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Rifugio Rivetti, “vedetta” da 80 anni

Rifugio Rivetti, “vedetta” da 80 anni
Altro Grande Biella, 21 Giugno 2015 ore 09:46

PIEDICAVALLO - E’ uno di quei tipici rifugi che ti sembra di non raggiungere mai. Tu cammini, annaspi, ansimi e coli sudore, e lui resta lì. A guardarti dall’alto, quasi fosse una vedetta. Bello e maestoso nella sua corazza di roccia, ché in Valle Cervo non potrebbe essere altrimenti. Ti sembra quasi di toccarlo con un dito, per un bel tratto di quell’E60 che le pietre lastricate inviterebbero a percorrere tutto d’un fiato. E invece, tu che atleta non sei, affronti il peso del dislivello guardandolo dal basso. Fino a quando, come una conquista, ti ritrovi davanti a quelle finestre dipinte di colori e alla grande insegna. “Rifugio Alfredo Rivetti”. E la fatica si tuffa in quella birra fresca che mai avevi tanto sognato.

Da venti primavere, ventuno quest’anno, il volto del “Rivetti” ha un nome diventato un’istituzione. Sandro Zoia, rifugista ormai  per antonomasia. E’ lui la vera anima di queste stanze e di questi locali che la storia ha consegnato nel tempo ai predecessori Marco Lombardi, Angelo Mottino e Guido Ferrero, e che i documenti vogliono, formalmente, di proprietà del Cai Biella. «Ho passato tanto tempo qui - racconta Sandro -, ho visto i tempi cambiare da questo luogo immutabile». E se c’è qualcosa che col tempo il “Rivetti” ha visto trasformarsi più di tutto, forse sta proprio nei volti di chi ogni giorno lo raggiunge: «All’inizio soprattutto biellesi - spiega Sandro -, ma oggi sempre più stranieri». Una bella sorpresa, certamente meritata. Che  amplifica la conoscenza di questo rifugio che, in realtà, se ne sta appollaiato all’alpe Mologna Grande da ben 80 anni. «L’anniversario cade proprio quest’anno - racconta ancora Zoia dal telefono fisso che ha a disposizione, qui dove i cellulari sono un inutile oggetto e la corrente elettrica è il sudato prodotto di 12 pannelli fotovoltaici -. Ed è questo il motivo per cui il Cai ha deciso di organizzare una festa che riunisse tutti gli amanti di questo storico posto». L’appuntamento è per oggi, per un raduno mattutino seguito dal pranzo, nella speranza che il meteo consenta di godere della meravigliosa vista offerta dalla grande terrazza lastricata. 

Veronica Balocco

Leggi di più sull’Eco di Biella di sabato 20 giugno 2015 

PIEDICAVALLO - E’ uno di quei tipici rifugi che ti sembra di non raggiungere mai. Tu cammini, annaspi, ansimi e coli sudore, e lui resta lì. A guardarti dall’alto, quasi fosse una vedetta. Bello e maestoso nella sua corazza di roccia, ché in Valle Cervo non potrebbe essere altrimenti. Ti sembra quasi di toccarlo con un dito, per un bel tratto di quell’E60 che le pietre lastricate inviterebbero a percorrere tutto d’un fiato. E invece, tu che atleta non sei, affronti il peso del dislivello guardandolo dal basso. Fino a quando, come una conquista, ti ritrovi davanti a quelle finestre dipinte di colori e alla grande insegna. “Rifugio Alfredo Rivetti”. E la fatica si tuffa in quella birra fresca che mai avevi tanto sognato.

Da venti primavere, ventuno quest’anno, il volto del “Rivetti” ha un nome diventato un’istituzione. Sandro Zoia, rifugista ormai  per antonomasia. E’ lui la vera anima di queste stanze e di questi locali che la storia ha consegnato nel tempo ai predecessori Marco Lombardi, Angelo Mottino e Guido Ferrero, e che i documenti vogliono, formalmente, di proprietà del Cai Biella. «Ho passato tanto tempo qui - racconta Sandro -, ho visto i tempi cambiare da questo luogo immutabile». E se c’è qualcosa che col tempo il “Rivetti” ha visto trasformarsi più di tutto, forse sta proprio nei volti di chi ogni giorno lo raggiunge: «All’inizio soprattutto biellesi - spiega Sandro -, ma oggi sempre più stranieri». Una bella sorpresa, certamente meritata. Che  amplifica la conoscenza di questo rifugio che, in realtà, se ne sta appollaiato all’alpe Mologna Grande da ben 80 anni. «L’anniversario cade proprio quest’anno - racconta ancora Zoia dal telefono fisso che ha a disposizione, qui dove i cellulari sono un inutile oggetto e la corrente elettrica è il sudato prodotto di 12 pannelli fotovoltaici -. Ed è questo il motivo per cui il Cai ha deciso di organizzare una festa che riunisse tutti gli amanti di questo storico posto». L’appuntamento è per oggi, per un raduno mattutino seguito dal pranzo, nella speranza che il meteo consenta di godere della meravigliosa vista offerta dalla grande terrazza lastricata. 

Veronica Balocco

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