«Ottanta profughi a Granero»

«Ottanta profughi a Granero»
Altro 10 Febbraio 2016 ore 08:21

PORTULA – La tensione è palpabile. Ma il senso di impotenza altrettanto presente. Il sindaco di Portula, Fabrizio Calcia Ros, non si nasconde dietro a un dito. E nonostante dalla Prefettura non abbia ancora ricevuto comunicazioni ufficiali, la sua posizione è definita. Ed estremamente preoccupata. La notizia, d’altro canto, è di quelle che non fanno dormire sonni tranquilli ai primi cittadini. E non per questioni di razzismo, bensì per le conseguenze che tali novità possono avere sul piano gestionale, sociale e organizzativo di un paese: «Voci accreditate mi hanno confermato il prossimo arrivo in paese di un’ottantina di profughi, che saranno con buon margine di certezza sistemati in una palazzina di frazione Granero».

La chiacchiera, dunque, sta pian piano prendendo forma. E si sta scremando delle dicerie che per giorni l’hanno accompagnata: «E’ da un po’ che si dice che arriveranno – afferma il sindaco -, ma si parlava di insediarli negli stabili dell’ex lanificio Fratelli Fila. La notizia già di per sè mi aveva preoccupato, perché continuavo a domandarmi chi mai potesse avere il coraggio, con una mano sul cuore, di definire “abitabile” quel complesso. E invece no, i profughi in effetti non andranno lì». La sistemazione, a ben vedere, è di gran lunga superiore: nel cuore di frazione Granero, sorta di appendice portulese nel territorio della bassa valle, a ridosso di Coggiola e Pray, è infatti presente una palazzina di moderna ristrutturazione, «un edificio affacciato sul Sessera, proprio di fronte all’ambulatorio, che conta undici appartamenti nuovi e mai utilizzati». Il complesso è frutto di un’operazione che una società immobiliare ha effettuato circa cinque o sei anni fa, con la speranza di ricavarne profitto dalle locazioni, «ma evidentemente non hanno mai trovato nessuno che fosse interessato ad insediarsi lì – prosegue Calcia -, dunque la palazzina è sempre rimasta vuota».

Veronica Balocco

PORTULA – La tensione è palpabile. Ma il senso di impotenza altrettanto presente. Il sindaco di Portula, Fabrizio Calcia Ros, non si nasconde dietro a un dito. E nonostante dalla Prefettura non abbia ancora ricevuto comunicazioni ufficiali, la sua posizione è definita. Ed estremamente preoccupata. La notizia, d’altro canto, è di quelle che non fanno dormire sonni tranquilli ai primi cittadini. E non per questioni di razzismo, bensì per le conseguenze che tali novità possono avere sul piano gestionale, sociale e organizzativo di un paese: «Voci accreditate mi hanno confermato il prossimo arrivo in paese di un’ottantina di profughi, che saranno con buon margine di certezza sistemati in una palazzina di frazione Granero».

La chiacchiera, dunque, sta pian piano prendendo forma. E si sta scremando delle dicerie che per giorni l’hanno accompagnata: «E’ da un po’ che si dice che arriveranno – afferma il sindaco -, ma si parlava di insediarli negli stabili dell’ex lanificio Fratelli Fila. La notizia già di per sè mi aveva preoccupato, perché continuavo a domandarmi chi mai potesse avere il coraggio, con una mano sul cuore, di definire “abitabile” quel complesso. E invece no, i profughi in effetti non andranno lì». La sistemazione, a ben vedere, è di gran lunga superiore: nel cuore di frazione Granero, sorta di appendice portulese nel territorio della bassa valle, a ridosso di Coggiola e Pray, è infatti presente una palazzina di moderna ristrutturazione, «un edificio affacciato sul Sessera, proprio di fronte all’ambulatorio, che conta undici appartamenti nuovi e mai utilizzati». Il complesso è frutto di un’operazione che una società immobiliare ha effettuato circa cinque o sei anni fa, con la speranza di ricavarne profitto dalle locazioni, «ma evidentemente non hanno mai trovato nessuno che fosse interessato ad insediarsi lì – prosegue Calcia -, dunque la palazzina è sempre rimasta vuota».

Veronica Balocco

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