Prof di religione, adesso si cambia

Prof di religione, adesso si cambia
Altro 05 Ottobre 2016 ore 14:52

Tira vento di cambiamento tra le cattedre occupate dai cosiddetti “Idr”, ovvero gli insegnanti di religione. Un vento che soffierà dal 1° settembre 2017. E che è  orientato verso due direzioni: l’innalzamento del livello di formazione iniziale di tutti i docenti italiani e, d’altro canto, la modifica degli ordinamenti universitari. Novità che non potevano escludere la specifica categoria di chi si occupa di religione cattolica e non solo, anzi meglio di cultura religiosa.

Ma cosa accadrà, dunque, dal 1° settembre 2017? E cosa rappresenta, di conseguenza, l’anno scolastico in corso, il 2016-2017, che si caratterizza per essere l’ultimo di una regola che si appresta a cambiare, dopo la prossima estate? Ebbene, ciò che accadrà ha un nome: si chiama “adeguamento”. Ed è il frutto di una nuova intesa siglata dal Ministero, per la parte statale, e dalla Cei, per la parte ecclesiastica. Una nuova intesa, appunto, che segue di 27 anni quella originaria e di 22 la prima revisione, fatte in merito all’insegnamento della religione cattolica (Irc).

In realtà, non di novità si tratta, almeno all’interno del mondo scolastico e tra gli insegnanti che gravitano attorno all’Ufficio Scuola della diocesi di Biella, diretto da don Luigi Bellotti. La nuova intesa è, infatti, datata 28 giugno 2012, ma - a cinque anni di distanza - diverrà operativa, appunto, dal 1° settembre del 2017. Cinque anni serviti, come anticipato, ai docenti per procedere al proprio “adeguamento”. O meglio, all’adeguamento del loro titolo di studio. Ciò che la nuova intesa richiede: nuovi profili di qualificazione professionale per gli insegnanti di religione.

In parole povere, dal 2012 a oggi ovvero in questo lasso di tempo lungo cinque anni, i maestri e i professori che non erano ancora “stabilizzati” e non risultano in possesso di un titolo accademico in Teologia o di quello compiuto in seminario, si sono trovati, per conservare la possibilità di insegnare, a dover, di fatto, tornare a studiare.   Dove? All’università. Sulla traccia della rivoluzione vissuta dagli atenei in questi anni, che ha portato alla scomparsa delle tradizionali lauree quadriennali a ciclo unico, a favore invece delle triennali (primo livello) e delle magistrali (secondo livello). Introdotta, tra l’altro, anche per maestri e maestre.

Questo il protocollo da seguire, alla volta di una laurea in Scienze religiose di 3 anni più 2 (tre anni di nozioni e due di tirocinio), da conseguire - nel caso locale -  all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara o di Torino o di Alessandria. Protocollo che si unisce a requisiti che restano validi, come l’idoneità ecclesiastica, abilità pedagogica, “retta dottrina” e una vita condotta “cristianamente”: l’insegnante deve aver ricevuto i sacramenti, meglio il matrimonio della convivenza, da studiare i “casi seprazione e divorzi”. Tiene a sottolineare, a riguardo, don Luigi Bellotti - «ogni caso va affrontato a sé, c’è più apertura in questo senso, come dimostra lo stesso Papa Francesco».

Già, il caso locale. In provincia - fanno sapere dall’Ufficio Scuola della diocesi di Biella - si contano 69 insegnanti di religione. Chi di questi non era stabilizzato di ruolo è stato interessato dall’adeguamento. E di questa “fetta”, la maggior parte sta terminando il percorso di studi per la laurea magistrale in Scienze religiose: i più si laureeranno a luglio, giusto in tempo per sfruttare la possibilità dell’anno scolastico in corso, che ammette ancora in cattedra chi è sprovvisto del titolo, e pronti a continuare con quello che si aprirà a settembre 2017. Chi è “in ritardo”? Non uscirà di scena per sempre: insegnarà quando avrà il titolo.

Don Bellotti: «Sono stati cinque anni utili a consentire ai docenti biellesi di adeguarsi. Alcuni lavorando anche; altri preferendo smettere di lavorare, per concentrarsi sullo studio. Praticamente nessuno di loro perderà la possibilità di insegnare. L’effetto della nuova intesa sarà importante per chi vorrà, d’ora in avanti, insegnare religione».

