Precari finiti, si ricorre ai prof esterni

Precari finiti, si ricorre ai prof esterni
Altro 20 Ottobre 2015 ore 17:53

Si chiamano “messe a disposizione”, ma potrebbero venire tradotte, in questo periodo, come “il salvagente di diverse scuole biellesi”. Sì, perché se non fosse per chi ha fornito la propria “messa a disposizione”, molti istituti continuerebbero a trovarsi senza personale docente. Il motivo: durante le ultime nomine dei precari, le 207 disponibilità conteggiate dall’Ufficio Scolastico Territoriale, ovvero i posti liberi da assegnare agli asili e alle scuole elementari della provincia, non sono state coperte per intero. E questo nonostante siano state passate in rassegna tutte le graduatorie esistenti. In altre parole, non ci sarebbero più docenti disponibili per occupare questi “buchi”, almeno una quarantina.

Il fenomeno, che fa di Biella un unicum tra quelli in Italia, è particolarmente sentito a livello locale. In parte anche alle superiori. E se, da un lato, fornisce un’ulteriore chiave di lettura delle condizioni non sempre facili con le quali fanno i conti ogni giorni le scuole della provincia, d’altro canto, rappresenta un nuovo canale d’accesso alle cattedre rimaste scoperte, che devono in qualche modo venire occupate. 

Giovanna Boglietti

Leggi tutto il servizio sull’Eco di Biella di lunedì 19 ottobre 2015 

Si chiamano “messe a disposizione”, ma potrebbero venire tradotte, in questo periodo, come “il salvagente di diverse scuole biellesi”. Sì, perché se non fosse per chi ha fornito la propria “messa a disposizione”, molti istituti continuerebbero a trovarsi senza personale docente. Il motivo: durante le ultime nomine dei precari, le 207 disponibilità conteggiate dall’Ufficio Scolastico Territoriale, ovvero i posti liberi da assegnare agli asili e alle scuole elementari della provincia, non sono state coperte per intero. E questo nonostante siano state passate in rassegna tutte le graduatorie esistenti. In altre parole, non ci sarebbero più docenti disponibili per occupare questi “buchi”, almeno una quarantina.

Il fenomeno, che fa di Biella un unicum tra quelli in Italia, è particolarmente sentito a livello locale. In parte anche alle superiori. E se, da un lato, fornisce un’ulteriore chiave di lettura delle condizioni non sempre facili con le quali fanno i conti ogni giorni le scuole della provincia, d’altro canto, rappresenta un nuovo canale d’accesso alle cattedre rimaste scoperte, che devono in qualche modo venire occupate. 

Giovanna Boglietti

Leggi tutto il servizio sull’Eco di Biella di lunedì 19 ottobre 2015