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Rey lascia la Lega di Biella

Rey lascia la Lega di Biella
Altro Biella Città, 19 Febbraio 2015 ore 12:36

Dopo 19 anni di militanza la Lega Nord di Biella perde uno dei pezzi pregiati.

Ieri l’ex presidente del consiglio comunale di Biella, Silvano Rey, per due volte segretario provinciale del Carroccio, ha detto stop. In aperta polemica con la classe dirigente attuale. «Domenica scorsa - ha sottolineato Rey - ho partecipato al congresso provinciale di Biella.  Mai come in questo momento assisto a una mancanza di rispetto della convivenza interna, dei rapporti umani. Scialbi incontri settimanali svolti all’insegna della mancanza di serate tematiche, che hanno portato ad una decrescita partecipativa all’interno del movimento. La spregiudicatezza comportamentale dell’uscente segretario ha impedito in tutti i modi di avere una seconda candidatura, del tutto legittima e democratica. E’ stato impedito un sano e sacrosanto confronto con un secondo candidato: è nata così la candidatura unica, il voler vincere facile a tutti i costi». Rey, senza mai nominarlo si rivolge al riconfermato segretario Michele Mosca. Sarebbe stata impedita la candidatura di Chiara Caucino come alternativa, giocando sul numero di firme. Concetto confermato dalla stessa Caucino ieri mattina. «In Piemonte, e anche a Biela, è nata un’oligarchia di stampo medievale - aggiunge Rey - dove il princile (Cota, ndr) nomina e crea la propria corte di vassalli, valvassori e valvassini. E il popolo leghista? Asservito, messo a tacere o in disparte». Rey ha così deciso di lasciare la Lega Nord. «Ma solo quella di Biella - conclude - perché io sarò sempre leghista».

La replica. Michele Mosca, tirato in ballo, risponde: «Capisco che Rey sia rimasto scosso prima dalla sfiducia in consiglio comunale, poi dal processo con Desirò. Umanamente mi dispiace, ma era da un po’ di tempo che non frequentava già più il movimento. Sulla candidatura alternativa, vista la posizione critica di Rey, gli dico che poteva candidarsi lui, invece di mandare avanti qualcun altro che non aveva evidentemente i numeri». Un pezzo di storia del Carroccio biellese se ne va.

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