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Seggiovie per i biker E le stazioni rivivono

Seggiovie per i biker<br> E le stazioni rivivono
Altro Grande Biella, 19 Luglio 2012 ore 12:31

Non sarà la Treccani vergata su marmo, ma anche Wikipedia ormai ne parla. Attenta com’è a tutte le nuove tendenze e ai cambiamenti sociali, la nuova “Bibbia” del sapere enciclopedico lo dice chiaro: «Costituendo un possibile utilizzo degli impianti di risalita nel periodo estivo nelle località sciistiche, la loro diffusione è via via più marcata in tutta Europa».

Di cosa parla? Di quelli che, effettivamente, si stanno sempre più affermando come un’alternativa - o meglio, un redditizio complemento - allo sci per i comprensori che, di solo sci, non possono più permettersi di vivere: i bike park, ovvero piste e strutture per mountain bike da percorrere in discesa, dopo aver sfruttato il “passaggio” degli impianti di risalita. L’ormai frequente (e imprevedibile) carenza di neve, unita alla necessità di garantire continuità all’attività delle stazioni, sta spingendo molti gestori a indirizzarsi verso questa nuova dimensione: più di un centinaio in tutta Italia, con un picco proprio in Piemonte, dove si conta (stando alle ultime statistiche di mtb-forum.it) oltre una decina di spot, ovvero di comprensori “convertitisi” alle due ruote nella bella stagione. Un’opportunità, secondo gli addetti ai lavori, che - applicata anche al Biellese - potrebbe forse rappresentare un nuovo volano per lo sviluppo territoriale.

Vicini di casa. Non serve andare troppo lontano per avere riscontro della nuova realtà. A Mera, stazione tra le più frequentate dagli sciatori biellesi, da tempo si ragiona proprio su questi temi. «Il nostro bike park è nato circa tre anni fa - spiega Marco Guidotti, responsabile dell’impianto per i percorsi e la manutenzione - ma è sostanzialmente da un anno che abbiamo assistito al vero boom». Merito del lavoro di squadra realizzato dal team che conta anche William Bonandin, vicepresidente del motoclub Neotec di Serravalle, l’assessore allo Sport del comune di Scopello Maurizio Prandina e il direttore tecnico di Mera Ski, Daniele Barcellini. «Mossi dal nostro grande amore per questo territorio abbiamo realizzato tre piste - prosegue Guidotti -: una blu più semplice, una rossa più impegnativa e una nera per biker esperti. Il risultato è un bike park che sfrutta gli impianti per trasportare qualcosa come 40 biker ogni sabato e altri 60 la domenica, provenienti anche da fuori provincia». Un’operazione redditizia, se si pensa che ogni bike-pass giornaliero ha un costo di 16 euro e che dal 28 luglio al 2 settembre le seggiovie gireranno ogni giorno. Ma è l’indotto quello che conta. «Prima del bike-park - racconta Guidotti - i turisti potevano salire a Mera solo a determinati orari con un pullmino navetta. Ora il flusso di gente, visto che le seggiovie portano su anche normali escursionisti e famiglie, è continuo».

Indotto. Ed è proprio sull’indotto che hanno confidato i responsabili di Pila spa, quando hanno deciso di accessoriare gli impianti con gli speciali ganci che consentono ai bikers di caricare le bici. Qui si sale da Aosta ai 2.700 metri del Couis 1, e «al d là della sostenibilità economica dell’operazione - spiega il direttore marketing Davide Vouillermoz - quel che davvero conta è l’importante indotto che tutto questo è stato in grado di creare: hotel, ristoranti, bar e negozi a beneficio dei quali viene garantito un massiccio afflusso turistico». Un ragionamento che hanno fatto, tra altri, anche Sestrière, Prali, Bardonecchia, Salice d’Ulzio, La Thuile, Cervinia, Caldirola e, da quest’anno, anche Alagna. Perché non estenderlo al Biellese?

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