Riforma della scuola, è corsa contro il tempo

Riforma della scuola, è corsa contro il tempo
Altro 10 Maggio 2015 ore 12:53

Il mondo dell’istruzione vive, in queste settimane, su due dimensioni. Le dimensioni della politica: un “dentro” e un “fuori”. Ma anche un “nel mezzo”. Con “dentro”, si intende il Parlamento, a cui spetta licenziare in una corsa contro il tempo il disegno di legge sulla “Buona Scuola”. Mentre per “fuori” ci si riferisce alle piazze, dalle quali gran parte del personale scolastico e i sindacati di categoria, hanno alzato la voce per far sentire le proprie ragioni contro la nuova riforma, in particolare durante lo sciopero nazionale indetto lo scorso 5 maggio. Il “nel mezzo” è fatto delle audizioni, quelle passate e quelle recenti, a fare da ponte con le intenzioni del governo. In quel confronto al quale il premier, Matteo Renzi, e il Ministro all’Istruzione, Stefania Giannini, si dicono aperti. Ma entro certi limiti. 

Non si arretra su certi principi. Posizione che il senatore Gianluca Susta, tornato tra le fila del Partito Democratico, ribadisce, parlando di “Buona Scuola”: «Meglio un buon compromesso che una brutta vittoria», esordisce Susta. «Ma su certi principi non si arretra: la scuola italiana soffre della malattia dell’appiattimento e dello scarso riconoscimento di merito ai docenti e, di conseguenza, agli studenti. Se le cose non cambiano rispetto al passato, si corre il rischio di creare disuguaglianze sociali, perché, per mancanza di una scuola di qualità, chi è ricco potrà mandare i figli in istituti accreditati o persino all’estero, gli altri no. Quindi, la riforma è anche un messaggio ai cittadini: il Paese, va adeguato alla competizione in un contesto internazionale».

Quanto alle modifiche, la senatrice Pd, Nicoletta Favero, rilancia l’invito del Ministro Giannini, a «leggere il disegno di legge». E sui punti più discussi, come potere ai presidi e assunzione dei precari, Favero e Susta ribadiscono la linea del governo: «Questa è la prima riforma che non riduce i posti di lavoro, ma ne dà a chi ha superato un concorso», afferma Susta. Sono quei 100mila precari, ai quali il governo dice di aggiungerne 60mila, che saranno assunti per maxi concorso nel 2016. «Abbiamo iniziato da questi, altrimenti si rischia, non facendo nulla, di lasciare tutti nell’indistinto», dice Favero.

Dubbi sui tempi. Il deputato di Lega Nord, Roberto Simonetti, parla di altre cifre, quelle avanzate dagli stessi sindacati: «I precari assunti saranno 50mila, un terzo dei 150mila iniziali. Legando il testo al Def, si è evitato di poterne assumere di più». Il ddl dovrebbe arrivare alla Camera il 19 maggio: si farà in tempo ad  assicurare le assunzioni per il prossimo anno scolastico? Simonetti: «In Commissione Cultura, ferma da tre giorni,  la discussione non ha ancora toccato gli articoli centrali del ddl. In un mese, entro il 15 giugno, la riforma dovrà passare da Camera e Senato e tornare alla Camera. Si deve fare in tempo, ma ad oggi siamo a zero».

Giovanna Boglietti

Il mondo dell’istruzione vive, in queste settimane, su due dimensioni. Le dimensioni della politica: un “dentro” e un “fuori”. Ma anche un “nel mezzo”. Con “dentro”, si intende il Parlamento, a cui spetta licenziare in una corsa contro il tempo il disegno di legge sulla “Buona Scuola”. Mentre per “fuori” ci si riferisce alle piazze, dalle quali gran parte del personale scolastico e i sindacati di categoria, hanno alzato la voce per far sentire le proprie ragioni contro la nuova riforma, in particolare durante lo sciopero nazionale indetto lo scorso 5 maggio. Il “nel mezzo” è fatto delle audizioni, quelle passate e quelle recenti, a fare da ponte con le intenzioni del governo. In quel confronto al quale il premier, Matteo Renzi, e il Ministro all’Istruzione, Stefania Giannini, si dicono aperti. Ma entro certi limiti. 

Non si arretra su certi principi. Posizione che il senatore Gianluca Susta, tornato tra le fila del Partito Democratico, ribadisce, parlando di “Buona Scuola”: «Meglio un buon compromesso che una brutta vittoria», esordisce Susta. «Ma su certi principi non si arretra: la scuola italiana soffre della malattia dell’appiattimento e dello scarso riconoscimento di merito ai docenti e, di conseguenza, agli studenti. Se le cose non cambiano rispetto al passato, si corre il rischio di creare disuguaglianze sociali, perché, per mancanza di una scuola di qualità, chi è ricco potrà mandare i figli in istituti accreditati o persino all’estero, gli altri no. Quindi, la riforma è anche un messaggio ai cittadini: il Paese, va adeguato alla competizione in un contesto internazionale».

Quanto alle modifiche, la senatrice Pd, Nicoletta Favero, rilancia l’invito del Ministro Giannini, a «leggere il disegno di legge». E sui punti più discussi, come potere ai presidi e assunzione dei precari, Favero e Susta ribadiscono la linea del governo: «Questa è la prima riforma che non riduce i posti di lavoro, ma ne dà a chi ha superato un concorso», afferma Susta. Sono quei 100mila precari, ai quali il governo dice di aggiungerne 60mila, che saranno assunti per maxi concorso nel 2016. «Abbiamo iniziato da questi, altrimenti si rischia, non facendo nulla, di lasciare tutti nell’indistinto», dice Favero.

Dubbi sui tempi. Il deputato di Lega Nord, Roberto Simonetti, parla di altre cifre, quelle avanzate dagli stessi sindacati: «I precari assunti saranno 50mila, un terzo dei 150mila iniziali. Legando il testo al Def, si è evitato di poterne assumere di più». Il ddl dovrebbe arrivare alla Camera il 19 maggio: si farà in tempo ad  assicurare le assunzioni per il prossimo anno scolastico? Simonetti: «In Commissione Cultura, ferma da tre giorni,  la discussione non ha ancora toccato gli articoli centrali del ddl. In un mese, entro il 15 giugno, la riforma dovrà passare da Camera e Senato e tornare alla Camera. Si deve fare in tempo, ma ad oggi siamo a zero».

Giovanna Boglietti