«Ora non demonizzate l’Erasmus»

«Ora non demonizzate l’Erasmus»
Altro 24 Marzo 2016 ore 11:40

C’è un fiocco nero appeso a ogni cuore di studente, in questi giorni seguiti al tragico incidente, in cui hanno perso la vita tredici universitarie, sette delle quali italiane, in Erasmus in Spagna. È il fiocco del lutto, che un po’ la maggior parte, ragazzi come adulti, sentono pesare nel loro intimo. Ma loro, gli studenti, di più. E, su tutti, chi quell’esperienza – il programma di mobilità europea, che lega percorsi di vita e atenei del Vecchio Continente – l’ha vissuta. E dal suo Paese di destinazione è tornato, pieno di quanto visto, sentito, fatto proprio perché, poi, una volta rientrato a casa, potesse raccontarlo.

La difesa dell’Erasmus, in un clima di sgomento che, inconsciamente, tende a togliere fiducia a un’opportunità formativa che sino a pochi giorni fa stava continuando a raccogliere un numero crescente di adesioni, passa proprio dagli studenti. Che respingono al mittente la considerazione circolante, tra alcuni, che recita: «È la tragedia dell’Erasmus». Perché è una tragedia, sì – dicono – ma bisogna riportare tutto al suo contesto: un incidente stradale. Questo tiene a sottolineare, ad esempio, Alessio Ercoli (21 anni, nella foto), studente biellese tornato da quindici giorni proprio da Barcellona, dove è stato per più di 5 mesi, sotto il programma avviato dalla sua facoltà, Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali dell’Università della Valle d’Aosta. «Erano studentesse che non conoscevo, ma che è come se avessero fatto parte di un cammino comune. Solo che loro non torneranno più. La vita può essere crudele anche nei momenti più belli», commenta Alessio. «L’Erasmus, però, è un’importante esperienza di vita. In questo caso si è trattato di un incidente che poteva capitare a chiunque e dovunque. Il dolore resta. Mi dispiace, nello stesso tempo, che si parli di Erasmus solo in questa circostanza». Perché l’Erasmus è altro, spiega Alessio, elencando i numeri: dal 1987, quando i primi ragazzi hanno aperto la strada, sono stati oltre 3 milioni gli studenti in formazione in tutta Europa. «Tra il 2014 e il 2015, ben 30.875 gli italiani. La Spagna, per 9mila di loro, è la meta preferita, con Granada, Barcellona e Madrid».

Giovanna Boglietti

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 24 marzo 2016 

C’è un fiocco nero appeso a ogni cuore di studente, in questi giorni seguiti al tragico incidente, in cui hanno perso la vita tredici universitarie, sette delle quali italiane, in Erasmus in Spagna. È il fiocco del lutto, che un po’ la maggior parte, ragazzi come adulti, sentono pesare nel loro intimo. Ma loro, gli studenti, di più. E, su tutti, chi quell’esperienza – il programma di mobilità europea, che lega percorsi di vita e atenei del Vecchio Continente – l’ha vissuta. E dal suo Paese di destinazione è tornato, pieno di quanto visto, sentito, fatto proprio perché, poi, una volta rientrato a casa, potesse raccontarlo.

La difesa dell’Erasmus, in un clima di sgomento che, inconsciamente, tende a togliere fiducia a un’opportunità formativa che sino a pochi giorni fa stava continuando a raccogliere un numero crescente di adesioni, passa proprio dagli studenti. Che respingono al mittente la considerazione circolante, tra alcuni, che recita: «È la tragedia dell’Erasmus». Perché è una tragedia, sì – dicono – ma bisogna riportare tutto al suo contesto: un incidente stradale. Questo tiene a sottolineare, ad esempio, Alessio Ercoli (21 anni, nella foto), studente biellese tornato da quindici giorni proprio da Barcellona, dove è stato per più di 5 mesi, sotto il programma avviato dalla sua facoltà, Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali dell’Università della Valle d’Aosta. «Erano studentesse che non conoscevo, ma che è come se avessero fatto parte di un cammino comune. Solo che loro non torneranno più. La vita può essere crudele anche nei momenti più belli», commenta Alessio. «L’Erasmus, però, è un’importante esperienza di vita. In questo caso si è trattato di un incidente che poteva capitare a chiunque e dovunque. Il dolore resta. Mi dispiace, nello stesso tempo, che si parli di Erasmus solo in questa circostanza». Perché l’Erasmus è altro, spiega Alessio, elencando i numeri: dal 1987, quando i primi ragazzi hanno aperto la strada, sono stati oltre 3 milioni gli studenti in formazione in tutta Europa. «Tra il 2014 e il 2015, ben 30.875 gli italiani. La Spagna, per 9mila di loro, è la meta preferita, con Granada, Barcellona e Madrid».

Giovanna Boglietti

 

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