Orti solidali, si ricomincia a zappare

Orti solidali, si ricomincia a zappare
Altro 16 Giugno 2017 ore 13:00

COSSATO E’ al via il 5° anno dell’iniziativa “Orti solidali - terra promessa’’, lanciata dal Comune nel 2013, che ha fatto riscontrare continui incrementi, grazie anche all’apporto dei volontari delle parrocchie e delle altre associazioni di tipo sociale, operanti sul territorio di Cossato. I prodotti ricavati da questi orti solidali vanno la metà all’Emporio dei freschi, che si trova nei locali dell’oratorio della Parrocchia dell’Assunta, un terzo ai volontari degli orti e la restante parte alle case di riposo.

La produzione, lo scorso anno, era stata di oltre 3 mila chili di verdure: carote, patate, zucchine, insalata, pomodori, melanzane, aglio, piselli e così via. E’ molto utile ed importante la presenza di due ampie serre, montate alla Masseria. Il vicesindaco ed assessore ai servizi sociali Enrico Moggio spiega: «C’è un nuovo strumento di gestione del progetto, che si sta, sempre più sviluppando in ambito sociale. Infatti, ad inizio anno, è sorta l’associazione di promozione sociale “Terra promessa’’, che ha sede nei locali di Villa Ranzoni, il cui consiglio direttivo è composto da Silvia Poma (presidente), Vittorio Bellotti (vicepresidente), Bruno Gobber (tesoriere) e Leopoldina (Dina) Bianco (segretaria). Questi sono, invece, i tutor degli orti: Vittorio Bellotti, Raffaele Crosera, Bruno Gobber, Giuseppe Primon, Enrico Benzio e Giuliana Vialardi».

Gli orti solidali sono due: quello storico di circa tremila metri quadrati, di proprietà comunale, che situato vicino alle scuole della Masseria; l’altro, invece, sorto due anni dopo, si trova dietro agli ambulatori Asl della Paruzza ed ha una superficie di circa 1.500 metri quadrati. Alla frazione Masseria, la produzione sarà esclusivamente biologica, cioè senza l’uso di fertilizzanti, mentre alla Paruzza la coltivazione sarà tradizionale, con l’utilizzo di concimi naturali.

I volontari sono, al momento, poco più di 30, fra i quali ci sono quattro migranti, che, lo scorso anno, erano nove. Fra gli utenti, c’è una certa rotazione in quanto alcuni, avendo trovato un’occupazione, hanno lasciato gli orti.

Franco Graziola

COSSATO E’ al via il 5° anno dell’iniziativa “Orti solidali - terra promessa’’, lanciata dal Comune nel 2013, che ha fatto riscontrare continui incrementi, grazie anche all’apporto dei volontari delle parrocchie e delle altre associazioni di tipo sociale, operanti sul territorio di Cossato. I prodotti ricavati da questi orti solidali vanno la metà all’Emporio dei freschi, che si trova nei locali dell’oratorio della Parrocchia dell’Assunta, un terzo ai volontari degli orti e la restante parte alle case di riposo.

La produzione, lo scorso anno, era stata di oltre 3 mila chili di verdure: carote, patate, zucchine, insalata, pomodori, melanzane, aglio, piselli e così via. E’ molto utile ed importante la presenza di due ampie serre, montate alla Masseria. Il vicesindaco ed assessore ai servizi sociali Enrico Moggio spiega: «C’è un nuovo strumento di gestione del progetto, che si sta, sempre più sviluppando in ambito sociale. Infatti, ad inizio anno, è sorta l’associazione di promozione sociale “Terra promessa’’, che ha sede nei locali di Villa Ranzoni, il cui consiglio direttivo è composto da Silvia Poma (presidente), Vittorio Bellotti (vicepresidente), Bruno Gobber (tesoriere) e Leopoldina (Dina) Bianco (segretaria). Questi sono, invece, i tutor degli orti: Vittorio Bellotti, Raffaele Crosera, Bruno Gobber, Giuseppe Primon, Enrico Benzio e Giuliana Vialardi».

Gli orti solidali sono due: quello storico di circa tremila metri quadrati, di proprietà comunale, che situato vicino alle scuole della Masseria; l’altro, invece, sorto due anni dopo, si trova dietro agli ambulatori Asl della Paruzza ed ha una superficie di circa 1.500 metri quadrati. Alla frazione Masseria, la produzione sarà esclusivamente biologica, cioè senza l’uso di fertilizzanti, mentre alla Paruzza la coltivazione sarà tradizionale, con l’utilizzo di concimi naturali.

I volontari sono, al momento, poco più di 30, fra i quali ci sono quattro migranti, che, lo scorso anno, erano nove. Fra gli utenti, c’è una certa rotazione in quanto alcuni, avendo trovato un’occupazione, hanno lasciato gli orti.

Franco Graziola