«Sognavo un’Expo 2015 sull’arte»

«Sognavo un’Expo 2015 sull’arte»
Altro 20 Maggio 2015 ore 20:13

Chissà cosa mai si prova a sfiorare, fino a toccare con una punta di colore, un quadro qual è quello del “Compianto sul Cristo morto”, dipinto dal Beato Angelico, nel lontano 1436. Chissà che emozione guida le dita che si accostano alla tela, vicino sempre più vicino. Agitazione e senso di responsabilità, verrebbe da pensare. Lucia Dori, che quel gesto l’ha fatto di sua mano, risponde: umiltà.

Perché ci vuole sì coraggio, e dalla paura non ci si slega mai, nel confrontarsi con opere d’arte che di un lavoro impegnativo o semplice ritocco hanno bisogno dopo secoli di gloriosa esistenza, ma coraggio e paura non bastano. Il rispetto di non sentirsi mai l’artista, di dare un tocco e far sì che quel tocco, nei limiti del possibile, scompaia è il precetto del restauratore.   

Lucia Dori è la professionista alla quale si deve la “nuova” veste del “Compianto” del Beato Angelico, opera esposta a Torino in occasione dell’Ostensione della Sindone e che – fino al 30 giugno – sarà ospitata nel Museo Diocesano, nella cripta della Cattedrale. Mentre il capolavoro di fra Giovanni da Fiesole gode dell’ammirazione di turisti e pellegrini, nel capoluogo, la famosa restauratrice si è spostata a Biella, ospite d’onore alla consegna annuale delle borse di studio che si è svolta all’Iis “Vaglio Rubens” venerdì scorso, dove è stata accolta dal preside Cesare Molinari e dalla professoressa Maria Patrizia Rota. Invitata dalla famiglia Pessina, che nel nome di Giorgio Pessina, da 15 anni, sostiene ragazzi meritevoli dell’istituto, e che a Lucia Dori, restauratrice per diversi musei tra i quali gli Uffizi di Firenze,  è legata da profonda amicizia: «La cerimonia di premiazione, per tradizione, vanta la partecipazione di personaggi di spicco del mondo delle costruzioni e dell’architettura», spiega Alessandra Pessina. 

«A questo si aggiunge l’incontro di Lucia Dori con mio fratello Stefano, in occasione di un intervento di restauro importante, all’Isaac Theatre Royal di Christchurch, in Nuova Zelanda». Lucia Dori racconta, infatti, di aver fatto parte del team di italiani che ha riportato ai vecchi fasti la meravigliosa cupola del teatro di Christchurch, vittima di un terremoto. 

Un lavoro impegnativo diretto da Neil Cox, iniziato prima con una consulenza a distanza, poi con il trasferimento in Nuova Zelanda, dove i lavori di restauro, concentrati su 8 forme volte a una superficie di 100 metri quadrati, hanno addirittura richiesto la creazione di un cantiere navale, sia per la trasformazione del supporto in fibra di carbonio della cupola, sia per la creazione di un forno ad hoc per il riscaldamento del collante delle tele da soffitto, ispirate a “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Con Lucia Dori, tra gli altri, c’era Stefano Pessina, il motivo della sua venuta a Biella.  «Se qualche ragazzo vorrà dedicarsi al restauro, deve avere pazienza e sensibilità e sapere che il suo intervento tocca un bene dell’umanità», il succo della lectio agli studenti. 

Parola di chi come lei, diplomata alla Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dal 1981 lavora con il fratello Andrea per le principali committenze pubbliche e private e ha operato su un Filippo Lippi o un Sandro Botticelli. E che avrà, forse, un’opera che avrebbe voluto contribuire a preservare? «No, le famose o le meno famose hanno per me lo stesso valore. Qualcosa mi sarebbe piaciuto fosse accaduto, di diverso, quello sì: che l’Expo 2015 fosse stata dedicata all’arte, omaggio alla ricchezza artistica della nostra Italia».

