Oropa e il commercio ormai in crisi

Oropa e il commercio ormai in crisi
Altro 04 Novembre 2016 ore 18:04

Oropa, un giovedì mattina di ottobre, giornata bella e tiepida, colori autunnali stupendi. L’unica coppia di visitatori appare un po’ spersa, nel santuario deserto, quasi intimorita e parla sottovoce: «Scusi, dove trovo un tabaccaio?». Non lo trova, purtroppo. Da qualche giorno, Clod & Terry, il negozio di alimentari, tabacchi e giornali, ha chiuso definitivamente: «Ci trasferiamo in Spagna, al caldo», hanno detto (e fatto) i gestori, dopo molti anni di attività.

Non è il primo dei negozi del santuario a dare forfait: l’inverno scorso ha chiuso lo storico bar Oropa, nel portico superiore e negli anni il santuario ha perso il bancomat, l’ufficio postale, la farmacia, la guardia medica, i carabinieri. Una perdita di servizi che depaupera l’offerta turistica di Oropa e sicuramente non incentiva i visitatori a permanere (e a spendere) all’interno del santuario. E poi, col loro fascino un po’ retrò, i negozi contribuiscono certo a creare quell’atmosfera fuori dal tempo che avvolge i visitatori del santuario. 

A soffrire per le serrande abbassate non sono però solo i turisti ma anche le finanze del santuario: dalla locazione degli spazi commerciali, infatti, l’ente gestore incassa quasi un terzo delle entrate complessive (gli altri proventi arrivano dalle offerte, dalla struttura alberghiera e dai contributi delle varie istituzioni del territorio). E in un momento difficile, che già vede una ritirata di molti finanziatori, diventa difficile far quadrare il bilancio di una struttura che – ha calcolato l’amministrazione - costa 5 euro al minuto.

A fronte di queste considerazioni c’è ovviamente la metà piena del bicchiere: nei momenti di punta – l’estate, i fine settimana, gli eventi – l’afflusso di visitatori è elevato e sempre più diversificato e il crescente interesse per il turismo naturalistico e culturale apre buone prospettive. E infatti gli esercenti non sembrano insoddisfatti: «Forse non si guadagna più come un tempo – dice un negoziante - ma non ci si può lamentare. Oropa è ancora un’isola felice, rispetto ad altre zone…».

L’amministrazione del santuario, da un lato, non nasconde la preoccupazione: «La presenza di una gamma ampia di servizi per i visitatori è essenziale», dicono alla reception dell’albergo. «Abbiamo una struttura ricettiva immensa, che sempre più si rivolge ad un pubblico ampio e variegato: come possiamo sfruttare questa grande potenzialità se i turisti che soggiornano qui non riescono a comprare un giornale o non trovano un bar aperto la sera?». 

D’altro canto però un turnover tra gli operatori commerciali è considerato fisiologico e, anzi, può avere un risvolto positivo, secondo Paola Aglietta, amministratore delegato dell’ente proprietario: «Un certo ricambio può essere l’occasione per innovare le proposte commerciali e migliorare la nostra offerta turistica. Il nostro pubblico cambia e cambiano i suoi bisogni, quindi occorre adeguarsi alle nuove esigenze dei visitatori, a partire dagli orari di apertura: il santuario non può trasformarsi in un luogo desolato dopo le 6 di sera...».

Si cerca dunque chi possa ridare vita agli spazi rimasti vuoti. Doti necessarie? «Innanzitutto occorre amare questa location unica, saperla apprezzare anche nei momenti più difficili: anche d’inverno, anche con la nebbia… E poi, ci vuole spirito di iniziativa, fantasia, un po’ di coraggio, perché è importante non sedersi sugli allori passati ma, al contrario, saper guardare avanti. E soprattutto avere una “mentalità turistica”, capire il turista e rispondere alle sue esigenze. Infine, occorre saper “fare squadra”, capire che si sta lavorando “con” e “per” il territorio». 

Fuori, il piazzale sta prendendo vita: pellegrini appena scesi dall’autobus, bikers variopinti che spingono le bici, escursionisti con zaini, scarponi e bastoncini, una coppia francese con un sacchetto pieno di tome. Il cielo intanto si è rannuvolato, la nebbia scende a banchi e i colori dei faggi appaiono soffusi. E forse il fascino di Oropa è anche questo.

