Siccità, non è ancora emergenza

Siccità, non è ancora emergenza
26 Giugno 2017 ore 12:56

La situazione è certamente critica, ma non ancora drammatica. Se varie zone d’Italia fanno i conti in questi giorni con una vera e propria emergenza da calamità naturale, la siccità nel Biellese sembra non aver ancora sferzato i suoi colpi più feroci. Non è andata per il sottile, questo va ammesso. Ma, a sentire le voci di chi con l’acqua ci vive e lavora, pare che si siano vissuti in passato momenti peggiori.
A disegnare il quadro scientifico, tracciando uno scenario che – se non nel presente, certamente nell’imminente futuro – potrebbe avere ripercussioni molto pesanti sulla vita civile, le coltivazioni e l’ambiente, è l’Arpa Piemonte. La quale, con il consueto bollettino sulla situazione delle risorse idriche superficiali in regione, sfodera un quadro tutt’altro che rassicurante. «Nelle prime tre settimane di giugno – spiega l’agenzia per l’ambiente – sull’intero bacino idrografico del Po alla confluenza con il Ticino sono stati registrati complessivamente 56 mm di pioggia, per lo più concentrati tra il 4 e il 6 giugno». Poco, pochissimo, specie considerando che «la scarsità di precipitazioni è stata accompagnata anche da una anomalia positiva di temperatura». Risultato:  «Le riserve idriche disponibili invasate al 18 giugno  – puntualizza l’Arpa – sono stimabili in circa 233 milioni di mc, pari al 60% circa della capacità massima teorica complessiva. La combinazione di scarse precipitazioni, temperature elevate e fusione anticipata della neve influenza negativamente i deflussi superficiali. In alcune sezioni idrometriche del bacino del Po piemontese, si stanno già osservando localmente valori di portata inferiori al minimo deflusso vitale».
Sul territorio provinciale la secchezza dei corpi idrici, pur evidente, non desta ancora le più severe preoccupazioni. «A portare un po’ di sollievo in una situazione che stava rischiando di trasformarsi da difficile a drammatica – spiega Dino Assietti, presidente del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese – sono stati i temporali di sabato notte. E le previsioni di nuove precipitazioni per i prossimi giorni lasciano ben sperare, consentendoci di immaginare un futuro meno critico». Sintomi evidenti di siccità sono visibili, in questi giorni, sui fossi del Centro Sesia, che alimentano anche le coltivazioni di parte del Biellese, mentre nessuno degli invasi del territorio ha sinora  mostrato segni di particolare sofferenza: «Le uniche preoccupazioni – puntualizza Assietti – sono per la diga sull’Ostola, a Masserano, i cui livelli nei giorni scorsi erano palesemente calati». E se a livello di coltivazioni molti agricoltori riescono ancora a provvedere ai propri fabbisogni idrici, una situazione meno rosea sta invece coinvolgendo gli agricoltori con coltivazioni da asciutto, quali la soia o il mais di secondo raccolto. In questi casi, specifica Assietti, «si sono verificati evidenti danni con un rallentamento del ciclo di crescita».
Le speranze sono dunque legate alle previsioni che sembrano prospettare giornate di precipitazioni in arrivo. «Potrebbe essere la soluzione ai problemi – conclude Assietti -. Se i livelli torneranno a regime, e se il maltempo dovesse persistere un po’, possiamo dire di aver scongiurato i rischi».
Veronica Balocco

La situazione è certamente critica, ma non ancora drammatica. Se varie zone d’Italia fanno i conti in questi giorni con una vera e propria emergenza da calamità naturale, la siccità nel Biellese sembra non aver ancora sferzato i suoi colpi più feroci. Non è andata per il sottile, questo va ammesso. Ma, a sentire le voci di chi con l’acqua ci vive e lavora, pare che si siano vissuti in passato momenti peggiori.
A disegnare il quadro scientifico, tracciando uno scenario che – se non nel presente, certamente nell’imminente futuro – potrebbe avere ripercussioni molto pesanti sulla vita civile, le coltivazioni e l’ambiente, è l’Arpa Piemonte. La quale, con il consueto bollettino sulla situazione delle risorse idriche superficiali in regione, sfodera un quadro tutt’altro che rassicurante. «Nelle prime tre settimane di giugno – spiega l’agenzia per l’ambiente – sull’intero bacino idrografico del Po alla confluenza con il Ticino sono stati registrati complessivamente 56 mm di pioggia, per lo più concentrati tra il 4 e il 6 giugno». Poco, pochissimo, specie considerando che «la scarsità di precipitazioni è stata accompagnata anche da una anomalia positiva di temperatura». Risultato:  «Le riserve idriche disponibili invasate al 18 giugno  – puntualizza l’Arpa – sono stimabili in circa 233 milioni di mc, pari al 60% circa della capacità massima teorica complessiva. La combinazione di scarse precipitazioni, temperature elevate e fusione anticipata della neve influenza negativamente i deflussi superficiali. In alcune sezioni idrometriche del bacino del Po piemontese, si stanno già osservando localmente valori di portata inferiori al minimo deflusso vitale».
Sul territorio provinciale la secchezza dei corpi idrici, pur evidente, non desta ancora le più severe preoccupazioni. «A portare un po’ di sollievo in una situazione che stava rischiando di trasformarsi da difficile a drammatica – spiega Dino Assietti, presidente del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese – sono stati i temporali di sabato notte. E le previsioni di nuove precipitazioni per i prossimi giorni lasciano ben sperare, consentendoci di immaginare un futuro meno critico». Sintomi evidenti di siccità sono visibili, in questi giorni, sui fossi del Centro Sesia, che alimentano anche le coltivazioni di parte del Biellese, mentre nessuno degli invasi del territorio ha sinora  mostrato segni di particolare sofferenza: «Le uniche preoccupazioni – puntualizza Assietti – sono per la diga sull’Ostola, a Masserano, i cui livelli nei giorni scorsi erano palesemente calati». E se a livello di coltivazioni molti agricoltori riescono ancora a provvedere ai propri fabbisogni idrici, una situazione meno rosea sta invece coinvolgendo gli agricoltori con coltivazioni da asciutto, quali la soia o il mais di secondo raccolto. In questi casi, specifica Assietti, «si sono verificati evidenti danni con un rallentamento del ciclo di crescita».
Le speranze sono dunque legate alle previsioni che sembrano prospettare giornate di precipitazioni in arrivo. «Potrebbe essere la soluzione ai problemi – conclude Assietti -. Se i livelli torneranno a regime, e se il maltempo dovesse persistere un po’, possiamo dire di aver scongiurato i rischi».
Veronica Balocco

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