Saitta: «Salvare l’ospedale da cosa?»

Saitta: «Salvare l’ospedale da cosa?»
17 Febbraio 2015 ore 10:53

A pochi giorni dall’incontro avuto con i rappresentanti biellesi del Pd, l’assessore alla sanità regionale, Antonio Saitta, scrive una lettera aperta per spiegare la situazione. Ecco il testo.

Giovedì 19 sarò a Biella per intervenire all’assemblea dei Sindaci dell’ASL ed affrontare insieme agli amministratori del territorio – come sto facendo in tutte le realtà piemontesi –  i temi relativi alla sanità pubblica e privata del nostro Piemonte.

Ho grande rispetto per le preoccupazioni dei cittadini legate alla domanda di salute e soprattutto alle risposte che si attendono, le comprendo bene e come amministratore pubblico ho il dovere di farmene carico: devo però ammettere di essere rimasto un po’ sorpreso dalla virulenza del dibattito intorno al nuovo ospedale di Biella, ma soprattutto dall’allarmismo alimentato da chi configura una ingiusta  penalizzazione di una struttura da poco inaugurata, dalla mobilitazione e dalla raccolta firme con parola d’ordine “salviamo l’ospedale di Biella”.

Mi chiedo: da che cosa dovrebbe essere salvato il nuovo ospedale di Biella, il più nuovo e moderno del Piemonte? Non certamente dalle scelte della Giunta regionale di Sergio Chiamparino, che ha stanziato le risorse necessarie per il completamento e soprattutto per il suo funzionamento che – spero sia noto – ogni anno a regime costa alle casse pubbliche ben 12 milioni di euro in più, esattamente un milione di euro in più ogni mese, rispetto ai costi di gestione del vecchio ospedale.

Come Regione Piemonte abbiamo anticipato tutta la liquidità che dovrebbe essere introitata una volta che a Biella si sarà proceduto ad alienare il vecchio ospedale: a questo proposito, segnalo che per il 2 marzo ho già convocato il sindaco ed il direttore dell’Asl di Biella proprio per verificare se si siano mossi con sollecitudine per questa alienazione e quali azioni abbiano messo in campo.

La Giunta di Chiamparino sta invece compiendo un’altra operazione di salvataggio, sulla quale purtroppo c’è scarsa consapevolezza: il salvataggio della sanità pubblica piemontese.

Questa è la vera posta in gioco. Da cinque anni il Piemonte è sottoposto ad un doloroso piano di rientro dal debito sanitario, siamo di fatto commissariati e sottoposti a un continuo monitoraggio da parte del Ministero dell’Economia e del Ministero della Salute e siamo l’unica Regione del Centro-Nord in questa drammatica situazione insieme a tutto il Sud d’Italia. Non mi appassiona cercare i colpevoli di questa situazione che abbiamo scoperto in tutta la sua gravità nel giugno scorso, certo è che in Piemonte da molti anni per la sanità si spendevano senza controllo centinaia di milioni di euro in più degli 8 miliardi stanziati dal fondo sanitario nazionale.

L’urgenza di approvare delibere come quelle sulla revisione della rete ospedaliera è stata dettata dalla assoluta necessità per la Giunta di Sergio Chiamparino di dimostrare ai Ministeri che si stava cambiando strada, che si tornava a controllare gli sprechi (tanti, troppi!) e si ricominciava a programmare: questo impegno sta convincendo Roma che possiamo a fine 2015 uscire dal piano di rientro dal debito sanitario e tornare ad essere autonomi, per poter ad esempio sbloccare il turn over del personale ed assumere qualche infermiere in più, per poter recuperare margini di libertà nelle nostre decisioni che ora ci sono negati.

Applicare subito il  Patto per la Salute sottoscritto pochi mesi tra il Governo e tutte le Regioni italiane non è solo un dovere: rispettare la classificazione degli ospedali (Dea II livello, Dea I livello, ospedali di base e ospedali di area disagiata), stabilire le specialità che obbligatoriamente ogni ospedale deve avere secondo precisi parametri relativi ai bacini di utenza, ai passaggi al pronto soccorso, ai volumi di prestazioni non è una scelta dettata solo da obiettivi di carattere economico, ma soprattutto alla necessità di garantire salute e sicurezza all’utenza che da molti anni in Piemonte si trova alle prese con una sanità caratterizzata da grande frammentazione, con un eccesso di strutture complesse anche a bassa attività, proliferate senza programmazione e magari per compiacere qualche potentato locale con una manciata di primariati.

Poiché  servono in tutto il Piemonte ospedali più forti e servizi più efficienti, è necessario qualche sacrificio, ma deve essere chiaro che non stiamo chiudendo nessun reparto: abbiamo disegnato nelle delibere una revisione della rete ospedaliera che non si applica in modo immediato e automatico: ci sono due anni di tempo per dare seguito alle scelte fatte che dovranno procedere di pari passo con l’applicazione del piano per l’assistenza territoriale, da approvare entro giugno.

Fino ad oggi in Piemonte tutti si sono concentrati esclusivamente sull’ospedalizzazione e i posti letto, mentre la necessità sulla quale mi impegno è lavorare – a fronte di una popolazione che invecchia e della cronicità dei problemi di salute  – per rafforzare, spesso avviare la risposta sul territorio con programmi strutturati di assistenza domiciliare, collaborazione tra medici di famiglia e medici ospedalieri, posti di continuità assistenziale. Ribadisco quanto detto in tutte le circostanze: il riordino della rete ospedaliera verrà attuato solo contestualmente alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, pertanto non verrà meno nessun posto letto se contemporaneamente non avremo garantito una risposta alternativa in chiave territoriale.

Questo è il quadro generale che i Biellesi devono avere ben presente: chiedo a Biella lo sforzo di non  rinchiudersi nel localismo, ma di affrontare questa partita in una logica di quadrante con Novara, Vercelli e il Verbano Cusio Ossola, attraverso una sana competizione sulla qualità delle prestazioni e dell’offerta. Il nuovo ospedale era stato disegnato e immaginato molti anni fa con un dimensionamento che oggi si rivela superiore ai parametri (6 posti letto ogni mille abitanti quando oggi secondo le nuove regole nazionali di fatto la dovremmo addirittura dimezzare!), ma ha tutto il tempo per dimostrare alla Regione Piemonte di essere davvero l’orgoglio che i Biellesi dichiarano.

Certo, il nuovo ospedale non potrà sostituire né aziende, né investimenti imprenditoriali che forse nel tempo a Biella sono venuti a mancare, ma non ho motivo di dubitare che saprà utilizzare al meglio il vantaggio di essere interamente nuovo e tecnologicamente avanzato per rendersi attrattivo non solo alla popolazione locale.

Giovedì il direttore generale dell’assessorato Fulvio Moirano saprà entrare nel dettaglio di reparti, specialità, strutture complesse o semplici, spiegherà le prime scelte operate anche relativamente ai posti letto e ai primariati.

Spero che anche gli organi di informazione possano offrire il loro costruttivo contributo per spostare il dibattito sulla sanità dalle polemiche alle proposte, sempre tenendo presente che il mio primo, urgente obiettivo è far uscire il Piemonte dal libro nero delle Regioni inadempienti, per poter tornare nel 2016 a rivedere le scelte di programmazione in una logica di territorio.

 

Antonio Saitta

assessore alla Sanità Regione Piemonte

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