Oropa questa sconosciuta: 2.800 col Fai

Oropa questa sconosciuta: 2.800 col Fai
Altro 27 Marzo 2017 ore 21:24

Si fa vedere da ben sedici secoli. Ma si è mai lasciata guardare veramente bene, Oropa? Ha mai svelato ai più, da insoliti punti di vista, le bellezze naturalistiche della sua conca? O aperto ai curiosi – è il caso del Santuario – angoli “privati” e dedicati, che lo rendono unico e ancora più interessante?

La risposta è sì. Negli ultimi due giorni – tra sabato e ieri, domenica – biellesi e forestieri hanno potuto ammirare una Oropa classica e, soprattutto, l’Oropa sconosciuta. Complice il Fai – Fondo Ambiente Italiano di Biella che, d’accordo con la direzione generale del Santuario, ha proposto al pubblico la conca come palcoscenico degno di spettacolo, per le aperture straordinarie delle “Giornate di Primavera 2017”, indette in quattrocento diverse località d’Italia.

E la proposta è piaciuta: nonostante il tempo instabile, sono, infatti, stati in 2.770 i visitatori che hanno risposto alla chiamata. E che si sono distribuiti lungo un percorso costituito da sei diversi punti di interesse: Sacro Monte, Biblioteca del Santuario (ingresso riservato agli iscritti Fai) e Osservatorio Meteosismico (ingresso riservato agli iscritti Fai o su prenotazione on line), Istituto Figlie di Maria e Lavanderie, Cimitero Monumentale e, infine, Basilica Superiore con salita alla cupola.

“Oropa territorio montano e dimensione sacra”. Quali alcuni dei tesori, dunque, che la conca di Oropa (nel Biellese erano aperti, per l’occasione, anche Casa Zegna di Trivero e Villa Flecchia e Collezione Enrico di Magnano, ndr) ha svelato? È certo una perla la biblioteca. Il giro di visita di “Eco di Biella” con la capo delegazione del Fai Biella, Francesca Chiorino, comincia da qui, tra le cinquecentine, gli incunaboli e i volumi realizzati a mano nel Seicento, scritti in latino, in francese, in italiano antico e in tedesco. Per un intero patrimonio – spiega il segretario generale Oliviero Girardi – che conta 15mila volumi, del valore a pezzo compreso tra i 10mila e i 50mila euro, che il custode volontario da trent’anni, Mario Coda, cura e mostra per la consultazione agli interessati il mercoledì, su appuntamento.

All’Osservatorio Meteosismico attende, invece, don Silvano Cuffolo, detentore dal 1980 di un sapere curioso, che gli fa fiutare maltempo in arrivo: era sabato, le previsioni di ieri gli hanno dato, purtroppo, ragione.

Un salto tra i vapori delle Lavanderie, che curavano panni per 5mila fedeli di passaggio, e scalando i cento gradini della spina dorsale del Santuario si raggiunge la Basilica Superiore e l’alto della cupola, per una panoramica che ha attratto, più di tutti, l’interesse del pubblico. Da lì, si scorge il declivio, tinto dai bucaneve, del Sacro Monte: davanti alla cappella delle Nozze di Cana finanziata dal Comune Lessona, presidiata dalle guide Emily Alessi e Giacomo Cortese dell’Iti Scienze Applicate, recita Ars Teatrando. A girare lo sguardo si incrocia la cavea del nostro Père-Lachaise, il Cimitero Monuntale dove – mostra Andrea Pivotto – riposano gli illustri del Biellese. Uno su tutti: Quintino Sella, che si distingue per la tomba a piramide, progetto di Carlo Maggia, che allora – era il 1884 – fu edificata in una terra ancora sconsacrata. Segreto dei segreti.

Giovanna Boglietti

Si fa vedere da ben sedici secoli. Ma si è mai lasciata guardare veramente bene, Oropa? Ha mai svelato ai più, da insoliti punti di vista, le bellezze naturalistiche della sua conca? O aperto ai curiosi – è il caso del Santuario – angoli “privati” e dedicati, che lo rendono unico e ancora più interessante?

La risposta è sì. Negli ultimi due giorni – tra sabato e ieri, domenica – biellesi e forestieri hanno potuto ammirare una Oropa classica e, soprattutto, l’Oropa sconosciuta. Complice il Fai – Fondo Ambiente Italiano di Biella che, d’accordo con la direzione generale del Santuario, ha proposto al pubblico la conca come palcoscenico degno di spettacolo, per le aperture straordinarie delle “Giornate di Primavera 2017”, indette in quattrocento diverse località d’Italia.

E la proposta è piaciuta: nonostante il tempo instabile, sono, infatti, stati in 2.770 i visitatori che hanno risposto alla chiamata. E che si sono distribuiti lungo un percorso costituito da sei diversi punti di interesse: Sacro Monte, Biblioteca del Santuario (ingresso riservato agli iscritti Fai) e Osservatorio Meteosismico (ingresso riservato agli iscritti Fai o su prenotazione on line), Istituto Figlie di Maria e Lavanderie, Cimitero Monumentale e, infine, Basilica Superiore con salita alla cupola.

“Oropa territorio montano e dimensione sacra”. Quali alcuni dei tesori, dunque, che la conca di Oropa (nel Biellese erano aperti, per l’occasione, anche Casa Zegna di Trivero e Villa Flecchia e Collezione Enrico di Magnano, ndr) ha svelato? È certo una perla la biblioteca. Il giro di visita di “Eco di Biella” con la capo delegazione del Fai Biella, Francesca Chiorino, comincia da qui, tra le cinquecentine, gli incunaboli e i volumi realizzati a mano nel Seicento, scritti in latino, in francese, in italiano antico e in tedesco. Per un intero patrimonio – spiega il segretario generale Oliviero Girardi – che conta 15mila volumi, del valore a pezzo compreso tra i 10mila e i 50mila euro, che il custode volontario da trent’anni, Mario Coda, cura e mostra per la consultazione agli interessati il mercoledì, su appuntamento.

All’Osservatorio Meteosismico attende, invece, don Silvano Cuffolo, detentore dal 1980 di un sapere curioso, che gli fa fiutare maltempo in arrivo: era sabato, le previsioni di ieri gli hanno dato, purtroppo, ragione.

Un salto tra i vapori delle Lavanderie, che curavano panni per 5mila fedeli di passaggio, e scalando i cento gradini della spina dorsale del Santuario si raggiunge la Basilica Superiore e l’alto della cupola, per una panoramica che ha attratto, più di tutti, l’interesse del pubblico. Da lì, si scorge il declivio, tinto dai bucaneve, del Sacro Monte: davanti alla cappella delle Nozze di Cana finanziata dal Comune Lessona, presidiata dalle guide Emily Alessi e Giacomo Cortese dell’Iti Scienze Applicate, recita Ars Teatrando. A girare lo sguardo si incrocia la cavea del nostro Père-Lachaise, il Cimitero Monuntale dove – mostra Andrea Pivotto – riposano gli illustri del Biellese. Uno su tutti: Quintino Sella, che si distingue per la tomba a piramide, progetto di Carlo Maggia, che allora – era il 1884 – fu edificata in una terra ancora sconsacrata. Segreto dei segreti.

Giovanna Boglietti

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