Simona Perolo

Oropa, un giovedì mattina di ottobre, giornata bella e tiepida, colori autunnali stupendi. L’unica coppia di visitatori appare un po’ spersa, nel santuario deserto, quasi intimorita e parla sottovoce: «Scusi, dove trovo un tabaccaio?». Non lo trova, purtroppo. Da qualche giorno, Clod & Terry, il negozio di alimentari, tabacchi e giornali, ha chiuso definitivamente: «Ci trasferiamo in Spagna, al caldo», hanno detto (e fatto) i gestori, dopo molti anni di attività.

Non è il primo dei negozi del santuario a dare forfait: l’inverno scorso ha chiuso lo storico bar Oropa, nel portico superiore e negli anni il santuario ha perso il bancomat, l’ufficio postale, la farmacia, la guardia medica, i carabinieri. Una perdita di servizi che depaupera l’offerta turistica di Oropa e sicuramente non incentiva i visitatori a permanere (e a spendere) all’interno del santuario. E poi, col loro fascino un po’ retrò, i negozi contribuiscono certo a creare quell’atmosfera fuori dal tempo che avvolge i visitatori del santuario. 

A soffrire per le serrande abbassate non sono però solo i turisti ma anche le finanze del santuario: dalla locazione degli spazi commerciali, infatti, l’ente gestore incassa quasi un terzo delle entrate complessive (gli altri proventi arrivano dalle offerte, dalla struttura alberghiera e dai contributi delle varie istituzioni del territorio). E in un momento difficile, che già vede una ritirata di molti finanziatori, diventa difficile far quadrare il bilancio di una struttura che – ha calcolato l’amministrazione - costa 5 euro al minuto.

A fronte di queste considerazioni c’è ovviamente la metà piena del bicchiere: nei momenti di punta – l’estate, i fine settimana, gli eventi – l’afflusso di visitatori è elevato e sempre più diversificato e il crescente interesse per il turismo naturalistico e culturale apre buone prospettive. E infatti gli esercenti non sembrano insoddisfatti: «Forse non si guadagna più come un tempo – dice un negoziante - ma non ci si può lamentare. Oropa è ancora un’isola felice, rispetto ad altre zone…».

L’amministrazione del santuario, da un lato, non nasconde la preoccupazione: «La presenza di una gamma ampia di servizi per i visitatori è essenziale», dicono alla reception dell’albergo. «Abbiamo una struttura ricettiva immensa, che sempre più si rivolge ad un pubblico ampio e variegato: come possiamo sfruttare questa grande potenzialità se i turisti che soggiornano qui non riescono a comprare un giornale o non trovano un bar aperto la sera?». 

D’altro canto però un turnover tra gli operatori commerciali è considerato fisiologico e, anzi, può avere un risvolto positivo, secondo Paola Aglietta, amministratore delegato dell’ente proprietario: «Un certo ricambio può essere l’occasione per innovare le proposte commerciali e migliorare la nostra offerta turistica. Il nostro pubblico cambia e cambiano i suoi bisogni, quindi occorre adeguarsi alle nuove esigenze dei visitatori, a partire dagli orari di apertura: il santuario non può trasformarsi in un luogo desolato dopo le 6 di sera...».

Si cerca dunque chi possa ridare vita agli spazi rimasti vuoti. Doti necessarie? «Innanzitutto occorre amare questa location unica, saperla apprezzare anche nei momenti più difficili: anche d’inverno, anche con la nebbia… E poi, ci vuole spirito di iniziativa, fantasia, un po’ di coraggio, perché è importante non sedersi sugli allori passati ma, al contrario, saper guardare avanti. E soprattutto avere una “mentalità turistica”, capire il turista e rispondere alle sue esigenze. Infine, occorre saper “fare squadra”, capire che si sta lavorando “con” e “per” il territorio». 

Fuori, il piazzale sta prendendo vita: pellegrini appena scesi dall’autobus, bikers variopinti che spingono le bici, escursionisti con zaini, scarponi e bastoncini, una coppia francese con un sacchetto pieno di tome. Il cielo intanto si è rannuvolato, la nebbia scende a banchi e i colori dei faggi appaiono soffusi. E forse il fascino di Oropa è anche questo.

Simona Perolo