Schiscetta a scuola, le prime richieste

Schiscetta a scuola, le prime richieste
Altro 19 Ottobre 2016 ore 16:46

BIELLA - Il pronunciamento definitivo, quello della Corte di Cassazione al quale sono ricorsi Comune di Torino e Ministero, deve ancora arrivare. Spetterà, dunque, all’ultimo grado di giudizio stabilire se ciò che prima era severamente negato - il pranzo domestico a scuola - potrà entrare di diritto come opzione alternativa alla mensa.

Ma, in questo lasso di tempo, l’attesa è già stata invertita e, anche nel Biellese, si registrano i primi casi di genitori intenzionati a saperne di più circa la possibilità di fare proprio quel “precedente”, da richiesta avanzata da un gruppo di mamme e papà torinesi che ha portato alla sentenza della Corte d’Appello di Torino del 21 giugno scorso e alla più recente ordinanza del Tribunale del capoluogo regionale risalente al 13 agosto, entrambe allineate nel ribadire la legittimità di “scegliere per il proprio figlio tra la refezione scolastica e il pasto preparato a casa, da consumare presso la scuola nell’orario destinato alla refezione”.

Insomma, nella nostra provincia, sono una decina le richieste inviate dalle famiglie a tema “pranzo domestico”, per altrettanti bambini, dopo gli ultimi rivolgimenti. E sono tutte concentrate sui tre plessi delle scuole primarie dell’Istituto Comprensivo Biella 3. Si tratta di richieste a titolo informativo, tiene a precisare la preside Emanuela Verzella, che si dice però anche tenuta, nel caso qualcuna di esse finisse con il concretizzarsi in una rivendicazione esplicita, ad attrezzare il proprio istituto, per garantire questo diritto.

L’Ic Biella 3, in altre parole, ha comunicato alle famiglie che «sarà presto permesso ai pochissimi genitori che ne hanno espresso la richiesta di portare il pasto da casa e di consumarlo, ancorché in spazio-tavolo riservato, durante la refezione collettiva nelle consuete aule mensa».

Moduli e vademecum per la “schiscetta” in arrivo. Nei prossimi giorni, di conseguenza, anticipa la preside Verzella, nel suo istituto saranno disponibili i moduli da compilare per i richiedenti interessati. E, con i moduli, sarà reso pubblico sul sito dello stesso istituto il vademecum stilato d’intesa con il Comune e sottoposto a controllo di Asl Bi. Cosa contiene? Emanuela Verzella: «Si chiede ai genitori di munire il figlio di tovaglietta e posate di plastica usa e getta; che, nel caso non vogliano che il figlio beva acqua di rubinetto, gli forniscano una bottiglietta; che siano chiare le conseguenze di una eventuale cattiva conservazione dei cibi, dal momento che come scuole non disponiamo, né possiamo dotarci di abbattitori di calore o di scaldavivande».

Giovanna Boglietti

BIELLA - Il pronunciamento definitivo, quello della Corte di Cassazione al quale sono ricorsi Comune di Torino e Ministero, deve ancora arrivare. Spetterà, dunque, all’ultimo grado di giudizio stabilire se ciò che prima era severamente negato - il pranzo domestico a scuola - potrà entrare di diritto come opzione alternativa alla mensa.

Ma, in questo lasso di tempo, l’attesa è già stata invertita e, anche nel Biellese, si registrano i primi casi di genitori intenzionati a saperne di più circa la possibilità di fare proprio quel “precedente”, da richiesta avanzata da un gruppo di mamme e papà torinesi che ha portato alla sentenza della Corte d’Appello di Torino del 21 giugno scorso e alla più recente ordinanza del Tribunale del capoluogo regionale risalente al 13 agosto, entrambe allineate nel ribadire la legittimità di “scegliere per il proprio figlio tra la refezione scolastica e il pasto preparato a casa, da consumare presso la scuola nell’orario destinato alla refezione”.

Insomma, nella nostra provincia, sono una decina le richieste inviate dalle famiglie a tema “pranzo domestico”, per altrettanti bambini, dopo gli ultimi rivolgimenti. E sono tutte concentrate sui tre plessi delle scuole primarie dell’Istituto Comprensivo Biella 3. Si tratta di richieste a titolo informativo, tiene a precisare la preside Emanuela Verzella, che si dice però anche tenuta, nel caso qualcuna di esse finisse con il concretizzarsi in una rivendicazione esplicita, ad attrezzare il proprio istituto, per garantire questo diritto.

L’Ic Biella 3, in altre parole, ha comunicato alle famiglie che «sarà presto permesso ai pochissimi genitori che ne hanno espresso la richiesta di portare il pasto da casa e di consumarlo, ancorché in spazio-tavolo riservato, durante la refezione collettiva nelle consuete aule mensa».

Moduli e vademecum per la “schiscetta” in arrivo. Nei prossimi giorni, di conseguenza, anticipa la preside Verzella, nel suo istituto saranno disponibili i moduli da compilare per i richiedenti interessati. E, con i moduli, sarà reso pubblico sul sito dello stesso istituto il vademecum stilato d’intesa con il Comune e sottoposto a controllo di Asl Bi. Cosa contiene? Emanuela Verzella: «Si chiede ai genitori di munire il figlio di tovaglietta e posate di plastica usa e getta; che, nel caso non vogliano che il figlio beva acqua di rubinetto, gli forniscano una bottiglietta; che siano chiare le conseguenze di una eventuale cattiva conservazione dei cibi, dal momento che come scuole non disponiamo, né possiamo dotarci di abbattitori di calore o di scaldavivande».

Giovanna Boglietti