia per il nuovo reato di atti persecutori. Per non rischiare che vengano prese nei suoi confronti misure ben più pesanti, non ultimo il carcere, l’uomo, un cinquantenne di Biella, dovrà rispettare alla lettera l’ordine del giudice. Non potrà ad esempio varcare il confine della zona del Cossatese dove abita la presunta vittima dello stalking. E neppure entrare nel quartiere di Biella dove la donna lavora. Così come non potrà recarsi a Valle Mosso dove abita l’amica della giovane donna perseguitata, a sua volta presa di mira in quanto, a dire dell’indagato, sarebbe la principale responsabile della rottura definitiva della sua relazione.
Per il primo provvedimento di questo genere emesso dal tribunale cittadino, uno dei primi a livello nazionale, il giudice non ha voluto tralasciare nulla. Ha ordinato tra l’altro all’uomo di non avvicinarsi a due centri commerciali frequentati di norma dalla ex e dove – secondo quanto riportato in denuncia – la giovane donna si sarebbe trovata più volte di fronte il suo presunto persecutore, il quale avrebbe dato vita a notevoli scenate.
Il provvedimento al gip, in via d’urgenza, è stato chiesto dal sostituto procuratore Mariaserena Iozzo. C’era da fare in fretta in quanto, ormai da parecchi mesi, l’uomo si era fatto sempre più insistente e minaccioso. Senza contare che ha alle spalle precedenti analoghi, «con una personalità – riporta il provvedimento – fortemente incline ai reati contro la persona».
Il tipo di misura cautelare emesso, appare – secondo il giudice – «l’unico possibile per proporzione e intensità in relazione alla personalità criminale dell’indagato…».
Per una vicenda analoga, a metà degli anni Novanta, l’uomo si era già reso protagonista di episodi di violenza dopo che la donna con cui viveva l’aveva piantato. Addirittura, dopo le minacce e gli insulti, era arrivato al punto di incendiare l’auto del rivale in amore.
Non può non tornare in mente la dolce figura di Deborah Rizzato, la ragazza di Cossato uccisa dal folle che l’aveva perseguitata per dieci lunghissimi anni senza che nessuno avesse mai fatto nulla per proteggerla. Tornano in mente le sue denunce e quel vuoto normativo che aveva dato a tutti un senso di impotenza. Gli strumenti in mano agli inquirenti che una manciata di anni fa sarebbero serviti per salvare Deborah, ora ci sono e, nello specifico, sono stati utilizzati per proteggere una giovane donna e la sua amica ormai esasperate da comportamenti di un uomo tali da far modificare atti e comportamenti, il loro modus vivendi, le loro abitudini.

Valter Caneparo

30 marzo 2009

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