Pronto soccorso preso d’assalto

Pronto soccorso preso d’assalto
Altro 12 Maggio 2016 ore 12:58

BIELLA -  C’è un certo fermento tra i cittadini biellesi che erano soliti rivolgersi al proprio medico di base per farsi prescrivere esami o prime visite da specialisti. Dopo l’entrata in vigore del cosiddetto “decreto appropiatezza prescrittiva” che è andato a limitare, e di molto, la possibilità di utilizzare i ticket su 203 prestazioni sanitarie, le abitudini sono mutate. E i risultati non hanno tardato ad arrivare. Il risultato più eclatante? L’intasamento del Pronto soccorso a cui molti pazienti ora si rivolgono in assenza della possibilità di poter ottenere “gratuitamente” le prestazioni a cui sino a poco tempo fa potevano accedere. Un fatto più che prevedibile che i medici di base sin da quando avevano iniziato la lunga trattativa con il Governo per rivedere il decreto avevano ipotizzato come conseguenza per la sanità pubblica.  «I medici sono - aveva sottolineato in tempi non sospetti Sergio Di Bella, segretario della Fimmg -, con il decreto in argomento, privati della potestà di prescrivere in scienza e coscienza. Ciò addirittura rischiando di compromettere il cardine della Medicina di famiglia: il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Quest'ultimo va informato della evidente contrarietà della categoria medica verso una norma ingiusta. Il primo risultato di tale decreto è un forte disagio per i nostri assistiti e per i medici stessi». Che ora si va a ripercuotere sull’ospedale con un inevitabile aumento dei cosiddetti codici bianchi, ossia dei casi meno gravi. Un dato che è confermato anche da diversi operatori del Pronto soccorso che hanno notato un aumento importante delle richieste che prima potevano essere evase dai medici di base, decisamente più liberi di prescrivere esami che oggi, però, sono diventati a pagamento.
Enzo Panelli

BIELLA -  C’è un certo fermento tra i cittadini biellesi che erano soliti rivolgersi al proprio medico di base per farsi prescrivere esami o prime visite da specialisti. Dopo l’entrata in vigore del cosiddetto “decreto appropiatezza prescrittiva” che è andato a limitare, e di molto, la possibilità di utilizzare i ticket su 203 prestazioni sanitarie, le abitudini sono mutate. E i risultati non hanno tardato ad arrivare. Il risultato più eclatante? L’intasamento del Pronto soccorso a cui molti pazienti ora si rivolgono in assenza della possibilità di poter ottenere “gratuitamente” le prestazioni a cui sino a poco tempo fa potevano accedere. Un fatto più che prevedibile che i medici di base sin da quando avevano iniziato la lunga trattativa con il Governo per rivedere il decreto avevano ipotizzato come conseguenza per la sanità pubblica.  «I medici sono - aveva sottolineato in tempi non sospetti Sergio Di Bella, segretario della Fimmg -, con il decreto in argomento, privati della potestà di prescrivere in scienza e coscienza. Ciò addirittura rischiando di compromettere il cardine della Medicina di famiglia: il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Quest'ultimo va informato della evidente contrarietà della categoria medica verso una norma ingiusta. Il primo risultato di tale decreto è un forte disagio per i nostri assistiti e per i medici stessi». Che ora si va a ripercuotere sull’ospedale con un inevitabile aumento dei cosiddetti codici bianchi, ossia dei casi meno gravi. Un dato che è confermato anche da diversi operatori del Pronto soccorso che hanno notato un aumento importante delle richieste che prima potevano essere evase dai medici di base, decisamente più liberi di prescrivere esami che oggi, però, sono diventati a pagamento.
Enzo Panelli