Giovanna Boglietti

Tira vento di cambiamento tra le cattedre occupate dai cosiddetti “Idr”, ovvero gli insegnanti di religione. Un vento che soffierà dal 1° settembre 2017. E che è  orientato verso due direzioni: l’innalzamento del livello di formazione iniziale di tutti i docenti italiani e, d’altro canto, la modifica degli ordinamenti universitari. Novità che non potevano escludere la specifica categoria di chi si occupa di religione cattolica e non solo, anzi meglio di cultura religiosa.

Ma cosa accadrà, dunque, dal 1° settembre 2017? E cosa rappresenta, di conseguenza, l’anno scolastico in corso, il 2016-2017, che si caratterizza per essere l’ultimo di una regola che si appresta a cambiare, dopo la prossima estate? Ebbene, ciò che accadrà ha un nome: si chiama “adeguamento”. Ed è il frutto di una nuova intesa siglata dal Ministero, per la parte statale, e dalla Cei, per la parte ecclesiastica. Una nuova intesa, appunto, che segue di 27 anni quella originaria e di 22 la prima revisione, fatte in merito all’insegnamento della religione cattolica (Irc).

In realtà, non di novità si tratta, almeno all’interno del mondo scolastico e tra gli insegnanti che gravitano attorno all’Ufficio Scuola della diocesi di Biella, diretto da don Luigi Bellotti. La nuova intesa è, infatti, datata 28 giugno 2012, ma - a cinque anni di distanza - diverrà operativa, appunto, dal 1° settembre del 2017. Cinque anni serviti, come anticipato, ai docenti per procedere al proprio “adeguamento”. O meglio, all’adeguamento del loro titolo di studio. Ciò che la nuova intesa richiede: nuovi profili di qualificazione professionale per gli insegnanti di religione.

In parole povere, dal 2012 a oggi ovvero in questo lasso di tempo lungo cinque anni, i maestri e i professori che non erano ancora “stabilizzati” e non risultano in possesso di un titolo accademico in Teologia o di quello compiuto in seminario, si sono trovati, per conservare la possibilità di insegnare, a dover, di fatto, tornare a studiare.   Dove? All’università. Sulla traccia della rivoluzione vissuta dagli atenei in questi anni, che ha portato alla scomparsa delle tradizionali lauree quadriennali a ciclo unico, a favore invece delle triennali (primo livello) e delle magistrali (secondo livello). Introdotta, tra l’altro, anche per maestri e maestre.

Questo il protocollo da seguire, alla volta di una laurea in Scienze religiose di 3 anni più 2 (tre anni di nozioni e due di tirocinio), da conseguire - nel caso locale -  all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara o di Torino o di Alessandria. Protocollo che si unisce a requisiti che restano validi, come l’idoneità ecclesiastica, abilità pedagogica, “retta dottrina” e una vita condotta “cristianamente”: l’insegnante deve aver ricevuto i sacramenti, meglio il matrimonio della convivenza, da studiare i “casi seprazione e divorzi”. Tiene a sottolineare, a riguardo, don Luigi Bellotti - «ogni caso va affrontato a sé, c’è più apertura in questo senso, come dimostra lo stesso Papa Francesco».

Già, il caso locale. In provincia - fanno sapere dall’Ufficio Scuola della diocesi di Biella - si contano 69 insegnanti di religione. Chi di questi non era stabilizzato di ruolo è stato interessato dall’adeguamento. E di questa “fetta”, la maggior parte sta terminando il percorso di studi per la laurea magistrale in Scienze religiose: i più si laureeranno a luglio, giusto in tempo per sfruttare la possibilità dell’anno scolastico in corso, che ammette ancora in cattedra chi è sprovvisto del titolo, e pronti a continuare con quello che si aprirà a settembre 2017. Chi è “in ritardo”? Non uscirà di scena per sempre: insegnarà quando avrà il titolo.

Don Bellotti: «Sono stati cinque anni utili a consentire ai docenti biellesi di adeguarsi. Alcuni lavorando anche; altri preferendo smettere di lavorare, per concentrarsi sullo studio. Praticamente nessuno di loro perderà la possibilità di insegnare. L’effetto della nuova intesa sarà importante per chi vorrà, d’ora in avanti, insegnare religione».

Giovanna Boglietti