Giovanna Boglietti

Chissà cosa mai si prova a sfiorare, fino a toccare con una punta di colore, un quadro qual è quello del “Compianto sul Cristo morto”, dipinto dal Beato Angelico, nel lontano 1436. Chissà che emozione guida le dita che si accostano alla tela, vicino sempre più vicino. Agitazione e senso di responsabilità, verrebbe da pensare. Lucia Dori, che quel gesto l’ha fatto di sua mano, risponde: umiltà.

Perché ci vuole sì coraggio, e dalla paura non ci si slega mai, nel confrontarsi con opere d’arte che di un lavoro impegnativo o semplice ritocco hanno bisogno dopo secoli di gloriosa esistenza, ma coraggio e paura non bastano. Il rispetto di non sentirsi mai l’artista, di dare un tocco e far sì che quel tocco, nei limiti del possibile, scompaia è il precetto del restauratore.   

Lucia Dori è la professionista alla quale si deve la “nuova” veste del “Compianto” del Beato Angelico, opera esposta a Torino in occasione dell’Ostensione della Sindone e che – fino al 30 giugno – sarà ospitata nel Museo Diocesano, nella cripta della Cattedrale. Mentre il capolavoro di fra Giovanni da Fiesole gode dell’ammirazione di turisti e pellegrini, nel capoluogo, la famosa restauratrice si è spostata a Biella, ospite d’onore alla consegna annuale delle borse di studio che si è svolta all’Iis “Vaglio Rubens” venerdì scorso, dove è stata accolta dal preside Cesare Molinari e dalla professoressa Maria Patrizia Rota. Invitata dalla famiglia Pessina, che nel nome di Giorgio Pessina, da 15 anni, sostiene ragazzi meritevoli dell’istituto, e che a Lucia Dori, restauratrice per diversi musei tra i quali gli Uffizi di Firenze,  è legata da profonda amicizia: «La cerimonia di premiazione, per tradizione, vanta la partecipazione di personaggi di spicco del mondo delle costruzioni e dell’architettura», spiega Alessandra Pessina. 

«A questo si aggiunge l’incontro di Lucia Dori con mio fratello Stefano, in occasione di un intervento di restauro importante, all’Isaac Theatre Royal di Christchurch, in Nuova Zelanda». Lucia Dori racconta, infatti, di aver fatto parte del team di italiani che ha riportato ai vecchi fasti la meravigliosa cupola del teatro di Christchurch, vittima di un terremoto. 

Un lavoro impegnativo diretto da Neil Cox, iniziato prima con una consulenza a distanza, poi con il trasferimento in Nuova Zelanda, dove i lavori di restauro, concentrati su 8 forme volte a una superficie di 100 metri quadrati, hanno addirittura richiesto la creazione di un cantiere navale, sia per la trasformazione del supporto in fibra di carbonio della cupola, sia per la creazione di un forno ad hoc per il riscaldamento del collante delle tele da soffitto, ispirate a “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Con Lucia Dori, tra gli altri, c’era Stefano Pessina, il motivo della sua venuta a Biella.  «Se qualche ragazzo vorrà dedicarsi al restauro, deve avere pazienza e sensibilità e sapere che il suo intervento tocca un bene dell’umanità», il succo della lectio agli studenti. 

Parola di chi come lei, diplomata alla Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dal 1981 lavora con il fratello Andrea per le principali committenze pubbliche e private e ha operato su un Filippo Lippi o un Sandro Botticelli. E che avrà, forse, un’opera che avrebbe voluto contribuire a preservare? «No, le famose o le meno famose hanno per me lo stesso valore. Qualcosa mi sarebbe piaciuto fosse accaduto, di diverso, quello sì: che l’Expo 2015 fosse stata dedicata all’arte, omaggio alla ricchezza artistica della nostra Italia».

Giovanna Boglietti

 

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