Padre Giovanni Musso tra fede e guarigioni

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(14 gen) Ci sono uomini il cui passaggio sulla terra è destinato a lasciare tracce indelebili nella vita delle comunità cui appartengono. Forse anche contro la loro stessa volontà.
Sembra un po’ questo il destino di padre Giovanni Musso, morto domenica scorsa al Cottolengo, all’età di 86 anni. Al suo funerale ha assistito una folla commossa, mercoledì alla Spolina di Cossato, dove era arrivato nel 1962. Musso era una figura particolare, perché circondata da un affetto e una dedizione straordinaria da centinaia di persone. Tanto da suscitare pure forti invidie. Una schiera di uomini e di donne gli hanno tributato un amore infinito, come a un padre o a un figlio. Persone che in cambio d’un sorriso, una preghiera o una sola parola buona erano disposte a dare il proprio tempo e le proprie risorse, messe al servizio del frate e della sua missione. Missione che da sempre è stata quella di aiutare i poveri, incondizionatamente. La figura di Giovanni Musso è così diventata, spesso, oggetto di una profonda venerazione. Anche chi l’ha solo conosciuto fugacemente, raccontando di lui, non poteva non ricavarne un’idea di semplicità e di bontà. Il suo lavoro di cappellano all’ospedale, per 35 anni, ha portato centinaia di persone a maturare un debito nei suoi confronti per il conforto morale e spirituale. Il suo nome nel Biellese, ma non solo, è circondato da un alone di fede e di rispetto. Ci sono uomini il cui passaggio sulla terra è destinato a lasciare tracce indelebili nella vita delle comunità cui appartengono. Forse anche contro la loro stessa volontà.
Sembra un po’ questo il destino di padre Giovanni Musso, morto domenica scorsa al Cottolengo, all’età di 86 anni. Al suo funerale ha assistito una folla commossa, mercoledì alla Spolina di Cossato, dove era arrivato nel 1962. Musso era una figura particolare, perché circondata da un affetto e una dedizione straordinaria da centinaia di persone. Tanto da suscitare pure forti invidie. Una schiera di uomini e di donne gli hanno tributato un amore infinito, come a un padre o a un figlio. Persone che in cambio d’un sorriso, una preghiera o una sola parola buona erano disposte a dare il proprio tempo e le proprie risorse, messe al servizio del frate e della sua missione. Missione che da sempre è stata quella di aiutare i poveri, incondizionatamente. La figura di Giovanni Musso è così diventata, spesso, oggetto di una profonda venerazione. Anche chi l’ha solo conosciuto fugacemente, raccontando di lui, non poteva non ricavarne un’idea di semplicità e di bontà. Il suo lavoro di cappellano all’ospedale, per 35 anni, ha portato centinaia di persone a maturare un debito nei suoi confronti per il conforto morale e spirituale. Il suo nome nel Biellese, ma non solo, è circondato da un alone di fede e di rispetto.

La sua “serva”. Una di queste persone è Rosa Lovero, professionista della moda, affascinante, colta, con un marito e due figlie. Per vent’anni è stata fianco a fianco del piccolo francescano, spesso in momenti drammatici. «Un’amica mi accompagnò da lui. Mi disse: vieni a conoscerlo - racconta la donna, dal suo studio elegante ed accogliente in centro città -. Rimasi affascinata, a dir poco. Affascinata dalla sua semplicità. Dalla sua umiltà. Dalla sua straordinaria fede. Non riuscii più a fare a meno della sua amicizia e della sua compagnia, che emanava una forza spirituale indescrivibile. Iniziammo a sentirci qualche volta, tutti i giorni, al telefono. E poi tutto venne naturale. Intendo la voglia di aiutarlo. Iniziai così ad accompagnarlo in giro in macchina per le più svariate ragioni, sbrigando faccende per lui, incontrando persone e altro ancora. Per anni mi sono annullata, sacrificando spesso il mio lavoro e tutto il mio tempo libero. Non me ne sono mai pentita. Tornassi indietro, rifarei tutto. L’ho anche protetto, in un certo senso. Da se stesso. Perché era assalito di richieste. Persone malate che cercavano conforto, esorcismi e miracoli. Poveri che gli chiedevano soldi. Padre Giovanni non si risparmiava. Non si negava a nessuno. Per anni ha dormito due ore per notte, logorandosi. Ebbe poi un incidente in auto e uno domestico, nei primi anni del Duemila. Entrò anche in coma, per un mese e mezzo. I medici lo davano per morto. E invece superò la crisi. Ero sempre al suo fianco. Nelle cure e nell’assistenza, anche a casa mia. Negli ultimi dieci anni ha sofferto molto. Ma era sempre lui a dare coraggio a me».

Comunità. «Non ero né l’unica né la più importante delle persone che volevano bene a padre Giovanni - spiega la donna, conosciuta e stimata in città -. Ero solo una delle sue aiutanti. Mi è stato d’esempio l’attenzione e il lavoro di suor Maria Teresa. Ho servito lui e, in nome suo, il prossimo, per fede. Ecco perché mi considero solo una serva di Gesù Cristo».

Guarigioni. La fama di padre Giovanni Musso viene spesso associata a casi medici di complessa lettura. «Avevo contratto un raro virus auto-distruttivo. Ero all’ospedale con dolori strazianti, non riuscivo a camminare e i medici non mi davano molte speranze di guarigione. Ero presa dallo sconforto più totale. Un giorno incontrai padre Giovanni. Pregammo insieme, per diversi giorni. E nello spazio di un paio di settimane tornai a casa, senza che i medici sapessero spiegarsi una guarigione così repentina e tanto completa - racconta Dolores Nieddu -. Non spetta a me etichettare quanto mi sia successo. La mia fede vacillava. Grazie invece a padre Giovanni è tornata più forte di prima. Ed è ovvio che la mia riconoscenza e stima nei suoi confronti sia inestimabile». «Padre Giovanni Musso? Mio figlio aveva una forma tumorale al cervello. Era il 1982. Gli fu riscontrata quando aveva sei mesi di vita. Ero disperata. I medici mi dissero che era destinato a non camminare, se era fortunato - racconta Luciana Pezzin -. Pregai notte e giorno con padre Giovanni. Come andò a finire? Che mio figlio è un volontario della Protezione civile e scoppia di salute da sempre».
Due episodi quasi scelti a caso tra i diversi che si possono facilmente raccogliere in città e nei dintorni. In via ufficiale comunque non pare esserci alcun approfondimento di questi fatti.

Le stelle. A padre Giovanni Musso non erano legate solo persone meno abbienti. Anche personaggi dello sport e dello spettacolo nazionale avevano trovato in lui un punto di riferimento. Tra questi il calciatore della Juventus, ora dirigente, Gianluca Pessotto e la conduttrice televisiva Barbara D’Urso, sposata proprio da padre Giovanni. Entrambi negli ultimi tempi gli hanno fatto visita al Cottolengo, intrattenendosi anche con gli altri ospiti. Difficile riassumere una figura così complessa. Certo il racconto di persone come Rosa Lovero fa riflettere. Che una donna destinata ad un’esistenza frenetica e lussuosa (tra cellulari d’ultima generazione, alta moda e amicizie altolocate) decida di fare da infermiera ad un anziano frate francescano in missione per gli ultimi, di questi tempi, sa di miracolo. Nella foto un momento dei funerali della scorsa settimana

14 gennaio 2011

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