Scuole, mancano docenti di laboratorio

Scuole, mancano docenti di laboratorio
17 Marzo 2015 ore 17:22

Le scuole. Passano i governi, partono le riforme, e loro restano. Che ne traggano un qualche giovamento o ne vengano, al contrario penalizzate, loro – le scuole – restano. E si organizzano come e meglio che possono.

Incrocio di riforme. Nel momento storico in cui ci troviamo, siamo a un passo dalla riforma della “Buona Scuola”, proposta dal governo Renzi. Ma l’anno scolastico in corso, il 2014-2015, è in realtà anche la fase di pieno regime in cui è entrata la precedente riforma, la cosiddetta “Riforma Gelmini”. 
Ed è proprio in questi mesi che professori e studenti sentono acuirsi le loro necessità. Perché, in molti casi, non è più concesso di “fare” come prima.

La riforma Gelmini nel Biellese. Così, anche gli istituti del Biellese, che come tutte le scuole restano, vivono all’ombra del passato intervento, attivato nell’a.s. 2010-2011, che ha portato a un massiccio taglio delle unità di lezione – circa un terzo del monte ore complessivo -, concentratosi soprattutto nell’area delle discipline pratiche, esercitate nei laboratori. Il risultato è stato uno: la riduzione di cattedre disponibili, che ha travolto soprattutto i docenti tecnico-pratici,  detti Itp.
Gli istituti più vulnerabili sono, di conseguenza, i tecnici. Nel Biellese, gli studenti del Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate, cui fa capo l’Iti “Quintino Sella”, lo sanno bene. Prima era il liceo tecnico Brocca Focus. Oggi i docenti Itp, sono ridotti all’osso. E le 2-3 volte a settimana passate in laboratorio sono un ricordo: «Perché il nostro preside è bravo e ha mantenuto qualche assistente, riusciamo a fare laboratorio una volta ogni 3 settimane», dicono alcuni ragazzi.
C’è chi tra di loro, però, è più fortunato: «Purtroppo si va a discrezione dei docenti curricolari, che in laboratorio dovrebbero essere affiancati dagli Itp. Alcuni di loro hanno le competenze per fare a meno degli assistenti e garantiscono ai ragazzi più ore di pratica, come una buona offerta formativa prevede. Altri, altrettanto giustamente, guardano alla sicurezza degli alunni e preferiscono contare sull’assistente quando disponibile.
Ci tengo a ricordare che gran parte delle attività in attivo nella scuola si devono all’apporto fornito dal nostro Laboratorio di Analisi e Controllo Qualità, che lavora per conto terzi».

Colpiti i madrelingua. Ma l’Iti non è il solo a fare i conti con la riforma Gelmini e i tagli imposti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze di allora. I professionali hanno avuto una lieve riduzione del personale, ma si sono scoperti più flessibili: «Si è potuto spalmare il monte ore pratico settimanale su tutti i cinque anni, sopperendo al buco in quarta e quinta», spiega Cesare Molinari, preside di Alberghiero e “Vaglio Rubens”.
Al “Bona” indirizzo turistico, ad esempio, si sono ridefiniti gli orari di funzionamento dei laboratori e sono scomparsi gli insegnanti madrelingua, “i tecnici della lingua” che lì potevano anche aver trascorso almeno dieci anni di carriera. E che, in zona, si contano su una mano e sono ormai concentrati al Liceo Linguistico di Biella e a quello di Cossato.
Sono proprio i Linguistici i più avvantaggiati dal provvedimento, anche se ad un più rilevante pacchetto di ore dedicate alle lingue è seguito il ridimensionamento di altre materie. «Il potenziamento delle lingue è scontato, data la specificità dell’indirizzo, che lo richiede», commenta Dolores Ragone, preside del Liceo “G. e Q. Sella”. «I madrelingua fanno certo la differenza per portare gli studenti ai livelli richiesti».

Artistico alla prova. Quanto all’Artistico, Dolores Ragone vede il “bicchiere mezzo pieno” sulla riduzione delle ore pratiche: «C’è stata una sterzata notevole verso la liceizzazione. Il vecchio Artistico di 4 anni era una buona scuola d’arte, passato ai cinque anni abbiamo dovuto riorganizzare tutte le materie, riscrivendo addirittura i libri di testo. Contraccolpo brusco all’inizio. Ora si tratta di vedere come andranno le quinte, le prime dalla riforma che accedono all’Esame di Stato. E se le prove somministrate saranno o no adeguate al pre-riordino».       

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