Senegalese ucciso per lo stipendio

07 Dicembre 2009 ore 19:03

(07 dicembre 2009) Ha fatto finta di nulla per giorni. Come se niente fosse accaduto. Il piccolo artigiano edile Franco D’Onofrio, 36 anni, invece, aveva ucciso con nove coltellate Ibrahim M’Bodi per un litigio nato dal mancato pagamento di una mensilità di lavoro, abbandonando il corpo del senegalese in un canale nel Vercellese. Un fatto venuto alla luce giovedì della scorsa settimana, ma risalente al 24 novembre, di cui hanno parlato pure i telegiornali e i quotidiani nazionali.
Il destino del senegalese (35 anni) è sembrato avvolto nel mistero per diverso tempo. I suoi familiari, infatti, ne avevano perso le tracce. D’Onofrio, addirittura, si sarebbe presentato dal fratello sindacalista Adam fingendo di chiedergli informazioni lunedì della scorsa settimana Ha fatto finta di nulla per giorni. Come se niente fosse accaduto. Il piccolo artigiano edile Franco D’Onofrio, 36 anni, invece, aveva ucciso con nove coltellate Ibrahim M’Bodi per un litigio nato dal mancato pagamento di una mensilità di lavoro, abbandonando il corpo del senegalese in un canale nel Vercellese. Un fatto venuto alla luce giovedì della scorsa settimana, ma risalente al 24 novembre, di cui hanno parlato pure i telegiornali e i quotidiani nazionali.
Il destino del senegalese (35 anni) è sembrato avvolto nel mistero per diverso tempo. I suoi familiari, infatti, ne avevano perso le tracce. D’Onofrio, addirittura, si sarebbe presentato dal fratello sindacalista Adam fingendo di chiedergli informazioni lunedì della scorsa settimana… Mercoledì mattina, però, il corpo dell’africano è stato ritrovato dai propietari di un cascinale tra Ghislarengo e Rovasenda. E nel giro di due giorni il caso è stato risolto. Non c’erano documenti, ma dalle impronte digitali i carabinieri della stazione di Arborio sono risaliti all’identità della vittima. Gli abiti leggeri dell’uomo, immediatamente, hanno poi fatto capire ai militari che l’omicidio era avvenuto altrove (in un luogo chiuso, al caldo). I primi a essere contattati sono stati i familiari di M’Bodi, tra cui il fratello Adam, conosciutissimo per la sua attività di sindacalista della Fiom/Cgil. M’Bodi era a conoscenza dei dissapori tra il fratello e Franco D’Onofrio, per il quale lavorava come operaio da meno di un mese. Per i carabinieri è quindi stato un gioco da ragazzi mettere insieme i pezzi del mosaico. L’italiano è stato seguito e pedinato, l’abitazione piantonata. Alle 8 di giovedì, quando è uscito di casa, D’Onofrio s’è trovato ad aspettarlo i militari che l’hanno portano in caserma per interrogarlo. Il confronto è durato fino alle 16. D’Onofrio ha negato per ore qualsiasi responsabilità. Poi, quando il procuratore Giorgio Vitari gli ha detto che i carabinieri sarebbero presto entrati in casa sua, ha capito di non avere più carte da giocarsi. E ha confessato tutto. Raccontando ogni particolare dell’omicidio, dove ha abbandonato l’arma del delitto e il perché l’avrebbe fatto. N’è venuta fuori una storia che ha molti particolari oscuri, che potranno e dovranno essere chiariti. D’Onofrio infatti avrebbe confessato di essere stato aggredito e minacciato. Di aver reagito, perdendo la testa, uccidendo il senegalese senza premeditazione. Secondo la sua ricostruzione martedì 24 novembre M’Bodi gli avrebbe chiesto per l’ennesima volta il compenso che gli spettava. Il cittadino straniero avrebbe pure telefonato al fratello sindacalista, chiedendogli di intercedere. Anche a lui D’Onofrio avrebbe spiegato che di soldi non ne aveva. C’è la crisi. Il dipendente doveva avere pazienza. Il senegalese a questo punto si sarebbe arrabbiato, interrompendo la conversazione tra il fratello e il D’Onofrio e tirando poi il telefonino cellulare addosso a quest’ultimo. La situazione sarebbe quindi degenerata. Franco D’Onofrio sostiene che M’Bodi avrebbe preso un coltello che lui teneva in casa (modello da guerra usato dall’esercito americano), minacciandolo. L’italiano a questo punto avrebbe perso la testa, disarmando il rivale e poi uccidendolo in un raptus. Stabilire che le nove coltellate inferte alla vittima, tutte all’addome, siano compatibili con un gesto impulsivo e istintivo, sarà una questione per periti e per avvocati che dovranno dimostrare o confutare le varie tesi. Solo quando il senegalese sarebbe crollato a terra, Franco D’Onofrio si sarebbe reso conto di averlo ucciso. Ai carabinieri e al magistrato, l’uomo ha poi dichiarato di aver bruciato il portafogli con i documenti e buttato il cellulare in un cassonetto dell’immondizia. Il coltello, invece, l’ha gettato nel torrente Cervo dal ponte della Maddalena (recuperato dai vigili del fuoco). D’Onofrio ha poi caricato il corpo di M’Bodi sul furgone della ditta e scaricato vicino a una risaia.
D’Onofrio è in carcere a Vercelli. La salma del senegalese, di cui è stata fatta l’autopsia, invece, è nell’obitorio a Vercelli. I familiari aspettano il nullaosta dalle autorità giudiziarie per il trasferimento in Senegal, dove sarà sepolto in un cimitero musulmano.

7 dicembre 2009

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